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Qualcuno si prenda “cura” di Battiato, ma il bigotto Crocetta, che lo dimissiona, è peggio di lui

marzo 27, 2013 Pino Suriano

Mi convinco sempre più che la colpa non è loro ma nostra. Prendete Roberto Saviano. Fino a pochi anni fa è un bravo ragazzo che scrive (e vende) bene di camorra. Le minacce ricevute ne fanno un eroe e così a qualcuno viene l’idea, legittima e commercialmente acuta, di chiamarlo a scrivere su Repubblica. Uno immagina che lo paghino per fare dossier sulla camorra. Macché, tempo due settimane e lo fanno pontificare su temi di cui, con tutta evidenza, non ha mai studiato o capito una mazza, su tutti la vicenda di Eluana. Ma la sua opinione, poiché è una vittima della camorra, risulta autorevole non per quello che dice ma solo perchè è lui a dirlo. Così finisce in tv, Rai 3, anche lì non per quello che dice (il niente, come ha scritto l’impietoso Giuliano Ferrara), ma per come lo dice, con un monologhismo sentimentaloide e liturgico che funziona alla grande. E infatti lo premiamo con milioni di ascolti. Poi, però, si esagera. A qualcuno, infatti, passa per la testa di concepirlo addirittura come ministro, lui che non ha mai (e dico mai) non solo fatto politica, ma neppure espresso una posizione programmatica che fosse una, un’idea originale che fosse una (a parte frasi del tipo “bisogna scommettere sui giovani” e “bisogna decidersi a sconfiggere finalmente le mafie”).

Ecco, se lo trasformiamo in un pontefice laico o addirittura un ministro, perché volete che si trattenga dal dire qualsiasi stupidata che gli passa per la testa senza pensarci un secondo prima di cliccare “pubblica”, come nel giorno della rinuncia del papa, quando su facebook alluse a un possibile nesso tra la sofferta decisione di Benedetto e le imminenti elezioni italiane? “Io sono io” avrà pensato. “Io può” penserà ogniqualvolta scrive una frase che, ripensata il minuto dopo, deve per forza suonare aliena anche a lui. Il diavolo, però, contro di lui ha un prezioso alleato: è il suo pubblico, che continua a ritwittarlo e osannarlo anche quando la spara grossa. Come pensate possa mettersi in discussione?

La lunga premessa (per la verità, ora che l’ho conclusa, mi sembra sproporzionata allo spessore del personaggio) serve a introdurre l’altro geniaccio di giornata, Franco Battiato. È un frutto dello stesso male, sebbene gli si debba riconoscere un profilo intellettuale di certo superiore a quello di Saviano. Sa scrivere canzoni, alcune anche degne di essere chiamate “poesie”. A qualcuno, però, è saltato in mente che potesse fare l’assessore regionale al Turismo, e naturalmente questo qualcuno non è il popolo sovrano elettore. Il suo è un nome che funziona, fa appeal nel clima di rinnovamento che la gente chiede. A quel punto, amici miei, anche lui ci crede. Che vuoi? Se gli dici che in virtù delle sue canzoni può impostare politiche culturali e dare slancio al turismo con chissà quali idee, se lo fai parlare al Parlamento Europeo come fosse un luminare politologo, insomma, se gli fai credere che quello che dice e fa va sempre bene, cosa diavolo vuoi se poi si mette a sproloquiare con la prima frase choc che gli viene in mente sul Parlamento italiano? Per non parlare della precisazione (le precisazioni sono sempre peggio delle gaffe) in cui dice di aver chiamato troie solo i membri del vecchio parlamento e, udite udite, anche i maschi (a proposito, quale sarebbe il maschile di “troia?”).

La colpa non è sua, ma di chi lo ha messo lì. Non solo, è anche colpa della nostra cultura, che ancora una volta sta riusciendo nell’impresa di confondere il rinnovamento, autenticamente sentito dal popolo, con l’appeal di certi luoghi comuni e certe facce cosiddette pulite (si notino, in proposito, i personaggi incontrati da Bersani in questi giorni.. mancano solo Jovanotti e Vasco). È colpa nostra, che abbiamo confuso le competenze specifiche e parziali di certi personaggi con una loro legittimazione morale e tuttologica. E’ una cellula impazzita della razionalità, comune a tanti secoli, che ha un nome preciso: mitizzazione.

Ma oggi voglio stupire. Infatti, cari amici, l’antieroe del giorno non è Franco Battiato (“qualcuno se ne prenda cura”, ha scritto in un twit “definitivo” Claudio Cerasa). Peggio di lui ha fatto il presidente Rosario Crocetta, che per le sue frasi lo ha dimissionato dall’incarico di assessore regionale, pagando il conto al bigottismo (il copyright dell’aggettivo è di Alessandro Milan) del politicamente corretto a cui ha scelto di affidarsi nominandolo.

Caro Crocetta, è vero che Battiato ha detto una cazzata, ma allora tu urlaglielo in faccia, spiegagli che il talento non è un lasciapassare per tutto. Ma se lo hai scelto come assessore per qualche ragione politica, cazzo, continua a credere in lui. Fottitene della reazione fighetta della Boldrini, fagliela fare quella parte da femminista che va tanto di moda. E invece no, sei debole anche tu. Sì, ci meritiamo i Battiato, i Crocetta e le Boldrini, perché sono esattamente la stessa cosa. Qualcuno più ingenuo, qualcuno un po’ meno.

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9 Commenti

  1. valeria scrive:

    Il suo articolo è fazioso e becero e piccolo sopra ogni limite.

  2. oikos scrive:

    Tranquillo Beppe, i siciliani si mantengono da soli…..i lombardi non hanno mai regalato niente a nessuno…..hanno solo fatto dei buoni affari, come è loro natura …dal 1860 in poi

  3. mariano victor scrive:

    grande Suriano!

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