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Musei – Tesori del Mauritshuis

ottobre 5, 2015 Mariapia Bruno
Carel Fabritius, Il Cardellino

Carel Fabritius, Il Cardellino

Rembrandt, Rogier van der Weyden, Quentin Massys, Hans Memling, Jan Vermeer: ecco chi sono i grandi protagonisti del Mauritshuis dell’Aia, curatissimo museo “dutch” che introduce al pubblico le meraviglie del secolo d’oro dell’arte olandese. Il percorso espositivo, che si snoda in soli due piani, consente al visitatore di assaporare ogni opera con calma, sia questa firmata da Rembrandt, che in Olanda – e non solo – è ormai un’istituzione, sia questa firmata da pittori meno noti come Frans Hals, Paulus Potter o Carel Fabritius, il padre del Cardellino, preziosa tela che ha ispirato Donna Tartt per la stesura del suo omonimo romanzo.

E’ il 1654 quando Carel Fabritius, pittore attivo a Delft, dipinge e firma il Cardellino. Carel, fu uno degli allievi più dotati di Rembrandt, uno di quegli allievi di cui essere orgogliosi, in quanto non si limitò ad apprendere la lezione maestro per poi dipingere in modo accademico, ma andò avanti per la sua strada, sviluppando uno stile artistico originale. Ne è infatti uno splendido esempio il suddetto “ritratto” di uccellino, definito da veloci pennellate materiche e da decisi contrasti, come la chiazza gialla sulla piccola ala scura e l’ombra cupa che si staglia sulla parete. Purtroppo la mano di Fabritius non conobbe la maturità: l’artista morì a soli 32 anni nell’incendio che nel 1654 mise in ginocchio la città di Delft, distruggendone un intero quartiere, quello dove l’autore del Cardellino viveva e creava.

Jan Vermeer, La Ragazza col turbante o Ragazza con l'orecchino di perla

Jan Vermeer, La Ragazza col turbante o Ragazza con l’orecchino di perla

Il ricordo di Fabritius, però, non finì incenerito dal tragico evento e il suo modo di usare e bilanciare con una certa abilità il pennello caricato pesantemente ha ispirato il suo più noto concittadino Jan Vermeer, l’autore della “regina” del Mauritshuis: Griet, ovvero La ragazza con l’orecchino di perla. Quello che Vermeer presenta ai nostri occhi non è, però, il semplice ritratto della domestica scelta come modella: è, come si dice in olandese, un “tronie“, ovvero un ritratto idealizzato di un soggetto che indossa un abbigliamento o un accessorio che gli conferisce mistero e atemporalità: in questo caso Vermeer fa indossare alla sua fanciulla il turbante, un copricapo esotico, e una perla, di dimensioni molto grandi, che solo i ricchi dell’epoca potevano permettersi. E’ infatti improbabile si tratti di una perla vera, è invece più probabile sia una finta perla in vetro verniciata giunta da Venezia.

Ma oltre alla nota tela che trascina ogni anno migliaia di turisti all’interno del museo, il Mauritshuis conserva anche quella che è l’unica veduta in esterno dipinta da Vermeer: La veduta di Delft. L’opera fu molto amata dallo scrittore francese Marcel Proust che la inserì come motore d’azione della storia di Bergotte nella Ricerca del tempo perduto. Nel romanzo proustiano Bergotte va ad ammirare la tela e resta particolarmente colpito da una piccola ala di muro giallo che contrasta con i più cupi edifici circostanti, come la chiazzetta gialla sull’ala dell’uccellino di Fabritius.

Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp

Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp

Ancor prima di Vermeer, a far il buono e il cattivo tempo dell’epoca d’oro dell’arte olandese è stato lo stimatissimo Rembrandt. Il pittore di Leida, apprezzato fin da giovane per i suoi ritratti vivi ed espressivi, è conosciutissimo per la Ronda di notte, conservata al Rijksmuseum di Amsterdam, e per la Lezione di anatomia del dottor Tulp, esposta al Mauritshuis. La tela, realizzata nel 1632, fu commissionato al pittore dalla Gilda dei Medici di Amsterdam. Generazioni di spettatori impressionabili hanno storto il naso di fronte a questa dissezione del corpo di un giustiziato: si tratta del criminale Het Kindt, impiccato ad Amsterdam nel gennaio del 1632, di cui il dottor Tulp esamina i tendini del braccio.

Gli amanti dei primitivi fiamminghi non possono perdere lo struggente Compianto sul cristo morto di Rogier van der Weyden, uno dei più grandi interpreti della pittura fiamminga insieme a Jan Van Eyck, da cui apprese l’innovativa tecnica ad olio e l’attenzione verso la resa analitica dei dettagli, e Robert Campin, di cui assorbì l’interesse per l’emotività dei personaggi. E le emozioni traspaiono con forza dai volti dei personaggi, rigati delle lacrime versate, la cui trasparenza e lucidità si deve al sapiente uso dei colori ad olio. La lezione di van der Weyden fu assorbita da diversi artisti del tempo, tra cui Hans Memling, presente al museo con un elegante Ritratto di uomo in preghiera.

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