I calciatori irlandesi McClean e McGeady. Un’appartenenza più forte di ogni minaccia

giugno 18, 2012 Emmanuele Michela

Il suo esordio agli Europei lo ha fatto nella disfatta contro la Spagna. Chissà se il Trap lo vorrà adottare ancora sulla fascia stasera contro l’Italia, a rimpiazzare un’appannato Duff. Ma al di là di come si comporterà James McClean, la sua convocazione con la Nazionale irlandese ha fatto notizia per gli infelici strascichi che ha avuto. McClean è stato infatti minacciato per aver deciso di dare la propria disponibilità alla squadra di Giovanni Trapattoni, rinnegando a tutti gli effetti la sua terra natale, l’Irlanda del Nord, per la quale aveva, tra l’altro, giocato nelle nazionali minori.

Innanzitutto, di chi parliamo. McClean è un ala sinistra del 1989, nata a Derry, città del Nord Irlanda tristemente famosa per i 17 morti provocati dal “Bloody Sunday” del 1972, quando i paracadutisti britannici interruppero col fuoco una manifestazione in difesa dei diritti umani. McClean è nato molto dopo rispetto a quei fatti, ma anche lui ha dovuto fare i conti con la tensione che la sua terra grondava: le rivalità tra cattolici e protestanti, tra repubblicani e unionisti sono decisamente calate nel corso degli anni Novanta, ma non sono mai state dimenticate. Lui, cattolico, ha sempre pensato a giocare a pallone, e dopo la lunga gavetta nelle squadre di calcio locali, la sua carriera calcistica gli ha dato la possibilità di approdare in un campionato di prestigio l’estate scorsa: ad ingaggiarlo è stato il Sunderland in Premier League. Coi Black Cats McClean quest’anno ha fatto vedere le sue doti: fino a dicembre confinato in panchina, col cambio di allenatore ha trovato lo spazio per diventare titolare e collezionare qualche importante apparizione, e le sue 26 presenze e 6 gol hanno attirato l’attenzione di Giovanni Trapattoni che, come detto, l’ha chiamato nella Nazionale irlandese.

Lo scorso maggio, James ha voluto annunciare su Twitter la sua gioia per la convocazione: «Sono assolutamente onorato e felice di essere stato chiamato a rappresentare il mio paese ai Campionati Europei». Ma tra i diversi messaggi di rallegramento e complimenti, c’è stato anche chi ha voluto esprimere tutta la sua rabbia e odio nei confronti del tradimento di McClean: due tifosi in particolare, hanno minacciato di sparare al giocatore. Dal canto suo, McClean non si è spaventato per queste intimidazioni, ma è rimasto saldo nella sua scelta di partecipare agli Europei con la squadra irlandese. Un mese fa, quando ha accettato la prima convocazione, ha spiegato perché non voleva più giocare con l’Irlanda del Nord, ricordando le sue partite col Derry: «Ti guardi intorno da cattolico e vedi solo Union Jacks, e senti le canzoni dei tifosi. Non mi sentivo affatto a casa. E anche in squadra mi sentivo un outsider».

McClean non è il primo sportivo che da quelle parti deve fare i conti con insulti e intimidazioni per le sue dichiarazioni in materia religioso-politica. Anni fa era capitato a Neil Lennon, attuale allenatore del Celtic, che abbandonò la rappresentativa nordirlandese in seguito alle minacce di morte ricevute da alcuni tifosi. Sotto accusa, le sue parole dopo la partita contro Cipro dell’agosto 2002: parlava del sogno di poter giocare in una squadra che potesse rappresentare  l’Irlanda unita, senza distinzioni tra Eire e Ulster. E tra i convocati del Trap, c’è anche un altro giocatore che, anni fa, denunciò di aver ricevuto messaggi di minaccia: è Aiden McGeady, ala nata a Glasgow, in Scozia, ma naturalizzato irlandese grazie alle origini del padre. Diventato famoso per la “McGeady spin”, una variante della veronica eseguita con un colpo di tacco, ha giocato fino a qualche anno fa per la compagine cattolica della città scozzese, salvo poi trasferirsi nell’estate 2010 allo Spartak Mosca. A costringerlo al trasferimento furono le tante intimidazioni dei tifosi scozzesi, che non avevano mandato giù la sua scelta di giocare per la selezione irlandese.
colpodireni.wordpress.com 

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