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La signora Lü «trascinata ad abortire» al settimo mese dagli ufficiali cinesi. «Il bambino è “fuori quota”»

marzo 26, 2013 Leone Grotti

La signora Lü, 33 anni, è stata costretta ad abortire dagli ufficiali comunisti cinesi della città di Chuzhou, nella provincia di Anhui, al settimo mese. L’aborto forzato è avvenuto lo scorso 22 marzo e a darne la notizia è stato il marito, che ha anche diffuso la foto del piccolo abortito. La donna è stata obbligata a interrompere la gravidanza perché il figlio era “fuori quota”. Per questo gli ufficiali dell’Ufficio per la pianificazione familiare hanno preso la donna, l’hanno trascinata in ospedale e qui, sotto l’autorità del signor Cui, che lavora alla pianificazione familiare, ha subito un’iniezione letale per il piccolo.

LEGGE SUL FIGLIO UNICO. In Cina, a causa della legge sul figlio unico le famiglie non possono avere più di un bambino. In casi particolari (quando il primo bambino è malformato o quando si tratta di famiglie rurali e il primo bambino è femmina o se entrambi i coniugi sono figli unici) è permesso avere due figli. In caso di trasgressione, le donne sono costrette ad abortire, vengono sterilizzate e la famiglia obbligata a pagare una multa pari anche a 40 volte lo stipendio annuale di un lavoratore comune. In nessun caso, però, è concesso avere un figlio “fuori quota”, cioè che fa sforare al villaggio, al comune o alla provincia la quota di figli autorizzati a nascere in un determinato periodo. La quota è stabilita dall’Ufficio per la pianificazione familiare. Il governo comunista cinese si vanta di avere impedito la nascita di 400 milioni di bambini dal 1979, anno in cui la legge sul figlio unico è stata approvata.

FENG JIANMEI. Dopo il caso che ha fatto il giro del mondo di Feng Jianmei, obbligata ad abortire al settimo mese, il governo aveva vietato gli aborti forzati e all’ultima riunione dell’Assemblea nazionale del popolo è stato formata la nuova Commissione della salute nazionale e della pianificazione familiare. Nonostante le condanne, che nel caso di Feng sono piovute addosso alla Cina da tutto il mondo, il caso di Lü dimostra che niente è cambiato, nonostante alcuni osservatori avessero prematuramente dichiarato, l’anno scorso e quest’anno, che la politica del figlio unico ormai era finita.

PARLA IL MARITO. Il caso è stato originariamente riportato dal sito ufficiale della città di Chuzhou, che dopo poche ore dalla pubblicazione ha cancellato l’articolo dal sito. La notizia è stata ripresa da ChinaAid, che è riuscita a raggiungere telefonicamente il marito di Lü. Mark Shan, portavoce di ChinaAid, ha dichiarato a tempi.it: «Non sappiamo se la coppia avesse già un figlio o meno. Il marito ci ha detto che il loro bambino era “fuori quota” e per questo hanno costretto la moglie ad abortire. Ora la donna sta bene e il marito è andato a parlare con il governo perché l’azione venga condannata e la sua famiglia risarcita. Ancora non è dovuto ricorrere a un avvocato, anche perché gli aborti forzati sono proibiti dalla legge cinese, ma visto che nessuno rispetta la legge non è da escludere che debba condurre una battaglia legale».

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2 Commenti

  1. giuliano scrive:

    la ferocia criminale del comunismo non ha piu’ limiti. E pensare che in Italia un 30 % di persone sbava per questa ideologia

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