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Mostra – La porta rossa di Mikhail Roginsky si spalanca a Venezia

agosto 4, 2014 Mariapia Bruno

Mikhail Roginsky DOORmC’è un’opera emblematica che non solo da inizio ad una mostra aperta fino al prossimo 28 settembre presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia – evento collaterale della 14° Mostra Internazionale di Architettura – dedicata a Mikhail Roginsky, ma che sancisce anche una parte decisiva del suo percorso artistico: quella Porta rossa, realizzata nel 1965, è simbolo dell’attraversamento da parte del pittore russo della primordiale fase sovietica, che viene scavalcata in prospettiva di un approdo verso un nuovo lido, Parigi, metafora di nuovi ambiti di pittura. Con quella porta l’artista dichiara di voler superare ogni convenzione del linguaggio artistico dominante, infatti, per l’Unione Sovietica quell’opera rappresentò uno dei primi manifesti della bidimensionalità della superficie pittorica.

Attraverso quel simbolo l’artista ha dato il via alla sua politica anti-estetica, che criticava l’arte in quanto complesso di cose create in modo artificiale e oberato dal peso di una ipocrita ideologia. Ma soffermiamoci in modo più dettagliato sul significato che le opere della mostra Mikhail Roginsky. Oltre la porta rossa vogliono trasmetterci. Questa vogliono raccontare l’iter evolutivo del pittore e proprio per questo motivo l’istallazione è intesa come un viaggio dalle nature morte semiastratte, dunque già oltre la figuratività, a quelle minimaliste, rappresentate da semplici ritratti di oggetti, ai grandi lavori acrilici, alle composizioni espressioniste che sottendono il tormentato urlo causato dalla perdita dell’armonia.

MikhailRoginsky_5mLa capitale francese viene ricordata attraverso l’opera del 1981, Paesaggio parigino (Rue de Rivoli), realizzata nel momento in cui l’artista scopre un lato nuovo del suo operare, infatti afferma che «…nemmeno mi sarei immaginato di poter dipingere un quadro. Il quadro ha un che di sconveniente. Nessun problema per un manifesto, quando assomiglia a un manifesto allora è ok». E in un certo senso quell’opera è il manifesto di quel che avveniva a Parigi in quegli anni, che lui vedeva con i proprio occhi. Ma una nuova maturazione avviene a cavallo del 2000, quando l’artista stesso afferma che «la pittura mi interessa nella misura in cui essa esprime la vita interiore, l’esistenza». Un punto a cui tutti i grandi artisti prima o poi arrivano.

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