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Kepler 452b è lontano eppure così vicino. Ma la terra promessa è qui

agosto 31, 2015 Annalisa Teggi

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Chissà, c’è davvero un pianeta gemello della Terra in questo grande universo? La Nasa ha trionfalmente annunciato la scoperta delle molte affinità tra il nostro pianeta e Kepler 452b, che si trova a 1.400 anni luce da noi nella costellazione del Cigno. Gli scienziati possono corredare un’informazione del genere con tutti i nomi e i numeri specifici che vogliono, ma la testa di un semplice essere umano non ci bada, perché ha già preso il volo e sogna stupefacenti possibilità. Poi possono esserci altrettanti eruditi che raffreddano gli entusiasmi, proponendo dati a confutazione, ma la testa di un semplice essere umano non bada neppure a loro, perché è già in viaggio verso paradisiache opportunità.

Il fatto è che noi desideriamo una terra promessa. Attendiamo una meta ideale, la bramiamo intensamente mentre camminiamo – secondo l’immagine biblica – in questa valle di lacrime. Studiai a suo tempo un saggio intitolato Il corso dell’impero in cui si diceva che i grandi imperi si susseguono seguendo il corso del sole, da Est verso Ovest: i babilonesi, poi i greci, poi i romani, poi l’America. Non ho le competenze per valutare questa tesi, ma ho l’esperienza per dire che le nostre mete ideali si spostano sempre più in là. E tendono al sole, cioè a una chiarezza che sia anche splendore.

E allora, immaginando che a migliaia di anni luce da qui ci sia un pianeta come la Terra, eppure ancora vergine e incontaminato, i pensieri viaggiano anch’essi alla velocità della luce. Ci potrebbe essere un luogo dove cominciare una storia migliore. Nessuna traccia di ghigliottine, olocausti, gulag. Nessun aggiornamento sulle stragi di migranti, sulle decapitazioni dell’Isis, su Mafia capitale, sugli stupri nelle grandi città. Sappiamo bene che quando le cose non funzionano o il sistema va in tilt, la cosa migliore è spegnere e riaccendere il computer. Non ci sono terapie risolutive che siano delicate. Qui sulla Terra abbiamo fatto un gran pasticcio, ma altrove potremmo fare meglio.

Abbiamo ferite ed esperienze che ci guiderebbero a costruire con più saggezza. Siamo una razza che impara dai suoi errori, e che ama ricevere i regali. E sarebbe un dono immeritato poter ricevere un pianeta nuovo di zecca, in cui tutto possa essere fatto nuovo e da capo. La storia del genere umano potrebbe avere una seconda opportunità, e sarebbe sufficientemente lontana da quel pianeta stanco e impoverito dove non si parla d’altro che di spread e quantitative easing.

Sarebbe senza dubbio affascinante, ma declino l’offerta. Perché mi piace troppo lo stile di vita di Wall-e: adoro la spensierata premura con cui quel tenero robot accatasta i rifiuti di un pianeta (quasi) sterile e custodisce preziosi gingilli, ascoltando La vie en rose interpretata da Louis Armstrong. Certo, ci sono giorni in cui la vita è tutt’altro che rosea e ci vorrebbero proprio gli squilli di tromba di Louis per recuperare un briciolo di voglia per affrontare i disastri di ogni tipo attorno a noi. Una terra promessa, chi non la desidera? Eppure, ogni singola promessa che io ho fatto è legata a questa terra e quindi è qui che, talvolta sbuffo, ma non mi schiodo. Come una brava domestica, mi ci vedo a spolverare e pulire una casa disabitata… caso mai i padroni rientrassero dalle ferie, o dal pianeta dei sogni.

Foto Ansa


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2 Commenti

  1. Marco scrive:

    Grazie mille Annalisa. Quest’articolo è da leggere tutte le mattine appena alzati.

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