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Il complotto di J.P. Morgan dietro le riforme costituzionali. Sembra Grillo ma è Settis

luglio 30, 2013

Il lungo articolo sulla riforma della Costituzione pubblicato da Salvatore Settis sul quotidiano la Repubblica nei giorni scorsi è un esempio della dissociazione che avvolge la sinistra italiana dopo la sconfitta alle elezioni, in bilico tra ragioni identitarie e tentazione grillina. Settis, animatore dei “beni comuni” assieme al professor Rodotà e firmatario dell’appello all’unità con i grilli, fa parte di quel “partito della conservazione” da lui stesso citato che guai a chi tocca la nostra Carta, perché chi tocca sbaglia qualsiasi cosa dica o faccia.

Questa impostazione culturale sorregge tutta la prima parte del lungo articolo consegnato a Repubblica, giocato sulle interrogazioni dialettiche care alla sinistra: si può cambiare la costituzione oppure no (non si può), se non si può perché e per come va difesa, insomma il rigoroso esercizio critico di un apprezzato maître à penser. Leggere il Settis di sinistra può essere piacevole, anche se non la si pensa come lui, perché confrontarsi è la parola chiave di ogni processo costituente. Noi per esempio continuiamo a credere che i Padri Costituenti lasciarono una via, stretta ma praticabile, alle riforme costituzionali (si pensi al dibattito di questi giorni sulla eliminazione delle province, i Costituenti andarono ben oltre ipotizzando addirittura la fusione di più regioni in una soltanto) e siamo dispostissimi a parlarne, del metodo e nel merito.

Ma, come anticipato, c’è la seconda parte dell’articolo di Repubblica. Il Settis 2.0, se possiamo definirlo così. Qui parla la sinistra che si è invaghita dei grilli e, pur non sposandone, per ragioni di nobiltà ideale, i toni da pesciaioli, spesso e volentieri finisce per far coincidere le proprie idee con quell’armamentario comicamente reazionario. Fenomeno di cui ci dispiace assai. Il climax e la conclusione dell’articolo di Repubblica, infatti, segnano una discontinuità sorprendente rispetto all’attacco. Apprendiamo con sgomento che i “thatcheriani” annidati nel Governo, il premier Letta e i ministri Quagliariello e Franceschini, vogliono cambiare la Costituzione perché credono che «la crisi economica nasce dalle troppe concessioni alle classi meno abbienti», e già qui un sobbalzo dalla sedia, tanto più che lo farebbero perché figli del berlusconismo.

Il virus grillino ha appena attecchito. Settis cita il rapporto del 28 maggio scorso di JP Morgan: «Le Costituzioni (dei Paesi della periferia dell’Europa, ndr) mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto al lavoro, consenso basato sul clientelismo politico, diritto di protestare contro ogni cambiamento. La crisi è la conseguenza di queste caratteristiche. (…) Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche».

Questa la citazione. Ecco il commento di Settis: «La finanza internazionale comanda, il governo italiano esegue, come usa alla periferia del mondo. Leggendo il ddl 813 in filigrana sul documento di JP Morgan (un ordine di servizio che viene da lontano), dobbiamo aspettarci un governo più forte e centralizzato, un parlamento più debole, la compressione dei diritti dei lavoratori e di ogni protesta, l’archiviazione dell’antifascismo. Se ciò è contrario alla Costituzione basta cambiarla, e in fretta…» e ci fermiamo qui. Purtroppo siamo irriducibili nostalgici della Thatcher e, a leggerlo in filigrana, condividiamo buona parte di quel rapporto, soprattutto perché in Italia non è in atto (e nemmeno all’orizzonte) una “compressione dei diritti del lavoro” o “l’archiviazione dell’antifascismo”, come scrive Settis forzando la sua fonte.

In realtà, quello che fa sorridere in questa ardita ricostruzione (J.P. Morgan che vuole cambiare l’articolo 138 della Costituzione italiana) è l’immagine degli gnomi che alzano il telefono e chiamano al telefono Letta, i ministri Quagliariello e Franceschini, per dirgli che serve il presidenzialismo, la revisione del titolo V, una nuova legge elettorale. Mette di buonumore come quell’altra “grande cospirazione” cavalcata da Grillo (e da parte della stampa e da pezzi del Pdl e della sinistra) sul banchiere Monti servo infido di Goldman. Un po’ meno ci fecero sorridere la progressiva germanizzazione dell’Europa e gli ultimi giorni del Governo Berlusconi, ma di questo i chierici di Rep. non amano parlare troppo, che non è funzionale.

In conclusione, dei due Settis, quello di sinistra e quello grillino, quello che si fa ancora delle domande e quello che ha già trovato tutte le risposte, anche le più fantasmagoriche, continua a piacerci più il primo. Capiamo purtroppo che però c’è un’esigenza, che in realtà è un’ingerenza, dei grilli nella sinistra, tanto viva quanto forte è stata la mazzata presa tra i denti quando si è cercato di “sussumere” i 5 Stelle nella nuova cosa di sinistra. Ed è qui che le nostre strade si dividono definitivamente da quelle del professore.

tratto da loccidentale.it

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