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Fumetto – Scalcinati eroi contro i mali moderni

gennaio 29, 2014 Amedeo Badini
Nel 1975 sul Corriere dei Ragazzi, storica testata a fumetti erede del Corriere dei Piccoli, esordisce una nuova serie di storie, sceneggiate da Tiziano Sclavi, futuro papà di Dylan Dog, e disegnate da Giorgio Cavazzano, grande autore disneyano. Una serie ambientata nella San Francisco dei grandi e piccoli criminali, delle femme fatales, del fumo e dell’alcool, e delle pallottole volanti e degli inseguimenti sui famosi saliscendi della città americana. Questa atmosfera hard-boiled si scontra però con i due protagonisti, Sarno Jonson e Michael Altai, disincantati e sgangherati investigatori privati, che tentano di sbarcare il lunario risolvendo casi, anche se più spesso si ritrovano invischiati in misteri mai particolarmente redditizi, e con i due dollari di benzina sempre a corto nel loro scassato maggiolone. Il microcosmo in cui si muovono i due malcapitati è ricchissimo di spunti surreali e ironici. Non solo personaggi divertenti e iconici, ma anche piccoli ritratti di tipi a tutto tondo, come il malinconico pugile ritardato Shulzi, oppure l’anziano autista di tram. Figure che ricordano un po’ i reietti che spesso Dylan Dog si troverà ad affrontare ed anche a difendere, in quella celebre domanda rimasta senza risposta “Ma i mostri siamo noi?”.
Sclavi costruisce poi i due protagonisti come malinconici e onesti tutori della legge, seppur scettici e disillusi, consci che tutto continuerà ad andare storto. Il giovane Altai, sempre con un ombra malinconica su occhi chiusi e criptici e monosillabici “Yeah!” di risposta. E il più anziano Jonson, molto più scettico e meno entusiasta, simile ad un vecchio cow-boy cui hanno portato via la prateria, e non solo per l’abbigliamento. Ma le differenze li fa lavorare bene, pronti a tutto per far vincere i buoni. Sclavi utilizza un stile di sceneggiatura svelto e chiaro, supportato da tantissime didascalie che non appesantiscono la narrazione, anzi. La arricchiscono di battute e riferimenti incrociati, oltre ad ammiccamenti al lettore. Una piccola continuity si snoda in tutte le venti e più vicende.

Cavazzano da par suo realizza un lavoro straordinario, che giganteggia rispetto ad altri suoi lavori. Immerso completamente nella fase cosiddetta “techno”, si sbizzarrisce in prospettive ardite, in personaggi che escono dalle vignette troneggiando su tutta la pagina, in panoramiche spettacolari sulla città, in inseguimenti dinamici e movimentati, spezzando il tradizionale layout della tavola con vignette inedite oblunghe e di diversa dimensione (e molti esempi sono presenti nella gallery). Completamente in bianco e nero, la china e il tratteggio della tavola regala quadri magnifici, in cui un disegno caricaturale risulta efficacissimo, e in cui tutti gli oggetti sono fisici e reali. Sono molto evidenti anche i debiti dell’autore italiano verso Uderzo, il disegnatore di Asterix: l’ispettore Kennan sembra il cugino di Cesare nella serie degli invincibili Galli. L’arco di tempo della serie permette anche a Cavazzano di modificare il tratto: i protagonisti invecchiano, in un’atmosfera sempre più melanconica, in cui essere i buoni per Altai & Jonson diventa sempre più difficile. Nell’ultima storia, il nuovo stile di Cavazzano smussa invece i tratteggi, presenta linee piene e tonde, portando le atmosfere di Sclavi ad una nuova giovinezza, e facendoli entrare nell’immortalità del fumetto.
L’editore BD, con la collana Altafedeltà, tramite il curatore Tito Faraci si prefigge l’obiettivo di dare spazio a fumetti italiani che hanno avuto meno risalto. E in questo caso compie un lavoro straordinario, con un prodotto che resta sempre molto attuale, pubblicando tutte le storie di Altai & Jonson, che hanno visto la nascita su più riviste, oltre al Corriere dei Ragazzi, anche sul Mago e Orient Express. Grande formato, carta pesante perfetta per il bianco e nero, cura nei dettagli, precisione nelle fonti, seppur manchi purtroppo un piccolo articolo di presentazione. Un volume di peso, una gioia per gli occhi di chi ama il fumetto e il disegno, specie quello di Cavazzano. Inoltre, le trame argute di Sclavi permettono sempre una doppia lettura, mai banali, con valutazioni sociologiche sul potere dei media, l’avvento del consumismo e la forza dei potenti e la debolezza degli oppressi. Un’operazione editoriale importante, che merita uno spazio nella vostra biblioteca.
Altai & Johnson, di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano, editore BD,  20×28 – brossurato – 300 pag. – b/n, 19,5€

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