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Quanta fantasia al potere (a Bologna i sessantottini tirano gli ultimi colpi di coda)

giugno 7, 2013 Peppino Monteduro

Il referendum bolognese sulle scuole, al di là dell’esito (che i commentatori commenteranno senza trovare un minimo accordo sul commento commentato), ha riposto in luce una vecchia storia, quella delle idee che non muoiono mai. Nei casi seri, e di provata verità, si diceva che si possono uccidere gli uomini ma non le idee.

Era il tempo delle rivoluzioni, degli scontri in piazza tra sognanti della fantasia al potere e difensori dell’ordine costituito. Era il tempo del ’68, quello del 18 politico, quello dei diritti di rappresentanza. Sembrano passati anni, eppure a vedere cosa succede oggi, un po’ di quel ’68 è rimasto. Sono rimaste alcune briciole di quelle vecchie idee, che avevano un senso 50 anni fa, ma ora sanno solo di vecchio, come l’ultimo colpo di coda del drago ferito. Gli ultimi colpi, si sa, sono anche i più cattivi, perché la testa ormai è morta, e la coda si muove senza senso.

Appunto, il senso del referendum era questo: una battaglia post sessantottina di chi sognava la fantasia al potere, e ora, cerca di imporla in ogni angola della vita reale, sapendo, con nostalgia e malcelata abitudine, che quella fantasia (grazie al cielo) al potere non ci andrà mai. Ma loro restano imperterriti in quel sessantotto, in quell’idea che lo Stato è buono se rivoluzionario e cattivo se mercificato, se con la carta di credito, se affareggia con i privati, se affareggia nel campo dei diritti.

Scuole o non scuole, c’è un retaggio sessantottino a Bologna. Non sono più giovanotti, ma vedono nei giovanotti la riuscita che, a loro, questo Stato borghese, ha negato. Il referendum sulla scuola si spiega solo così. Non c’entrano i soldi, non c’entra la scuola pubblica, non c’entrano i bambini: c’entra solo la fantasia al potere di chi al potere ci è arrivato ma fa l’immacolato, di chi fa l’attore da copertina e poi il povero di professione. La coerenza delle idee genera sempre brutti mostri quando viaggia parallela alla vita; fare il rivoluzionario a 70 anni con idee da ventenne, non è un grande gesto rivoluzionario, è pura nostalgia da bivacco giovanile.

Il ’68 è ramificato nel nostro pensiero, nelle nostre istituzioni, nello strano e orrendo modo di suddividere il mondo: buoni o cattivi. O stai con la rivoluzione o sei servo dello Stato.

Per fortuna che il mondo, oltre al 18 politico, ha scoperto la vita e da lì anche i sessantottini ne sono usciti sconfitti. Tirano gli ultimi colpi di coda. Prima o poi al gusto della vita cederemo tutti. Gambe vecchie e idee di vita. E lì sì che ci divertiremo a fare il ’68 dei cuori.

Per fortuna.

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1 Commenti

  1. giuliano says:

    saranno pure gli ultimi colpi di code de sessantottini, ma tutti i centri vitali della società sono in mano loro. A tutt’oggi la 194 non si può né toccare né discutere, vincono regolarmente le tornate elettorali, impongono una fiscalità pazzesca, tramite i loro PM fanno chiudere fabbriche e acciaierie. Per ultimo usano i Centri Sociali come i bravi di Don Rodrigo per terrorizzare qualche sprovveduto di CDX che osasse andare a parlare in un qualsiasi quartiere ( come è capitato ad Alemanno )
    Oltre metà della gente li vota e legge i loro giornali avvelenati, e quasi tutto il mondo cattolico li sostiene.
    Se questi sono gli ultimi colpi di coda, andiamo bene !!!

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