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Aprire le adozioni agli omosessuali. Quali problemi

marzo 10, 2016 Redazione

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Riforma adozioni. Tempi ha dedicato una copertina alla questione, facendo intervenire alcuni esperti che hanno spiegato le loro preoccupazioni rispetto all’intenzione manifestata dal Pd, dopo il blocco della stepchil adoption nelle unioni civili, di mettere mano a una riforma, a lungo attesa, ma che ora sembra piegare verso uno sdoganamento delle adozioni per single e coppie omosessuali.
Oggi su Avvenire è comparsa un’interviste lunga e articolata a Rosa Rosnati, docente di psicologia dell’adozione e dell’affido del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia (Università Cattolica di Milano), di cui riportiamo solo due passaggi.

Le difficoltà oggettive che lei elenca non dovrebbero essere messe sul piatto della bilancia quando si parla di apertura alle coppie omosessuali?
Credo che vadano innanzitutto puntualizzati alcuni elementi di contesto. Oggi, ci sono molte più coppie rispetto ai bambini adottabili (sia a livello nazionale che internazionale) e quindi ci sono moltissime coppie che si rendono disponili all’adozione e non vedono coronato il loro sogno. Inoltre, a livello internazionale, se l’Italia dovesse aprire all’adozione a coppie omosessuali, la disponibilità si ridurrebbe drasticamente. La Russia sicuramente, da cui arriva circa il 25% dei bambini adottati, ma anche alcuni Stati africani, chiuderebbero le convenzioni. E questi sono dati obiettivi, non opinioni. Come è obiettivo il fatto che la ricerca scientifica non sia ancora in grado di dirci con sufficiente certezza quale esiti produce nei minori l’omogenitorialità, anche perché i campioni utilizzati spesso non sono abbastanza ampi e soprattutto mancano studi sul lungo periodo, gli unici che potranno darci risposte davvero affidabili. Va poi detto che le coppie omosessuali fanno registrare un elevato tasso di instabilità e l’esperienza della separazione, già di per sé fonte di gravi sofferenze per i figli, è un fattore altamente traumatico per gli adottati. È come se rivivessero, un’altra volta, l’abbandono. E allora dobbiamo chiederci con onestà: affidare un bambino, che ha già un passato molto difficile, a una coppia omosessuale, è davvero la scelta migliore per il suo futuro?

Dove cominciano le contestazioni allora?
A mio parere ai figli per crescere non sono sufficienti affetto e buone relazioni. Dal punto di vista antropologico è indispensabile una figura di riferimento materna e una paterna. E poi hanno bisogno di essere iscritti in un albero genealogico con più generazioni, con il ramo materno e quello paterno: dal punto di vista psicologico la nostra storia e la nostra provenienza sono le basi della nostra identità. Tutto ciò dev’essere garantito a tutti i bambini, a maggior ragione a quelli che hanno già tanto sofferto.

Foto da Shutterstock


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