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Benedetto XVI: «Solo Cristo, che non ci lascia orfani, può ridare speranza a chi ha paura»

aprile 11, 2012 Benedetta Frigerio

Benedetto XVI all’Udienza generale ha spiegato che «gli apostoli avevano paura anche dopo la Resurrezione». Ma qualcosa è cambiato e hanno ricominciato a sperare. Lo stesso può accadere a noi oggi. «Guardando e rivivendo quel che vissero i suoi discepoli».

«Anche se il cielo è grigio nel cuore portiamo la gioia della Pasqua». Lo ha detto oggi il Papa durante l’Udienza generale. Ma come si può gioire anche quando tutto sembra finito? Lo si capisce guardando «la trasformazione che la Pasqua di Gesù ha provocato nei suoi discepoli», ha risposto Benedetto XVI. La sera della Resurrezione «hanno ancora paura», «sono chiusi in casa» e «il timore stringe il cuore e impedisce di andare incontro agli altri, incontro alla vita. Il Maestro non c’è più. Il ricordo della sua Passione alimenta l’incertezza». Ma Gesù «sta per compiere la promessa che aveva fatto durante l’Ultima Cena: “Non vi lascerò orfani, verrò da voi”». Lo stesso dice a «noi oggi in tempi grigi: “Non vi lascio orfani”». Così il Signore «entra a porte chiuse, sta in mezzo a loro e dona la pace che rassicura: “Pace a voi” ». Con un saluto che «opera un cambiamento interiore; è il saluto pasquale, che fa superare ogni paura».

Dopo questo saluto, ha proseguito Benedetto XVI, «Gesù mostra ai discepoli le ferite delle mani e del fianco» con «lo scopo di confermare la nuova realtà della Resurrezione: il Cristo che ora sta tra i suoi è una persona reale». È solo così che «dalla tristezza e dalla paura passano alla gioia piena» e che «la tristezza e le ferite stesse diventano fonte di gioia». La pace, ha detto il Papa, «è il dono che il Risorto vuole fare ai suoi amici, ed è al tempo stesso una consegna: questa pace i discepoli dovranno portarla in tutto il mondo». Infatti se «Lui ha completato la sua opera nel mondo», ora «tocca a loro seminare nei cuori la fede perché il Padre, conosciuto e amato, raccolga tutti i suoi figli dalla dispersione». Tutto questo viene chiesto anche a noi, ha detto Benedetto XVI.

Ma come è possibile se spesso siamo noi stessi intimoriti dal dolore e dalla Croce? «Gesù – ha risposto il Santo Padre – sa che nei suoi c’è ancora tanto timore, sempre. Perciò compie il gesto di soffiare su di loro e li rigenera nel suo Spirito; questo gesto è il segno della nuova creazione. Con il dono dello Spirito Santo che proviene dal Cristo risorto ha inizio, infatti, un mondo nuovo», che è impossibile creare senza Cristo. Perché solo «Gesù risorto vince la morte, le divisioni e le inimicizie». Per questo occorre invocare lo Spirito e riconoscere che «anche oggi il Risorto entra nelle nostre case e nei nostri cuori, nonostante a volte le porte siano chiuse». Ed entrando dona «gioia e pace, vita e speranza, doni di cui abbiamo bisogno per la nostra rinascita umana e spirituale. Solo Lui può ribaltare quelle pietre sepolcrali che l’uomo spesso pone sui propri sentimenti, sulle proprie relazioni, sui propri comportamenti». E «solo Lui, il Vivente, può dare senso all’esistenza e far riprendere il cammino a chi è stanco e triste, sfiduciato e privo di speranza».

Ma, ancora, come riconoscerLo presente oggi e seguirlo? Occorre guardare ai due discepoli di Emmaus: «Gesù di Nazaret aveva reso tutto nuovo, aveva trasformato la loro vita. Ma ora Lui era morto e tutto sembrava finito». La tristezza e la sfiducia è «quanto hanno sperimentato i due discepoli che il giorno di Pasqua erano in cammino da Gerusalemme verso Emmaus». Gesù è lì, parla con loro, eppure il loro «volto è triste» ed «esprime le speranze deluse, l’incertezza e la malinconia». Allora Gesù li aiuta: «Essi sono incapaci di riconoscerlo. Certo, hanno sentito le voci sulla sua risurrezione». Eppure «tutto questo non era stato sufficiente a convincerli. Allora Gesù, con pazienza, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui», offrendo la chiave di lettura. Così «il senso di tutto, della Legge, dei Profeti e dei Salmi, improvvisamente si apre e diventa chiaro davanti ai loro occhi. Gesù aveva aperto loro la mente all’intelligenza delle Scritture» affinché Lo riconoscessero. Così può accadere a noi, come ha sottolineato il Papa, tramite l’ascolto della Sua parola e tramite la Sua presenza fisica nell’Eucarestia.

Perciò il Papa ha invitato i presenti, a fare del «Tempo pasquale l’occasione propizia per riscoprire con gioia ed entusiasmo le sorgenti della fede, la presenza del Risorto tra noi», compiendo «lo stesso itinerario che Gesù fece fare ai due discepoli di Emmaus, attraverso la riscoperta della Parola di Dio e dell’Eucaristia». Così, ha proseguito il Papa, «lasciamoci incontrare da Gesù risorto!». Perché solo «Lui trasforma la nostra vita: la libera dalla paura, le dà ferma speranza, la rende animata da ciò che dona pieno senso all’esistenza, l’amore di Dio».
twitter: @frigeriobenedet

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1 Commenti

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