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A curare i denti nelle favelas di Belo Horizonte ti guarisce il cuore

ottobre 23, 2012 Emmanuele Michela

Il racconto di un giovane neolaureato bolognese che ha prestato servizio negli asili dell’Obras Educativas “Padre Giussani”, fondata da Rosetta Brambilla

Belo Horizonte, Brasile. L’acre odore che attraversa le favelas della città sembra non interessare troppo ai bambini che giocano negli asili dell’Obras Educativas “Padre Giussani”, fondata da Rosetta Brambilla più di 25 anni fa, e che si orchestra tra quattro scuole d’infanzia, un centro sportivo e una Casa Novella che accoglie bambini 24 ore al giorno. L’opera è ormai nota, mentre meno conosciuto è un servizio che da 15 anni arricchisce questi asili: due studi odontoiatrici, che offrono servizi gratuiti ai ragazzi del centro. Di ragazzini qui ne passano ogni giorno tantissimi: il Brasile ha un servizio sanitario pubblico che non riesce a soddisfare le esigenze di tutta la popolazione, specie degli strati più poveri. E di recente una tesi ha messo in evidenza l’efficacia di queste due cliniche: i bambini di questi asili hanno meno carie rispetto ai pari età delle altre scuole pubbliche e lo stesso livello di quelli che frequentano scuole private e che vengono mandati in ambulatori privati.

DMFT E CARIE. «È un progetto che è in piedi da 12 anni. Io sono stato là per 1 mese e mezzo, visitando 397 bambini. Ottenevo dei dati, che confrontavo poi con quelli degli altri due gruppi di bambini». A spiegare la sua tesi è Giacomo Del Corso, fresco laureato in Odontoiatria all’Università di Bologna. In Brasile ha deciso di andarci ormai un anno e mezzo fa dopo un caffè preso con un amico ricercatore. «Anni prima era stato con lui a Belo Horizonte, sempre per studio. Rosetta Brambilla gli aveva proposto di fare qualcosa per questi ragazzi che avevano bisogno di cure odontoiatriche. Così erano nati questi centri sorretti anche da una collaborazione tra l’Università di Bologna e l’ateneo locale, che fornivano praticanti in via gratuita».
Giacomo è partito più di un anno fa e ha iniziato a osservare le bocche di quei ragazzini: «Guardavo carie, floruosi e occlusioni, e paragonavo tutto con le cartelle dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità». E le scoperte? «Il DMFT, l’indice che misura la quantità di carie dei denti di una persona, dei bambini di 6 anni era uguale a 1,53, un livello identico a quello dei loro coetanei dell’asilo privato, mentre era la metà esatta di quelli analizzati nell’altra scuola pubblica. Per chi invece aveva 12 anni il DMFT era bassissimo: 0,5, in linea coi parametri mondiali». La tesi ha sottolineato anche l’evoluzione del lavoro dei centri all’interno dell’Opera: «Confrontando i valori degli ultimi 10 anni si vedeva come l’indice fosse sceso da 2 a 1,53 per i bambini di 6 anni, da 1,2 a 0,5 per quelli di 12».

LEZIONI DI IGIENE ORALE. Ma a Giacomo non basta analizzare cifre e attività cliniche. C’è un dato evidente che sfugge alla letteratura scientifica del settore: «In tanti confrontano i programmi di igiene orale nelle scuole con l’effettiva riduzione della malattia dei denti. Mi erano capitati sottomano anche studi portati avanti in Cina, su campioni enormi di studenti: nessuno però sottolineava una cosa per me evidente lì a Belo Horizonte, cioè quanto fosse importante anche in questo campo l’educazione».Un aspetto chiarissimo nei centri gestiti da Rosetta Brambilla: «In quelle aule si respira un’attenzione specifica per ogni bambino e un’educazione come la intendeva Giussani, cioè come “introduzione alla realtà totale”. Un giorno mi hanno portato a fare un giro in una favela: sono luoghi disastrati, dove questi bambini crescono in condizioni difficili, con famiglie numerose in case minuscole, spesso senza figure paterne alle spalle. Ma quando arrivano alle “Obras Educativas” si sentono messi al centro e voluti bene. E così si centuplica la loro voglia di fare: sono più attivi e vivaci nel gioco e nello studio». Una cosa che anche Giacomo ha sperimentato, in alcune lezioni fatte sull’igiene orale: «Perché la realtà totale passa anche dalla cura di sé e dei propri denti. Quando mi sono trovato in classe con loro è stato anche divertente: un giorno gli ho portato un dolce per fargli vedere come si formano le carie. Uno di loro faceva la “cavia”, mangiava qualche boccone di questa torta al miele e poi apriva la bocca: gli altri, schifati, ridevano e guardavano. Ma avevano capito che una bocca così andava pulita. È bello, perché pur facendo solo lezioni di igiene orale loro si sono affezionati tantissimo a me. E io a loro».

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