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165 anni fa nasceva Joseph Pulitzer, l’uomo che ricostruì il giornalismo americano

aprile 10, 2012 Daniele Ciacci

Di origini ungheresi, si trasferì in America, creò il St. Louis Post Dispatch e rivoluzionò il New York World, portandolo al successo. Morì nel 1911 e qualche anno dopo fu istituito il Pulitzer Price for Fiction, che premiò autori del calibro di Hemingway, Roth, McCarthy e Bellow.

In una piccola città ungherese, Mako, al confine con la Romania, nasceva centosessantacinque anni fa il giornalista per antonomasia, Joseph Pulitzer. Un uomo che, nella difficile condizione di immigrato negli Stati Uniti, riuscì a ricostruire il giornalismo di un paese ricco di conflitti e spaccature. Fin dal primo giorno in cui Pulitzer poggiò il suo piede europeo nel “Nuovo mondo”, egli ebbe modo di sperimentare le terribili correnti che minavano la pace interna dello Stato. Partecipò alla guerra di secessione e, congedato, andò a stabilirsi nel Missouri, a Saint Louis. Qui, nel 1872, acquista il Post, una testata di lingua tedesca, per 3000 dollari. Quindi compra anche il St. Louis Dispatch, in lingua inglese, e fonda il St. Louis Post-Dispatch, la testata più importante dello Stato. La quale, nonostante le continue estinzioni dei giornali locali americani, sopravvive ancora oggi con il nome di St. Louis Today.

La vera rivoluzione nel mondo del giornalismo avvenne però nel 1883. Joseph Pulitzer investì più di 350 mila dollari nell’acquisto del fallimentare New York World, che allora vendeva una media di 15.000 copie – su una popolazione cittadina di un milione e duecentomila abitanti -. L’ungherese fu il primo a dedicare carta e inchiostro alla pubblicità di vendite commerciali: case, mobili, ecc. Cosa che fece scalpore, insieme alle vignette che ritraevano con ironia pirandelliana la vita massacrata dei poveri delle periferie e del Bronx. Di fatto, l’iniziativa di Pulitzer consentì alla stragrande maggioranza degli immigrati di sentirsi partecipi della cronaca locale. Dopo tre anni la tiratura della testata salì a 600 mila copie, metà della popolazione di New York. Nel 1896 creò per primo il supplemento a colori e nel 1892 diede a Seth Low ingenti fondi per fondare la prestigiosa facoltà di giornalismo della Columbia University.

La sua attenzione alle sfere più basse della società portò alcune conseguenze. Alla sua morte, nel 1911, Joseph Pulitzer fu seppellito nel Woodlawn Cemetery, in quel Bronx di cui parlò molto spesso. In secondo luogo nel 1917 furono istituiti i Premi Pulitzer. Il Pulitzer Price for the Novel, che nel 1947 diventò il Pulitzer Price for Fiction, in breve tempo divenne il più importante riconoscimento nazionale nell’ambito della narrativa di intrattenimento. L’iniziativa, atta a celebrare la figura del famoso giornalista, ebbe come conseguenza la creazione di una letteratura “per il popolo” stilisticamente elevata. Nel 1928, per esempio, vinse Thornton Wilder, con Il ponte di San Luis Rey, nel 1937 vinse il famosissimo Via con Vento di Margaret Mitchell, da cui fu tratto l’omonimo colossal. Tra gli altri, vanta la medaglia del premio anche Ernest Hemingway (con Il vecchio e il mare del 1953) e Saul Bellow (con Il dono di Humboldt nel 1976). Il povero Raymond Carver vide le sue opere – Cattedrale e Da dove sto chiamando – superate dai mediocri Ironweed di William Kennedy e Lezioni di respiro di Anne Tyler. Negli ultimi anni, invece, per ristabilire l’alto livello delle pubblicazioni precedenti, sono stati premiati Pastorale americana di Philip Roth, La strada di Cormac McCarthy e Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan.

Twitter: @DanieleCiacci

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