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Se cambia la giustizia cambia l’Italia

marzo 25, 2016 Elisabetta Longo

A colloquio con Annalisa Chirico, presidente della neo-associazione “Fino a prova contraria”. «Un Paese che non ha un sistema giudiziario affidabile è un Paese che perde gli investitori esteri»

giustizia-sh“Fino a prova contraria” è un movimento nato per chiedere la riforma della giustizia italiana. A sentire l’esigenza di una “scossa” è stata Annalisa Chirico, giornalista e scrittrice, che a tempi.it spiega: «“Fino a prova contraria” è nato, come spesso accade, parlando con gli amici a cena. Ogni volta finivamo a parlare degli aspetti paradossali della giustizia italiana,finché non ha preso corpo l’idea che noi stessi dovessimo scendere in campo per promuovere un cambiamento».
Chirico è la presidente di questo movimento, ma non è sola in questa battaglia. Accanto a lei ci sono l’imprenditore Giuseppe Cornetto Bourlot, Edward Luttwak, l’ex pm Piero Tony, l’ad di Marsilio Editori Luca De Michelis e l’esperto di comunicazione Patrizio Donini. «Ma noi abbiamo bisogno di chiunque abbia a cuore il nostro stesso desiderio. Quello di una giustizia che rispetti la vita delle persone e che abbia dei tempi ragionevoli».

I CASI. Nel suo lavoro di giornalista, Annalisa si è imbattuta in tanti casi di malagiustizia, e nel ricordarli è un fiume in piena: «Penso al caso di Giuseppe Gulotta, che ha trascorso 22 anni in carcere da innocente per aver confessato sotto tortura un delitto mai commesso, poi rinnegato. Ora vive in Toscana con la donna che ha saputo aspettarlo per tutti questi anni, ma la sua vita è distrutta per sempre. Penso al caso di Meredith Kercher, a causa del quale Raffaele Sollecito ha trascorso quattro anni in prigione prima di essere assolto. Penso ai rinviati a giudizio del caso Ilva, o ancora al risultato paradossale del caso Eternit, che annullando la sentenza all’unico condannato Stephan Schmidheiny ha provocato un doppio danno alle famiglie delle vittime. Lo scopo di “Fino a prova contraria” è ribadire con forza che l’Italia ha bisogno di un nuovo sistema di giustizia».

IDEE E PERSONE. Il World Economic Forum pubblica ogni anno una classifica sulla competitività nel mondo. A causa del sistema italiano giudiziario, «siamo al 139esimo posto su 140. Meglio di noi riesce a fare perfino lo Zimbabwe o il Burundi. Un Paese che non ha un sistema giudiziario affidabile è un Paese che rischia di perdere gli investitori esteri. Chi mai potrebbe avere il coraggio di investire nella nostra economia, sapendo quello che si rischia in caso di presunti errori? Da questo punto di vista, quanto accaduto a Silvio Scaglia è emblematico».
«Non c’è libertà senza giustizia e non c’è democrazia senza libertà», ci dice Chirico. Ci deve essere certezza nel giudizio e nella pena, e invece troppo spesso tutto è aleatorio, lasciato ai voleri del pm. Ci sono tantissimi magistrati che lavorano bene, in silenzio, combattendo ogni giorno con la carenza di risorse, ma non fanno notizia. Purtroppo si parla solo dei soliti noti, di quelli che hanno un nome e cognome ormai famoso, e che purtroppo molto spesso perdono oggettività nel giudizio». “Fino a prova contraria” punta a smuovere le coscienze in maniera generale: «Basta andare sul nostro sito e iscriversi. Ognuno di noi, in qualsiasi città, può organizzare eventi e discussioni sul tema, per far capire a quanta più gente possibile che se cambia la giustizia cambia anche l’Italia. Le idee hanno bisogno di persone per vivere».


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3 Commenti

  1. Daniele says:

    Si puo’ avere un link alla fonte di 139° su 140?

    Non riesco ad accedere al dato sul sito del World Economic Forum, e su Wikipedia in inglese vengono citati dati del 2013 – 2014 sempre del World Economic Forum:

    World Economic Forum 2013–2014 Global Competitiveness Report: ranked 49 out of 148 countries

    E viene citato il PDF da cui viene ripreso il dato.

    Naturalmente una discesa e’ possibile, ma di 90 posizioni in due anni mi fa strano visto che non e’ in corso una guerra civile o un colpo di stato. Mi piacerebbe avere un link per confrontare i dati…

    PS: il titolo dell’articolo di Wikipedia che ho citato io e’
    “International rankings of Italy” e il il link al PDF e’ la prima referenza

  2. recarlos79 says:

    la riforma da fare è una sola: che i magistrati applichino la legge invece di interpretarla. ma con le sentenze sulle adozioni gay siamo già alla magistratura che fa le leggi e il parlamento che le ratifica. mi chiedo le toghe con quale legittimazione popolare pretendano di agire.

    • filippino says:

      ma la chirico non era quella che scriveva che tutte le donne sono putt@ne? Se lo dico io, mi arrestano; lei invece ci costruisce una carriera, favorita da chicco testa (di minchi@) e dai radicali

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