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Ravenna omaggia Giovanni Testori con «una sfilata dei “suoi” capolavori più amati»

febbraio 21, 2012 Carlo Candiani

Al Museo d’Arte è in programma la mostra “Splendore e miseria della carne. Testori e la grande pittura europea”. Un percorso tra le opere dei grandi artisti che fecero innamorare lo scrittore lombardo. Intervista a Davide Dall’Ombra, direttore dell’Associazione Giovanni Testori Onlus.

“Splendore e miseria della carne. Testori e la grande pittura europea”, questo il titolo della mostra inaugurata domenica 19 febbraio a Ravenna, nel Museo d’Arte, e che potrà essere visitata fino al 17 giugno. Una raccolta di dipinti che Giovanni Testori, scrittore, drammaturgo, saggista di origini lombarde aveva studiato e meditato. Cosa lo colpiva in questi quadri? «Ci sono dei fili conduttori che si possono tracciare all’interno della pittura lombarda», commenta il direttore dell’Associazione Giovanni Testori Onlus, Davide Dall’Ombra che spiega a tempi.it i temi della mostra. «Già Roberto Longhi (famoso storico dell’arte scomparso nel 1970, ndr) ebbe l’idea di rintracciare nell’arte lombarda i cosiddetti pittori della realtà. Come Venezia aveva il colore e Firenze il disegno, così la realtà era la matrice comune dei pittori lombardi, artisti particolarmente legati ai valori del quotidiano e della natura, capaci di restituire all’osservatore opere non idealizzate. Da qui è facile comprendere quanto le origini lombarde di Caravaggio ne abbiano influenzato il lavoro.

Testori, anch’esso pittore, non si ferma all’orizzonte lombardo ma la sua appassionata opera critica si apre all’arte europea, in particolar modo al suo contemporaneo Francis Bacon.
Francis Bacon è stato uno dei più grandi amori artistici di Testori. Il suo interesse nacque nei primi anni ’60, quando a Torino vennero esposti per la prima volta alcuni lavori del maestro irlandese. Era un pittore che ben esprimeva un modo di sentire drammatico, molto vicino al teatro e alle rappresentazioni che il drammaturgo milanese prediligeva. Certamente Bacon è uno degli artisti su cui Testori ha scritto maggiormente e che ha indagato in modo più personale e lo stesso pittore aveva apprezzato le critiche alla sua opera. I due ebbero la fortuna di conoscersi personalmente.


La mostra è un “crossover” tra la pittura e la poetica di Testori?
La definirei più un omaggio. Forse, più che mettere in relazione le varie espressioni artistiche del critico Testori e la sua produzione letteraria, presenta al visitatore le sue passioni. Non è un’esposizione storica sulla figura del grande lombardo, ma è soprattutto una sfilata di capolavori ai quali si appassionò e che contribuì a far conoscere. Ci sono molte opere, alcune delle quali sono capolavori che valgono da soli il viaggio per raggiungere Ravenna: Caravaggio, Courbet, Giacometti, Bacon…

Testori si riavvicina alla fede cattolica dopo la morte della madre e nella seconda metà degli anni ’70 scrive sul Corriere della Sera. I suoi fondi suscitano l’interesse di don Luigi Giussani. Tra i due nasce un profondo rapporto, un comune sentire sulla vita e sulla morte.
È l’incontro di due grandi figure del ‘900 e di due modi di vivere il cattolicesimo, diversi ma che trovano un terreno comune nella realtà lombarda. Tra i due il confronto intellettuale e teologico sarà altissimo, come testimonia il libro “Il senso della nascita” il saggio che Giovanni Testori scrisse sotto forma di dialogo con don Giussani.

L’opera testoriana ci è ancora contemporanea o rimane cristallizzata nei movimenti letterari del Novecento?
Quello che abbiamo visto in questi anni, mettendo alla prova la sua scrittura critica, è la dimostrazione della capacità di far emergere e comprendere la bellezza e la profondità degli artisti, nella pittura come nel teatro. La messa in scena di alcune sue opere, in tutta Italia, in un linguaggio simile al dialetto lombardo e apparentemente legato al territorio, ha dimostrato la loro forza a livello nazionale e non solo. Di recente alcuni suoi lavori sono stati tradotti in portoghese, segno che l’internazionalità della sua opera è in crescita.

Cosa potrebbe dire la produzione di Giovanni Testori ai giovani d’oggi?
Intanto ha da dire molto ai vecchi. Ricordo che quand’era anziano gli fu chiesto cosa non gli piacesse dei giovani e lui rispose prontamente: «Nulla!». Lo scrittore vedeva nei ragazzi lo slancio, la positività e l’irruenza della vita che s’impone nella realtà che salva anche i tentativi più fallimentari.

Nel 2013 si ricorderanno i novant’anni dalla sua nascita e i trenta dalla sua morte. Ci sono iniziative in cantiere per celebrare questi anniversari?
Stiamo lavorando per rendere omaggio al maestro nel modo meno retorico possibile. L’elemento propulsivo saranno i giovani, bisogna necessariamente ripartire dallo slancio pulsante del grande scrittore.

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