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La disoccupazione non è un destino. Storia di un Polo Formativo che «stupisce per risultati» perfino i suoi creatori

luglio 31, 2015 Benedetta Frigerio

La scuola di FederlegnoArredo fa incontrare i giovani e le aziende. Formando professionisti. Intervista al direttore De Ponti: «Importante far conoscere alle famiglie questa possibilità»

polo-formativo-legno-arredo

È un centro di eccellenza capace di rispondere all’emergenza disoccupazione giovanile creando un’offerta di lavoro adatta alla domanda delle aziende. Ma non solo. Il Polo Formativo del Legno Arredo, avviato nel 2013 a Lentate sul Seveso, è anche fonte di riscatto per chi un lavoro ce lo aveva ma lo ha perso. «Siamo i primi ad essere stupiti dei risultati, per questo abbiamo deciso di informare il pubblico e le imprese offrendo una strada per salvarsi dalla crisi». Giovanni De Ponti, direttore generale di FederlegnoArredo, spiega così a tempi.it le ragioni della presenza della federazione imprenditoriale al Meeting di Rimini: «Oltre a responsabilizzare i giovani e gli imprenditori, anche le famiglie devono conoscere il vantaggio che possono trarre dai nostri percorsi».

Direttore, perché un polo formativo per rispondere a un problema come la disoccupazione giovanile?
Abbiamo aperto nel 2013, ma dopo un lavoro di otto anni cominciato alla fine del primo mandato dell’attuale presidente di FederLegnoArredo, Roberto Snaidero. Durante la conferenza stampa di fine anno, Snaidero lanciò un grido d’allarme: le imprese avevano bisogno di mano d’opera, ma non riuscivano ad assumere perché pochi erano in grado di lavorare sulle macchine a controllo numerico, uno dei punti di eccellenza del nostro settore. Quindi cominciammo un progetto di lavoro, che partì dalla ricerca di figure professionali adeguate alla domanda dell’industria. Dopodiché cercammo dei punti di formazione in grado di rispondere alla nostra richiesta, radunando le scuole professionali del settore legno arredo. L’incontro ci aprì gli occhi: nel sistema formativo di allora mancava un collegamento stabile fra scuola e impresa. Dall’amara constatazione, però, nacque qualcosa di buono: gli imprenditori decisero di dar vita tramite la Federazione al Polo Formativo. In quel momento avevamo approfondito il rapporto con la Cooperativa sociale Aslam (Associazione Scuole Lavoro Alto Milanese), impressionati dalla loro capacità di formare i giovani e dal tasso di occupazione raggiunto dalle loro scuole: circa l’85 per cento degli studenti assunti, stabilmente occupati anche dopo un triennio. Perciò la scegliemmo come partner e due anni fa partimmo con il primo percorso di base per operai specializzati, aperto ai diplomati delle scuole medie inferiori. I ragazzi qui imparano a lavorare il legno, a mano e sulle macchine a controllo numerico. L’anno scorso abbiamo poi avviato un altro percorso, per i diplomati della scuola media superiore, interno alla Fondazione Istituto Tecnico Rosario Messina. La Fondazione è aperta alla realtà del territorio e include enti locali, enti formativi e poli universitari, per accrescere il know-how. Il corso che ospita è di alta formazione specialistica per tecnici commerciali (“export manager” di prodotti di alta qualità), insegna il valore e la storia dei prodotti con il fine di saperli presentare al mercato internazionale e ha una durata di due anni.

Quante aziende si sono interessate ai vostri alunni?
I ragazzi del primo percorso sono richiesti sia dalle aziende industriali sia da quelle artigiane perché imparano a trattare il legno su macchina e a mano. Gli alunni del corso di export manager sono di solito richiesti da grandi aziende industriali.

giovanni-de-ponti-federlegno-arredoVede già dei risultati?
Tenendo conto che i primi fruitori del secondo percorso non l’hanno ancora concluso, il successo sta nel fatto che le aziende si sono contese le 21 persone iscritte: al Salone del mobile di Milano i ragazzi erano tutti presenti presso le nostre aziende che esponevano. Mentre i giovani del primo corso saranno assunti al termine di quest’anno. Vedremo con quali percentuali. Ma siamo fiduciosi perché il distretto industriale della Brianza conta più di 8 mila aziende, è il secondo settore manifatturiero per numero di imprese e conta un export, fra gennaio e marzo 2014, di ben 371.775.689 euro. Per questo ingrandiremo la sede del Polo e immaginiamo di aprirne altri nei distretti in cui siamo presenti. Nel Triveneto le imprese che rappresentiamo ne hanno già fatto richiesta. 

Giocando d’anticipo, tre anni fa, avevate inserito nel vostro contratto nazionale l’apprendistato. Con quali vantaggi?
Abbiamo deciso di inserirlo per i minorenni che devono ancora assolvere l’obbligo formativo, in accordo con i sindacati dei lavoratori, in modo che i ragazzi possano essere assunti a tempo indeterminato mentre stanno ancora seguendo un percorso professionalizzante. Il contratto prevede una fase decrescente di obbligo formativo, per cui dal primo anno in poi le ore in aula decrescono mentre aumentano quelle passate in azienda. La retribuzione invece aumenta a scatti minimi crescenti. Tutto ciò implica un onere minore, a parità di qualifica, per l’azienda che si avvale anche degli sgravi contributivi previsti per l’apprendistato. Da qui derivano tre effetti principali: la responsabilizzazione dell’azienda verso lo studente, che decide di assumere; la responsabilizzazione del ragazzo, che formandosi con un contratto già in mano sarà maggiormente spronato a studiare; la responsabilizzazione delle famiglie verso il loro figli, assunti prima ancora di terminare gli studi in un momento di crisi. Le prime assunzioni cominceranno da settembre. Per questo stiamo divulgano la conoscenza di questo nuovo strumento, ancora sconosciuto a troppe aziende.

All’interno del Polo esiste anche un percorso formativo per chi ha perso lavoro. Come mai?
Insieme ai corsi di formazione permanente per le persone occupate presso le nostre aziende, abbiamo pensato anche a quanti sono disoccupati. Questo servizio è un grande arricchimento per noi. Solitamente quando pensi a un disoccupato lo fai con tristezza, mentre qui incontri persone contente e motivate, che si dicono convinte di ritrovare uno spazio nel mercato del lavoro. Vedere che oltre alla competenza trasmettiamo speranza ci sprona a continuare costruire nelle difficoltà.

Come raggiungere l’utenza alla ricerca di lavoro?
Il prossimo appuntamento sarà a fine agosto al Meeting di Rimini, dove saremo presenti con uno strand nel padiglione C1. Attraverso la mostra “Benvenuti a casa nostra” faremo vivere ai visitatori il nostro approccio al mondo dell’impresa che ha come punto di visibilità l’eccellenza presentata al Salone del mobile di Milano. Mostreremo poi la genesi dei prodotti, la loro realizzazione fisica da parte dei ragazzi del Polo Formativo ed esporremo pezzi storici inediti dei grandi maestri del design provenienti dalla Triennale di Milano. Mentre un filmato narrerà gli oltre cinquant’anni di storia del Salone del mobile. Infine si potranno incontrare i ragazzi del Polo Formativo insieme agli imprenditori presso cui hanno svolto lo stage. Perché, come ha spiegato il presidente Snaidero, fin dalla prima partecipazione al Meeting di Rimini, abbiamo avuto come obiettivo principale quello di incontrare i giovani e le famiglie, per suscitare in loro la curiosità per i mestieri e le professioni del legno-arredo.

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2 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    importante esperienza da ripetere anche in altri settori.

  2. beppe scrive:

    ben detto RECARLOS. ad esempio se la federalberghi della sicilia convincesse i giovani ad indirizzarsi verso il proprio settore e a non intasare i concorsi per infermieri di simpatici ragazzotti ( come il mio amico luciano, e suo fratello, e decine e decine di ragazzi siciliani che lavorano negli ospedali lombardi) , con la continua NOSTALGIA per le cose DIGGIU’. e stiano tranquilli, noi andremmo tutti gli anni in vacanza da loro.

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