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Perché è stato ucciso Bernard Maris?

marzo 2, 2015 Antonio Gurrado

Ucciso nel massacro parigino di Charlie Hebdo, aveva scritto un libro su “Houellebecq economista”, dove cerca di smontare l’idea di “felicità quantificabile”

charlie-hebdo-redazione-shutterstock_245095948Perché è stato ucciso Bernard Maris? Gli assalitori di Charlie Hebdo non erano terroristi che sparavano a caso e hanno scelto con estrema cura le persone su cui concentrarsi. Maris, economista e collaboratore occasionale del settimanale satirico, era forse la vittima che meno c’entrava con la diatriba sulla raffigurazione di Maometto e sulla satira anti-islamica in generale. Estimatore e attento lettore di Houellebecq, Maris nel 2014 gli aveva dedicato un breve saggio – Houellebecq economista, appena tradotto per Bompiani – in cui riprendeva la sortita del romanziere francese sulle origini poco dignitose dell’Islam e sulla sua stupidità citando testualmente da Piattaforma. Quest’ultimo però è un romanzo del 2001 e già all’epoca era montata una sovrabbondante polemica intorno alla frase incriminata: possibile che un uomo possa essere ucciso per questo quattordici anni dopo? per una citazione? per parole altrui?

Mi sono accostato con qualche scetticismo al volumetto di Maris, subodorando l’operazione di cassetta, e vi ho invece riscontrato una profondità di lettura e una vastità di conoscenze riguardo a Houellebecq tali da farmi rimpiangere che in Italia libri di gran lettori non vengano pubblicati più spesso. Non solo. Leggendo Maris – che interpreta lacerti dell’opera di Houellebecq dimostrando che certe frasi apparentemente lisce sono frutto del rimuginare l’opera di Marx, Fourier, Keynes e altri economisti – si comprende perché i terroristi islamici abbiano mirato proprio a lui.

Maris individua il nucleo della teoria economica di Houellebecq nel tentativo di smontare definitivamente l’idea di “felicità quantificabile” sulla quale si regge l’economia globale, il cui principale interesse è convincere gli individui a comportarsi nel modo in cui si comporterebbero se fossero completamente razionali: scopo dell’economia è infatti che gli uomini facciano ciò che gli economisti ritengono che debbano fare, e che si sentano felici quando corrispondono a determinati parametri. L’economia è una scienza che profetizza la propria realizzazione. Gli uomini invece sono al contempo ripetitivi e irrazionali, altruisti e cattivi, onnivori e insoddisfatti, terrorizzati dall’amore e bramosi di morte o viceversa. Non c’è scienza che possa capirne i comportamenti, figuriamoci prevederli; l’economia, che ogni giorno è costretta a rifare i suoi calcoli perché le cavie non riescono a comportarsi da cavie rispettando rigidamente l’equazione fra tempo e denaro, fallisce nel tentativo di comprendere dove porta il taglio sghembo nel cuore umano.

L’economia deve dunque segnare il passo, scrive Maris, di fronte all’arte e alla religione. Non per niente nella loro mania ordinatrice gli economisti vorrebbero trasformare l’arte in mercato delle opere e la religione in culto privato interscambiabile con gli altri credo che lo circondano. Sotto questo aspetto, l’economia è il principale fattore di disgregazione dell’Occidente poiché per rendere calcolabile l’uomo pretende di privarlo di cultura e identità profonde, in maniera tale che l’uomo diventi creatura reversibile, sottoposta alle stesse proprietà delle operazioni numeriche: associativa e commutativa. Maris è invece un economista critico, che conosce molto bene la storia oltre alla letteratura, e trova in Houellebecq la voce più forte che al giorno d’oggi parli “di economia contro gli economisti, che non riescono a concepire una degradazione o un’irreversibilità qualsiasi”. Houellebecq è agli occhi di Maris il difensore dell’imperscrutabilità dell’uomo e, con essa, della cultura (arte) e dell’identità (religione).

Temevo che questo breve saggio fosse dettato dal desiderio di vantarsi della propria erudizione o di far piacere a un sodale ma ci ho trovato solo l’urgenza di comunicare una scoperta: la scienza cui affidiamo la massima parte dell’interpretazione del destino dell’Occidente è la stessa che lo disumanizza rendendolo un sacchetto vuoto sbattuto dal vento. A quelli che vogliono invadere e convertire l’Occidente può solo star bene che esso tenti di svuotarsi da sé; per questo, quando hanno visto Maris, hanno premuto il grilletto.

Foto Charlie Hebdo da Shutterstock

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7 Commenti

  1. C says:

    Non erano terroristi che sparavano a caso e hanno scelto con estrema cura le persone su cui concentrarsi.

    Ma se avevano sbagliato il numero civico !!!!

  2. Fa.ag says:

    Leggo anche però purtroppo questo sul wikipedia:

    “Bernard Maris era massone: era stato iniziato nel 2008 nella Loggia «Roger Leray» del Grande Oriente di Francia”.

  3. Fa.ag says:

    Comunque bell’articolo, grazie Sig. Gurrado.

  4. Andrea Tedesco says:

    Bella domanda, che ne impone altre di analoga natura…Perche’ in occasione dell’attacco a Parigi gli Jihadisti, che scelgono con cura i propri bersagli, hanno ucciso anche gli ebrei? Cosa avevano a che fare questi ebrei con i vignettisti di Charlie Hebdo? E perche’ il fattore ebraico dell’equazione e’ stato forse un po’ trascurato dagli osservatori e dai commentatori?

    • Raider says:

      Gli attacchi contro gli ebrei, in Francia e Belgio, sono una costante dell’azione jihadista: l’attacco portato a atei accusati di blasfemia era una novità: attaccando gli uni e gli altri, il nemico è identificato nei ‘nemici dell’Islam’, accusa che vale anche per i cristiani, naturalmente e non solo per quelli che (soprav)vivono nel dar el Islam. Siamo minacciati tutti, perché tutti ugualmente passibili di blasfemia e rei di apostasia, in quanto avremmo abbandonato la ‘religione naturale dell’umanità.”

      • Andrea Tedesco says:

        Sono d’accordo con lei gentile sig. Raider…E’ ovviamente possibile che mi siano sfuggiti altri interventi analoghi al suo, ma e’ la prima volta che sento qualcuno prendere in considerazione il fattore ebraico dell’equazione “attacco terroristico di Parigi”. Il fatto che sia una costante degli attacchi Jihadisti non significa che se ne sia gia’ appurato il significato e quindi non valga la pena di considerarlo. Anche l’autore di questo articolo si chiede il perche’ dell’uccisione di Bernard Maris, ma non la ragione dell’assassinio degli ebrei del negozio kosher. Ho come l’impressione che le vittime ebraiche siano state “censurate” da molti osservatori proprio per non dover tirare le conclusioni che lei ha discusso molto chiaramente nel suo intervento…

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