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Obama minaccia la libertà religiosa e punta sui “cattolici adulti”, ma anche loro non sono convinti

febbraio 8, 2012 Benedetta Frigerio

Obama cancella l’obiezione di coscienza e la Chiesa cattolica è sul piede di guerra per difendere la libertà religiosa. Il presidente Usa punta sui “cattolici adulti” ma qualcosa comincia a scricchiolare.

«Chiunque vi dica che l’America è in declino o che la sua influenza è svanita non sa di che cosa sta parlando» ha detto il presidente Barack Obama nel discorso annuale sullo Stato dell’Unione pronunciato il mese scorso. Obama è capace di fare il patriota confondendo «insieme gli argomenti dei critici e dei sostenitori delle sue idee di governo con effetti in parte surreali», scrive Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi. Emblema recente di questa contraddizione è la decisione del presidente Usa di incrementare il sostegno finanziario all’aborto e alla contraccezione.

Così il presidente affossa l’America (che per ora, a differenza dell’Europa, ha un indice di natalità stabile), mentre a parole si batte per la sua crescita. Obama, però, non solo sostiene politiche contro la vita, ma lo fa con un radicalismo che né l’America né il Vecchio Continente, accusato spesso dagli Usa di suicidio demografico, hanno mai conosciuto. Il regolamento del dipartimento della Salute obbliga i contribuenti federali a pagare le tasse per rendere gratuiti aborto e contraccezione, costringendo tutti gli ospedali e le istituzioni, compresi quelli religiosi, a «garantire il controllo delle nascite». L’obiezione di coscienza così cancellata ha allarmato i membri di diverse confessioni. In testa c’è la Chiesa cattolica, durissima contro il governo. Forte anche delle parole di papa Benedetto XVI, che a gennaio ha esortato i vescovi americani a combattere il «secolarismo radicale» che minaccia «la più cara delle libertà americane, la libertà religiosa» protetta dalla Costituzione, tentando di «negare il diritto all’obiezione di coscienza di istituzioni e singoli cattolici in materia di cooperazione a pratiche intrinsecamente cattive».

Bisogna vedere come questa scelta influenzerà l’elettorato cattolico, il 54 per cento del quale aveva votato Obama nel 2008, svoltando poi verso il partito repubblicano nelle elezioni di Midterm del 2010. Secondo Gerald Seib, editorialista del Wall Street Journal, l’amministrazione conta sul voto dei “cattolici adulti” made in Usa che «sono in disaccordo con l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione». Ma, fa notare Seib, questa potrebbe essere una mossa rischiosa per Obama dato che anche il giornale americano dei gesuiti, spesso critico verso la gerarchia ecclesiastica, si è espresso contro il regolamento: «Una minaccia – si legge sulla rivista – alla nostra vita di chiesa (…) bisogna fare di tutto per trovare una soluzione». Ma la soluzione, hanno ribadito i vescovi, può essere solo la cancellazione della norma. Non si può pensare che gli ospedali e le scuole, che servono anche la popolazione non cattolica, chiudano o ammettano solo i credenti. L’amministrazione, però, non molla, dichiarando solo che darà tempo alle istituzioni di adeguarsi al regolamento entro l’agosto 2013.

Ma qualche giorno fa il capo della conferenza episcopale americana, Timothy Dolan, è intervenuto nuovamente. «In effetti, il presidente sta dicendo che abbiamo un anno per pensare a come violare la nostra coscienza», ha ribattuto rivelando di non voler scendere a patti. Molti altri vescovi sono intervenuti insieme a lui. Paul Stephen Loverde, vescovo di Arlington in Virginia ha detto, rivolgendosi ai fedeli dello Stato e a tutti gli uomini di buona volontà, che devono «essere pronti a sostenere una difesa tenace nell’arena pubblica della fondamentale libertà religiosa». Il braccio di ferro fra la Chiesa e il governo potrebbe diventare così centrale nel dibattito elettorale fra credenti e forse non solo.
Twitter: @frigeriobenedet
 

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1 Commenti

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