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La discesa in campo di Cl tra Dc, Pci e le Br. Un elogio (involontario?) del movimento di don Giussani

ottobre 27, 2013 Luigi Amicone

“La discesa in campo di Comunione e Liberazione”, curato da Maori, racconta cosa dicono sul movimento fondato da Giussani gli archivi del ministero dell’Interno

Impreziosito da una intelligente prefazione di Massimo Bordin, storica “voce” della rassegna stampa di Radio radicale e grande esemplare di un giornalismo di razza, è uscito in libreria un singolare e utile volumetto dedicato a un pezzo di storia del movimento creato da don Luigi Giussani. Se ne discuterà pubblicamente il 18 novembre prossimo, in un incontro milanese presso la sede dell’“Associazione Tortora-Radicali”, in presenza dell’autore, di un ciellino giornalista e dello storico, professore e pannelliano d’antan, Lorenzo Strik Lievers.

Ma intanto diciamo subito che titolo (La discesa in campo di Comunione e Liberazione) e soprattutto sottotitolo (Organizzazione, politica e collegamenti finanziari nei report del Ministero dell’Interno degli anni Settanta), sembrano ammiccare alla fiorente pubblicistica basata sulla malleva di carte e cartacce giudiziarie. In realtà, il libro edito da Reality Book e curato da Andrea Maori, ricercatore e divulgatore di fondi archivistici, riserva una interessante sorpresa. Non solo per lo scritto di Bordin che arrischia un’analisi suggestiva (anche se forse un po’ troppo politicamente stringente) della storia di Cl. Ma perché contiene una gustosissima serie di report sul movimento, stesi e confezionati per il ministero dell’Interno nientedimeno che da prefetti e questurini.

Prologo. Dicembre 1970. Dalla prefettura di Milano viaggiano verso Roma due carte e una relazione riguardanti Gioventù studentesca. Associazione da cui sta per nascere Cl e di cui il dossier prefettizio si occupa per delinearne stringatamente i diversi campi di azione. Nel campo religioso, «partecipazione ad una Messa alla settimana la domenica – presso la chiesa di Santo Stefano, sita nell’omonima piazza – e raccoglimento in preghiera da parte degli aderenti tutte le mattine prima di andare a scuola». In ambito culturale, «nell’organizzare gruppi di studio, allo scopo di ricreare a approfondire il vero significato della fede cristiana».

In quello ricreativo, «nell’organizzare gite turistiche e di massa a scopi religiosi e culturali e vacanze invernali ed estive». Nel campo caritativo, «nell’inviare i propri aderenti nelle cascine più povere allo scopo di assistere i malati; nell’aiutare i ragazzi più bisognosi, procurando loro indumenti e cibo. Inoltre, gli aderenti, oltre a prodigarsi nel fare del dopo scuola ai ragazzi più bisognosi, in occasione delle feste natalizie raccolgono fondi (soprattutto con la vendita di manifesti da essi stessi disegnati) per aiutare quelle popolazioni che sono state maggiormente colpite da cataclismi. Quest’anno i fondi raccolti saranno distribuiti fra la popolazione del Pakistan e gli abitanti di un rione povero di Cagliari».

In piazza e in politica
A parte questo fascicolo, il resto della documentazione raccolta da Maori è relativa al biennio 1975-1976. Anni che coincidono con uno dei massimi picchi di esposizione mediatica e politica di Cl. Ma anche anni, come segnala la lettera della professoressa Laura Cioni (vedi box) che di quel periodo fu protagonista da responsabile di Cl all’Università Cattolica di Milano, di una “rinascita” del movimento, avvenuta per iniziativa e coinvolgimento con alcuni giovani dello stesso fondatore don Luigi Giussani.
Maori ci informa che la documentazione pubblicata nel suo volume «è depositata nella serie “G. Associazioni” del fondo archivistico del dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno conservato all’archivio dello Stato, costituito da più di settemila fascicoli, relativo all’attività di controllo su quasi altrettanti movimenti e associazioni. Un giacimento storico di straordinario interesse».

Così – ed ecco l’originalità di questa pubblicazione – un biennio decisivo della storia di un movimento ancora oggi molto discusso e controverso, ci viene raccontata da un punto di vista di terzietà rispetto alle talvolta idealizzate o ideologizzate narrazioni di “amici” e “nemici” di Cl.

Il volume si concentra su documenti relativi agli anni ’75-’76. Perché? Perché, come da prefazione bordiniana che assimila Cl a una formazione piuttosto simile al Pci sul piano organizzativo e piuttosto anti liberale su quello ideologico, l’interesse del volume è alla dimensione politica del movimento. Scrive Maori: «Le relazioni più analitiche depositate nel fascicolo dedicato a Cl sono impostate in modo completamente diverso da quelle presenti nel fascicolo su Gioventù studentesca: quelle prese in esame e pubblicate in questa ricerca, sono datate tra il 27 agosto 1975 e il 24 giugno 1976; si collocano quindi tra le elezioni amministrative e regionali del 15 giugno 1975 e pochi giorni dopo lo svolgimento delle elezioni politiche del 20 giugno 1976. Quelle provenienti dalla prefettura di Milano sono delle vere e proprie analisi politiche del “fenomeno Comunione e liberazione” che, sceso in campo alle elezioni amministrative all’interno delle liste democristiane, riportò un ampio successo di eletti, condizionando i delicati equilibri interni correntizi della Dc».

In effetti, il biennio di metà anni settanta si presta bene a questa analisi. In primo luogo perché registra l’apice di consenso raggiunto in Italia dal Pci (che nelle elezioni del ’75 supera la Dc) e dai gruppi della sinistra extraparlamentare. E in secondo luogo perché proprio in quegli anni, dopo la crisi di fine anni sessanta e l’emorragia di aderenti a Gs (che era sorta nel 1954), i discepoli di don Giussani emergono ai riflettori della cronaca come “Comunione e Liberazione”. Sigla che venne ufficializzata in un convegno milanese del marzo 1973 a cui partecipò (solo come uditore) anche Aldo Moro, il leader Dc che cinque anni dopo verrà sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse.

Il libro cerca dunque di offrire materiale per interpretare «la complessità organizzativa del movimento». Più simile a quella tetragona e militante del Pci che a quella di una Dc e di un mondo cattolico che, vuoi per “scelta religiosa”, vuoi per crisi di ideali, vuoi per sudditanza alle sinistre, a partire dal ’68 e per l’intero arco degli anni Settanta si ritirano da una presenza organizzata nelle scuole, fabbriche e università, ambienti che la contestazione trasforma in palestre di violentissimo scontro ideologico e di terrorismo diffuso. Sono i famosi “anni di piombo”.
Gli anni in cui la democrazia italiana vacilla paurosamente. Il 1976, per esempio, è anche l’anno della “caccia al ciellino” e delle centinaia di attentati alle sedi di Cl scatenati dal diffondersi della falsa notizia (pubblicata dal La Stampa, Il Manifesto e L’Espresso) che descrisse il movimento come «organizzazione finanziata dalla Cia». Allo stesso periodo risalgono le note riservate di polizia che non aspettano le sentenze di condanna per diffamazione (che arriveranno solo nel 1979) per dichiarare «di dubbia attendibilità le notizie pubblicate recentemente da vari organi di stampa».

Che Cl abbia salvato l’agibilità politica nelle scuole e nelle università italiane negli anni delle spranghe e del piombo; che Cl abbia dato un contributo decisivo alla difesa della democrazia mentre intellettuali e giornalisti illustri si schieravano “né con lo Stato, né con le Br”, non sono solo interpretazioni e testimonianze di comunisti come Giorgio Amendola, di presidenti della Repubblica ed ex ministri dell’Interno come Francesco Cossiga, di professori come la grecista Marta Sordi. Ora sono anche riscontri che emergono dalle schematiche informative redatte da organi di polizia. Dunque, della “misteriosa” e “integralista” Cl si possono dire con sicurezza poche ma decisive cose. Vengano da Roma o da Viterbo, da Asti o da Torino, i dispacci segnalano una “presenza originale”, molto in contrasto con il clima culturale e politico vigente a quell’epoca in Italia.

Un contributo alla conoscenza
Uno dei più articolati dossier ospitati nel libro di Maori (quello prefettizio datato 27.8.1975 e proveniente da Milano) sarà ripreso e diventerà un refrain in molte informative successive. Vi si legge che Cl «Vuole l’aspirazione dell’uomo alla giustizia e dignità, al progresso materiale e spirituale»; che è «contrario per principio a ogni forma di violenza» e che, anzi, «il movimento ha dovuto spesso subirla quando ha cominciato ad affermarsi nelle Università e negli istituti medi d’istruzione. Si sono impedite assemblee, strappati manifesti, aggrediti decine di aderenti, taluno dei quali ridotto in fin di vita a coltellate o a colpi di spranga. Gli extraparlamentari di sinistra hanno accusato gli aderenti a “Comunione e Liberazione” di essere fascisti; gli extraparlamentari di destra di essere comunisti. Ciò non ha impedito a “Comunione e Liberazione” di riportare una netta affermazione alle elezioni dei rappresentanti nei consigli di amministrazione universitari e di andare poi aumentando rapidamente i consensi».
Insomma, anche se le intenzioni fossero state malevoli, di fatto, il lavoro di Maori è un bel contributo alla conoscenza di cos’è stata e cos’è, veramente, Cl.

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