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Il viso di Caterina, Green Hill e quel voto in parlamento che nessuno ricorda più

gennaio 2, 2014 Massimo Polledri

Ci voleva l’immagine di una ragazza coraggiosa per dare giustizia alla ricerca e alla speranza di migliaia di malati. Ma quando si votò l’articolo 16 della legge Comunitaria anche il Pd era favorevole

«Io, Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro». È il cavallo di battaglia di Caterina Simonsen, giovane studentessa di veterinaria colpita all’età di nove anni da un complesso di malattie genetiche degenerative, che ha dichiarato in rete di essere a favore dell’impiego di cavie da laboratorio laddove gli scienziati non abbiano alternative.

Questa l’immagine che sta prendendo piede e influenzando la pubblica opinione fino a far dire anche ai due nuovi Matteo della politica italiana “io sto con Caterina”.

Oggi si riesce a dire che, senza una sperimentazione animale, approvata da un comitato bioetico, non si può far proseguire la ricerca. Le tre fasi, quelle destinate allo studio della minima dose letale (per valutare a che dosaggio un farmaco provoca la morte e quindi valutare i margini di maneggevolezza), all’analisi degli effetti sul feto (ricordiamo la talidomide e i bimbi focomelici causati da una assenza di valutazione sugli effetti del nascituro), a scoprire se il farmaco crea tumori, necessitano dell’utilizzo di cavie (non a caso previste dal primo documento di Norimberga).

Dal 2012, febbraio precisamente, con l’approvazione dell’art. 16 della legge Comunitaria, questo non è più possibile. Si sa, gli effetti delle leggi approvate si vedono solo a distanza di tempo.

All’epoca votai contro ed intervenni per cercare di spiegare ad un’Aula sorda le conseguenze di quell’articolo.

Allora non ci fu né Renzi né Bersani. Il Pd votò a favore e quindi contro Caterina. Molti leghisti (anche se si lasciò libertà di voto), la Binetti, Argentin del Pd, Raisi e qualcun altro ebbero il coraggio di intervenire.

La Brambilla e i vari siti animalisti pubblicarono i nostri nomi tra i mostri che si opponevano alla chiusura di Green Hill ed erano favorevoli alla vivisezione. Ovviamente Green Hill non c’entrava un fico secco con la Comunitaria ma faceva prendere voti.

Il risultato fu una sorta di linciaggio: persino la mia barista rifiutava il saluto.

Ma l’influenza sulla pubblica opinione si fa così ormai. Si pubblica una vittima (in quel caso i cagnolini di Green Hill), si propone una tesi non documentata o assurda (la vivisezione nella ricerca dei farmaci), si identifica un carnefice (l’industria e le università) e si criminalizza chiunque dissenta.

Ci voleva l’immagine di Caterina forse per dare giustizia alla ricerca e alla speranza di migliaia di malati.

Oggi è facile stare dalla sua parte. Quel volto, nel mio mestiere lo avevo già presente e per questo ho studiato. Era il volto di tanti bambini affetti da malattie rare o degenerative che sperano in una cura futura e per cui due topolini, un cane o un gatto si possono e, a mio giudizio, si devono sacrificare. Almeno oggi.

Ora la politica dia un segnale concreto, dopo due anni torni sui suoi passi e modifichi quello scellerato articolo 16. Lo faccia subito, prima di essere sommersi dal ridicolo o da un’altra immagine su Fb.

O prima che la memoria (questa sì avrebbe bisogno di una cura) di giornalisti e politici evapori con le bollicine del primo spumante del Nuovo anno.

* L’autore di questo è articolo è neuropsichiatra infantile e deputato XVI legislatura

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18 Commenti

  1. Andrea Pinato scrive:

    Te Deum laudamus per Caterina: per il coraggio di affermare ciò che dovrebbe essere ovvio.

    Un grazie anche a Massimo Polledri che porta avanti certe tematiche in parlamento.

    (p.s: ma che c’entra però Renzi? Non era in parlamento e nel febbraio 2012 era detestato e marginalizzato da tutto il vertice del PD)

    • Tobi scrive:

      appunto, che c’entra Renzi? Non lo sa lei che molti politici sono bravi a far (solo) chiacchiere e a calvacare tutto ciò che può portare loro consensi?

      • Andrea Pinato scrive:

        Lo so, lo so.

        Ho in mente molti esempi ai massimi livelli in TUTTI gli schieramenti.
        Mi fermo qui per non far polemica su un argomento troppo serio per esser svilito con discorsi da bar.

        Saluti.

  2. Tobi scrive:

    Vedo che la tragica vicenda del talidomide è assunta come argomentazione a favore della sperimentazione sugli animali (se allora fosse stato sperimentato sugli animali non ci sarebbero stati quei terribili effetti di bambini nati malformati dopo che donne in gravidanza avevano asunto il farmaco spacciato per innocuo dalla casa farmaceutica). Per correttezza il giornalista dovrebbe aggiungere che la talidomide fu mantenuta in commercio per molto tempo anche dopo che si venne a sapere dei gravissimi effetti sugli esseri umani. Allora la parola d’ordine dei vertici dell’industria farmaceutica era far pressione per far tacere sulla questione minacciando le riviste mediche di far togliere le proprie inserzioni pubblicitarie (ed i relativi guadagni per le e stesse). E dai vertici dell’azienda che lo commercializzava era riferito “non crediamo che il farmaco possa esercitare alcuna influenza sul feto, a giudicare da quanto è risultato dagli esperimenti condotti sugli animali” (riportato testualmente da Stefano Cagliano in “10 farmaci che sconvolsero il mondo”, Mondadori – DeAgostini 1995, che cita: David Bates, Polineuropatie da farmaci, , n. 24, dicembre 1981) . Tra l’altro se un ricercatore poco serio vuol proporre il farmaco che gli interessa basta che mostri i risultati delle sperimentazioni ottenuti sugli animali più “convenienti” per il suo particolare business tacendo su altri risultati che non gli conviene far sapere (“le stesse dosi di talidomide provocano gravi malformazioni negli esseri umani e nei conigli, ma non nei ratti”, citazione dal libro di cui sopra). Quindi se vedi che un animale ti da risultati ch non ti piacciono ai fini del tuo business, ne scegli un altro che ti da i risultati che vuoi tu, e qui c’è diversa possibilità di scelta vista la variabilità di effetti in diversi animali. E allora di cosa stiamo parlando? Quando dietro c’è il business spregiudicato non si tiene conto nè degli animali e neanche degli stessi esseri umani. Mi chiedo ora quale ruolo abbiano i giornalisti dietro questo tam tam mediatico sulla vicenda di Caterina. C’è stata una deliberata strumentalizzazione a favore di chi non vuole porre limiti alla vivisezione degli animali? Oppure c’è stata solo ingenuità? Oppure ignoranza? Non so quale sia la cosa peggiore per chi fa il mestiere di giornalista.

  3. rmt scrive:

    Finalmente un medico che parla e dice qualcosa, si spera a ragion veduta, non si sa mai, siamo in Italia, e certe esternazioni da parlamentare mi hanno lasciato, come dire….perplesso. Ma in questo caso parliamo con il medico, con una persona quindi che bene o male di malattie e in parte anche di ricerca medica qualcosa dovrebbe saperla. Al mondo esistono un’infinità di malattie, ci sono virus e batteri che provocano alterazioni funzionali che portano alla morte, ci sono poi le malattie genetiche come nel caso di Caterina, esistono le neoplasie che bene o male sono alterazioni genetiche etc. Quando parliamo di cura parlaimo di guarigione, cioè si intende con cura il debellare una malattia quando già essa ha iniziato la sua opera distruttrice nell’organismo umano. La ricerca è sempre stata fatta in questo senso, tra l’altro in maggior parte lasciata nelle mani di case farmaceutiche che trovando una cura ne traggono conseguentemente tutti i benefeci futuri, ora non mi sembra che in circa 100 anni (da quando è iniziata la sperimentazione su animali) e soprattutto negli ultimi 60 anni i sia stato questo grande progresso medico, insomma le malattie genetiche continuano a mietere vittime, così come il cancro. Non è che forse c’è qualcosa che non va, che non funziona nei metodi di ricerca che vengono oggi svolti? Sia che si utilizzi animali o meno, questa corsa alla cura quando già la malattia si è sviluppata non ha dato grossi risultati, non sarebbe più opportuno cambiare i metodi di ricerca, cioè cercare di chiudere le porte all’insorgenza della malattia anzichè agire dopo? Certo non si potrebbe fare con tutte le malattie, ma con le genetiche si, questi studi e questi tentativi vengono posti in essere dalla ricerca scientifica? Sapere che una data persona ha possibilità di sviluppare un cancro al colon e agire geneticamente su di essa per impedirlo, non sarebbe meglio che tentare di curarla dopo con tutti gli effetti nefasti che la cura oggi produce senza peraltro avere un efficacia certa per i vari motivi che conosciamo (tempismo della diagnosi. delle cura, scelta della cura etc.)? In pratica e concludo, la ricerca oggi, sia con che senza l’uso di animali, non sta segnando il passo o quantomeno procede così lentamente, tanto che sia logico pensare e provare una ricerca alternativa (con o senza l’uso di animali) che porti però non verso una cura ma al debellamento delle cause scatenanti la malattia?

    • Antonio scrive:

      magari fosse possibile quello che propone lei. Purtroppo il progresso medico hai i suoi tempi, non si può attuare “su ordinazione”. E finchè per certe sperimentazioni saranno necessarie cavie (non sempre si può sperimentare a livello cellulare), il sacrificio degli animali per l’uomo è triste,ma necessario.

      • rmt scrive:

        ma il progresso medico dovrebbe servire proprio a quello, non curo ma debello, elimino il problema alla radice, mentre invece la sperimentazione persegue solo cure. Quindi mi chiedo perchè lasciare gli studi anche alle case farmaceutiche? Se io fossi a capo di una casa farmaceutica cercherei una cura per vendere la mia medicina, non avrebbe senso cercare di debellare la malattia in toto, cosa venderei dopo?In pratica Angelina Jolie ha deciso di operarsi per togliersi il seno in quanto rischiava di sviluppare un tumore, quindi vuol dire che oggi ci sono analisi che più o meno possono prevedere una tal cosa, quindi perchè non studiare il modo per agire geneticamente bloccando la possibilità futura di sviluppare la malattia, piuttosto che operarsi oppure tentare di curarsi dopo lo sviluppo del K

      • Tobi scrive:

        il progresso medico ha i suoi tempi (lunghi) anche perché l’attuale sistema della ricerca impone di far il maggior numero possibile di pubblicazioni scientifiche per dimostrare la propria “bravura”. Anche riviste come Nature hanno lanciato l’allarme che un sistema della ricerca così impostato spinge a produrre molta ricerca ma di bassa qualità e che, soprattutto nelle discipline medico-biologiche, si riscontra una percentuale elevata di pubblicazioni con risultati non riproducibili (dovuti anche a dichiarazioni intenzionalmente fasulle da parte dei ricercatori pur di fare pubblicazioni). E’ un sistema così che rallenta la ricerca. Avere più animali a disposizione per gli esperimenti non equivale automaticamente a produrre maggior conoscenza utile alla causa di persone come Caterina. E’ facile nascondersi dietro le persone malate per giustificare che la ricerca deve avvalersi di certi mezzi anche quando questi si sono rivelati un fallimento, e viene il sospetto che è proprio l’incapacità di fare scienza in modo serio ciò che veramente rallenta la ricerca e la scoperta di nuovi farmaci. Come giustamente fa notare il signor Rmt c’è troppa lentezza nel progresso medico-scientifico nonostante l’eccesso di utilizzo di animali (perché di eccesso si tratta) e questo dovrebbe far riflettere tutti.

  4. Blueiron scrive:

    Coraggio Caterina, siamo tutti con te! Siamo tanti! I tuoi vigliacchi detrattori sono solo pochi zoombie con un bassissimo tasso di autostima, tali da ritenere un babbuino di gran lunga più intelligente di loro stessi. Provino ad imparare dalle scimmie a leggere e scrivere. Si vergognino!!!

  5. nonmifaccioprendereingiro scrive:

    SANITA': ‘LIBERO’ ATTACCA GARATTINI, NELL’AIFA SIA ARBITRO CHE GIOCATORE
    IL QUOTIDIANO, 12,5 MLN A ISTITUTO MARIO NEGRI E CONSORZIO MARIO NEGRI SUD

    Milano, 29 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – ‘’Arbitro e giocatore allo stesso tempo. Arbitro in veste di presidente della Commissione Ricerca e sviluppo dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, giocatore in qualita’ di direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri’’. Cosi’, in un’articolo intitolato ‘Quando i ricercatori trovano soprattutto i soldi’, il quotidiano ‘Libero’ sferra oggi un pesante attacco al farmacologo piu’ famoso d’Italia, raccontando ‘’lo strano caso del professor Silvio Garattini’’. Istituto Mario Negri e Consorzio Mario Negri Sud, noti enti di ricerca che hanno capo allo stesso Garattini, avrebbero infatti ottenuto ‘’circa 12 milioni e mezzo di euro’’ in una gara indetta per assegnare finanziamenti alla ricerca ‘made in Italy’.

    ‘’Il primo Garattini’’, quello ‘arbitro’ – si legge su ‘Libero’ – ha presieduto alla selezione di 54 protocolli di studio meritevoli di ottenere il finanziamento nell’ambito del bando di concorso 2005 per la ricerca indipendente promossa dall’Aifa’’. Mentre ‘’il secondo Garattini’’, quello ‘giocatore’, ‘’alla testa degli enti Mario Negri e Consorzio Mario Negri Sud, secondo i racconti di chi ai lavori della commissione ha partecipato avrebbe vinto proprio in quella gara. Provocando la reazione di alcuni suoi colleghi della stessa commissione esaminatrice.

    Da parte degli altri 19 autorevoli esperti italiani e stranieri chiamati ad assegnare il finanziamento, infatti, non sarebbe sfuggito l’imbarazzante doppia funzione dell’illustre professore. Al punto da pretendere di inserire, nel verbale della selezione, la denuncia dell’anomalia’’. E tra i giurati ‘’i sussurri diventano grida – prosegue l’articolo su ‘Libero’ – quando tra i commissari comincia a circolare anche la cifra che i due enti avrebbero ottenuto in sede di graduatoria: 12 milioni e mezzo di euro, pari a poco meno di un terzo dell’intera somma stanziata per il concorso’’.

  6. lia scrive:

    Con tutto il rispetto e la massima considerazione per ogni forma di sofferenza umana, continuo a chiedermi se cio’ che si ..”sbandiera” come -scienza, sperimentazione scientifica- lo sia realmente. Mi è difficile credere che lo scopo sia davvero per una ragione etica, per il bene dell’uomo e non invece per ragioni di profitto . Ma soprattutto mi sono sempre chiesta come puo’ la sofferenza inflitta ad una creatura senziente ed incolpevole ….possa lenire quella di un altro essere. Poi: chi l’ha detto che tutto e tutti debbano essere a vantaggio e sfruttamento dall’uomo ed a nocumento o morte dell’altro!..? Esiste poi, per chi ha fede, una ragione diversa della sofferenza. Dio solo è padrone del tempo, della salute, della storia di ogni uomo: quindi, chi l’ha detto che Caterina sarebbe morta a 9 anni senza la sperimentazione??

  7. Cisco scrive:

    Oggi abbiamo la “fortuna” di avere come contributo anche un commento dell’uomo-scimpanzè, il Prof. Umberto Veronesi. L’autorevole Scienziato scrive: “Penso quindi che, come già insegnava sant’Agostino quasi 2000 anni fa, dobbiamo scegliere il male minore. Accettando la sperimentazione sugli animali nei casi in cui è ancora indispensabile, accettiamo ciò che non è un bene in sé, ma è un tributo che paghiamo all’etica, in vista di un vantaggio per un maggior numero di esseri viventi.

    A parte la citazione a vanvera di Agostino, di cui con tutta evidenza il Nostro non sa nulla (neanche che è vissuto quasi quattro secoli dopo Cristo…), il Nostro dovrebbe sapere che un male si può al massimo tollerare, ma non scegliere, come appunto sosteneva Agostino (quello vero). E lo si può fare solo se questo male non solo non è il fine principale della propria azione, ma neanche il mezzo voluto per conseguire il fine stesso: la morte dell’animale non è un effetto collaterale, ma è voluto in quanto mezzo per sperimentare un dato farmaco. Quindi chi come Veronesi si dichiara difensore degli animali per motivi etici non può approvare moralmente la sperimentazione animale. Ma si sa che Veronesi è il massimo del cerchiobottismo etico.

    • Tobi scrive:

      e non dimentichiamoci di Silvio Garattini, altro autorevole scienziato, che negli anni 90 osteggiava il Prof. Luigi Di Bella dichiarando come destituita di ogni fondamento scientifico l’azione antitumorale di molecole utilizzate da Di Bella nella cura dei tumori. Ma bastava fare una ricerca su PubMed per vedere che le molecole utilizzate dal Prof Di Bella avevano azioni antitumorale e che nel suo metodo c’era un forte razionale scientifico. Salvo che alcune di queste molecole, gli acidi retinoici (usati dal Prof Di Bella) vennero studiati anche nell’Istituto Mario Negri di Garattini (chiissà perché tanto interesse), e il gruppo di Umberto Veronesi annunciò nel 2006 che il fenretinide, che altro non è che un analogo degli acidi retinoici, inibiva la cancerogenesi mammaria. Ma nessuno dei due (Veronesi o Garattini) mi pare abbiano speso una parola sul fatto che l’azione antitumorale di molecole era note e venivano utilizzate già decenni prima (almeno da mezzo secolo) dal Prof Luigi Di Bella.

    • Valeria scrive:

      Non sono d’accordo: non tutti gli esperimenti comportano la morte dell’animale, ma solo alcuni. Io direi che l’animale è il mezzo, la salute umana è il fine e la morte o la sofferenza dell’animale non sono nè il mezzo nè il fine ma una conseguenza non voluta ma prevista e accettata della sperimentazione animale.
      Secondo me se uno considera animali e uomini sullo stesso piano, non può accettare la sperimentazione animale ma se è convinto che l’uomo abbia una dignità maggiore rispetto a un animale allora accetta il sacrificio dell’animale.

      • Tobi scrive:

        forse lei non sa che gli animali vengono acquistati in stock multipli e che, nella maggior parte dei casi vengono uccisi, perché è la soluzione più facile. Essendo il numero degli animali implicati elevato, non esistono strutture per ospitarli tutti, nè è possibile (perché vietato dalla legge) lasciarli liberi. Per cani e gatti qualcuno magari potrebbe farsi avanti (ma non mi risulta che gli istituti di ricerca applichino procedure di adozione al pubblico), ma per altri tipi di animali meno di compagnia chi se ne importa. Ma, ripeto, da quello che mi pare di capire queste strutture (gli enti di ricerca) sono blindate e preferiscono la soppressione dell’animale lontano da occhi indiscreti. Non so se la cosa potrà stupirla, ma la soppressione dell’animale riguarda anche tutti gli animali acquistati in esubero pur non essendo stati usati in alcun esperimento: dopo esser stati tenuti a lungo in piccole gabbie fanno la stessa fine degli animali usati per la sperimentazione. Inoltre, quando si parla di sperimentazione animale, non si parla di esperimenti cruciali per lo sviluppo di nuove medicine (esempio far dei test finali su nuovi farmaci prima di passare all’uomo), ma di qualsiasi esperimento ritengano opportuno pur di ottenere delle pubblicazioni scientifiche che dimostrino quanto siano bravi a produrre ricerche sull’utilità di molte di esse non voglio entrare nel merito. Ma si chieda comunque perché il numero delle pubblicazioni scientifiche è aumentato di molto, ma quello dei nuovi farmaci no. Perché è facile descrivere dei risultati nuovi anche facendo le solite 4 cose su cui si ha competenza, molto meno facile è essere innovativi e fare scienza vera che porti alla cura delle malattie.

      • Cisco scrive:

        Sono d’accordo Valeria, infatti il mio post riguardava l’incoerenza (e l’ignoranza) di Veronesi, il quale proprio perché mette sullo stesso piano uomini e animali, facendo della sperimentazione una questione etica, non dovrebbe poi consentire di sacarificare gli animali in nome della “scienza”. Ma d’altra parte è già favorevole a che vengano sacrificati embrioni umani…

  8. In realtà sono cambiati fortunatamente i protocolli di sperimentazione per clinica. Gli animali sono almeno tre e per cani e gatti si usa anestesia.Per le cavie si fa anche una inoculazione parenterale . Ci sono tutta una serie di effetti collaterali che non si possono vedere con le colature cellulari o con recettori o con il mollusco gigante (utilizzati regolarmente ) . Nella storia della medicina sappiamo che le industrie hanno resistito alla scienza.Basti ricordare il fumo. Ma ora nessuno può sperimentere alcunché se non c’è reale innovazione o convenienza sociale. Per questo esistono i comitati etici indipendenti ,centrale e periferico. Funzionano anche per autorizzare la fase di sperimentazione animale e valutare rischi e benefici.Quanto alla Talidomide devo dire che, parte l’effetto sul feto e quindi la controindicazione in gravidanza è usata ancora oggi. Ho un paziente affetto da mieloma multiplo che la assume

    • Tobi scrive:

      riguardo alla talidomide avevo fatto notare che i suoi effetti tossici sul feto umano erano noti e nonostante ciò il farmaco venne utilizzato a lungo senza specificare controindicazioni (l’industria che lo produceva si opponeva anche all’utilizzo del talidomide dietro prescrizione medica perché ciò avrebbe fatto diminuire vendite e profitti). in quest’articolo la vicenda della talidomide è stata utilizzata per voler far intendere ai lettori che la sperimentazione sugli animali avrebbe evitato i terribili effetti collaterali sull’uomo. Invece in quella vicenda la vita delle persone venne messa deliberatamente a rischio per mero profitto e non per una mancata sperimentazione su animali.

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