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Il pittore tedesco e la stilista inglese per eccellenza

giugno 22, 2017 Sandro Fusina

Grützke dipinse autoritratti ironici e i disastri della storia del suo paese. Fratini rimase sempre fedele ai tessuti naturali e morbidi dell’infanzia in India

Johannes-Grützke 2

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Johannes Grützke. Nacque il 30 settembre 1937. Nacque a Berlino, quarto dei cinque figli di Johannes Grützke, un uomo d’affari che tenne la famiglia in campagna per tutto il periodo della guerra. Nel 1947 Johannes frequentò a Bonn una scuola per l’arte del vetro; poi, mentre in una terra divisa tra mondo libero e mondo comunista si andava verso la costruzione del muro, il simbolo più eloquente della Guerra fredda, a Berlino Johannes si iscrisse all’antica Hochschule für bildende Künste, fondata nientemeno che dal nonno di Federico il Grande. Suo maestro fu Hans Orlowski, celebre nella prima metà del secolo scorso per vetrate e affeschi. Nel 1962 Grützke si concesse però una pausa per seguire all’Accademia internazionale estiva di Salisburgo il corso di Oskar Kokoschka.

Fu con una mostra personale (1964) a Bad Godesberg che si avviò alla carriera di pittore. Orientato all’inizio verso una tecnica iperrealista, lontano dalle tendenze dominanti in Germania: il neoimpressionismo di Georg Baselitz, l’astrattismo di Gerhard Richter o il concettualismo di Joseph Beuys. Grütze virò poi verso un realismo satirico sostenuto da un grande virtuosismo pittorico e grafico: nella tradizione dei Goya e dei Daumier. Se il suo lavoro trovava un’eco contemporanea, era invece nella pittura di Julien Freud, anglo-tedesco, o di Paula Rego, anglo-portoghese. Forse perché i suoi soggetti, oltre a una serie quasi ossessiva di autoritratti, ironici e deformati, erano le dubbie glorie e i disastri della storia recente tedesca, il suo lavoro non ebbe il riscontro che meritava al di fuori del suo paese: neppure quando, dopo tre anni di intenso lavoro, completò nel 1991 la sua opera più nota e monumentale.

Nel Corteo dei rappresentanti del popolo, un fregio in quattordici pannelli nella Paulskirche di Francoforte, i politici eletti sfilano in una folla tra gente e animali troppo simili a loro. Grützke era un incisore troppo grande e troppo esperto perché il suo lavoro non paia una rivisitazione grottesca delle folte incisioni che tra Cinquecento e Seicento celebravano i cortei trionfali dei sovrani. Johannes Grützke è morto mercoledì 17 maggio.

Gina Fratini. Georgina Caroline Eve Butler nacque il 22 settembre 1931. Nacque a Kobe, in Giappone. Il padre era l’onorevole Somerset Butler, figlio del settimo conte di Carrick; il padrino era sir Victor Sassoon, terzo e ultimo baronetto di Bombay, grande industriale tessile. Con la mamma Gina passò gran parte della sua infanzia in India tra sete e cotoni. Poi ritornò a Londra per essere una delle prime a frequentare il neonato Royal College of Art. L’ultimo anno di scuola conobbe la celebre ballerina nera americana Katherine Dunham, che portava in giro per il mondo una sua troupe costruita intorno a intenzioni e valori etnici e femministi. Si aggregò con forbici, ago e ditale. Per la Dunham disegnò e realizzò materialmente costumi fluttuanti ed economici.

Quando tornò a Londra non furono poche le amiche di famiglia che le chiesero di creare vestiti per loro. Si sposò una prima volta nel 1954. Divorziò. Lo stesso anno sposò Renato Fratini, italiano, illustratore specializzato in manifesti cinematografici e copertine di libri popolari. Nel 1964 una sua linea compariva sulle riviste di moda. Nella swinging London, quella di Carnaby Street e delle fibre artificiali, Gina rimase fedele ai tessuti naturali e morbidi della sua infanzia in India e delle danze vaporose di Katherine. Nel fatidico ’68 tornò a divorziare, ma mantenne il nome di Gina Fratini.

Divenne la stilista inglese per eccellenza, moderna e fluttuante, sia che curasse il giardino sia che che entrasse nel recinto del peso alle corse di Ascot. Fra le sue clienti affezionate c’erano donne famose, attrici e principesse. E se l’amica Diana Spencer non le chiese di disegnarle l’abito per il matrimonio con il principe Carlo, Elizabeth Taylor indossò un suo caftano di seta per le seconde nozze con Richard Burton.
È morta giovedì 25 maggio.

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