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Sembra giustizia ma è gogna mediatica. Anche quella contro Formigoni

settembre 24, 2012 Daniele Ciacci

Maurizio Tortorella, vicedirettore di “Panorama”, discute con tempi.it del rapporto fra procure e redazioni: «Non è dignitoso che un giornalista faccia “copia e incolla” dei documenti che la procura gli passa sottobanco»

Carcerazione preventiva e giustizia politicizzata. Due argomenti che nella serata di venerdì, all’incontro Aspettando giustizia organizzato da Tempi a Milano, hanno avuto profonda risonanza. Le testimonianze del generale Mori, di Renato Farina e di Ottaviano Del Turco sono rappresentative di una giustizia che si mischia con la stampa, diventando una raffigurazione inquietante della società italiana. Tempi.it ne parla con Maurizio Tortorella, vicedirettore di Panorama e autore di un bel libro, La gogna (Boroli editore).

Quando nascono i primi processi a mezzo stampa?
Tutto comincia con Tangentopoli. Anzi, ancora prima, quando nel 1989 una nuova modifica alla procedura penale cambia il procedimento tradizionale. Mentre prima le indagini erano portate avanti congiuntamente da due magistrati, il pubblico ministero e il giudice istruttore, che avanzavano congiuntamente, da quel momento il pm diventava l’unico titolare dell’azione penale. La polizia giudiziaria inizia a dipendere da lui. Per un tempo illimitato il pm decide su intercettazioni, perquisizioni e arresti, ecc. Nella sua azione diventa completamente libero. Ogni atto, poi, passa al vaglio del giudice preliminare, ma solo successivamente all’azione del pm. Non appena l’atto va a finire tra le mani dell’avvocato difensore dell’imputato e del giudice, diventa automaticamente pubblicabile. Spesso i pm hanno “amici” che lavorano in testate giornalistiche di cui condividono la visione politica. Questa stampa non aspetta la fine del processo, né tantomeno intervista la controparte, per gettare fango su imputati di cui non è ancora stabilita la colpevolezza.

Perché si è modificata la procedura penale?
Si intendeva migliorare le nostre procedure penali. Il nostro codice aveva caratteristiche arretrate, ben lontane da quelle europee, considerate più moderne. Ma la cura è stata peggiore della malattia che si voleva debellare. Questo meccanismo infernale funziona anche laddove l’avvocato dell’indagato rifiuti di ritirare l’interrogatorio. È il caso di Guido Bertolaso. Sono usciti sulla stampa dei virgolettati di un interrogatorio che non potevano che venire dall’accusa, perché la difesa ha rifiutato il ritiro dei documenti. A quanto pare, è necessario sentire soltanto l’accusa per redigere un articolo.

La “gogna” mediatica colpisce tutti indiscriminatamente o ha una certa predilezione verso un colore politico?
Il garantismo non è un’idea molto praticata in Italia. Un tempo, fino agli anni Settanta, era la sinistra a essere garantista, a fronte di una destra forcaiola che chiedeva più galera, pene pesanti e l’uso della custodia cautelare. Adesso, le parti si sono invertite. È la sinistra forcaiola a chiedere misure pesantissime, mentre il centrodestra ha un orientamento garantista.

Pubblicare stralci di documenti prima della sentenza segue la deontologia professionale?
Si dovrebbero ascoltare più voci e diversi punti di vista prima di toccare temi così delicati. Trovo mortificante che in troppi casi un pezzo si risolva aspettando che dalla procura arrivino delle carte. Non è dignitoso che un giornalista faccia “copia e incolla” dei documenti che la procura gli passa sottobanco. Se consideri che il pm di Palermo, dopo che Panorama ha pubblicato parte dell’intercettazione tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino, ha smentito di aver passato lui stesso le carte, giustificandosi che Panorama non è un giornale “amico”, ti spaventi. Perché significa che ci sono media “amici” e media “nemici”. E quelli amici, inevitabilmente, sono dello stesso colore politico del magistrato in questione.

La carcerazione preventiva e le lungaggini della giustizia italiana aiutano “la gogna”?
Certo. Nello Rossi, procuratore aggiunta a Roma e appartenente a Magistratura democratica, ammette che oggi ha più impatto un arresto di una sentenza di primo grado. Perché? Sul piano emotivo, l’immediatezza di un arresto ha più effetto di una sentenza, che impiega anni prima di essere confermata o smentita. Nessuno più segue i processi – come quello di Ottaviano Del Turco – perché questi si svolgono sui giornali. Il vero processo è di carta.

Come nell’affaire Formigoni?
Sì. Fa parte dello stesso gioco.

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16 Commenti

  1. monica scrive:

    è ingiusto che Simone sia in carcerazione preventiva.

    • ACHILLE LISSONI scrive:

      Perchè se per i reati di cui è accusato il codice penale lo prevede ?

      O Simone non è un cittadino come tutti gli altri ?

      • malta scrive:

        ma ci arrivi o no che la legge non è vangelo? può una legge essere sbagliata? ma nooooooo: il nostro parlamento, guidato dalla nostra costituzione redatta insieme a comunisti che andavano esiliati per intelligenza col nemico e invece gli intitoliamo le strade, emanare qualcosa contro l’uomo? figurati…. i nostri illuminati parlamentari come la bindi e compagnia, che seguono il vostro papa enzo bianchi, rinnegatore del vangelo a beneficio della costituzione pensano alla fonte della moralità lo stato.

        • ACHILLE LISSONI scrive:

          Prenditela con Daccò che ha messo Simone nella merda.

          Ma a quanto pare Simone nella merda ci è sempre stato volentieri.

          E quando uscirà sarà più bello e più ricco di prima.

      • Charlie scrive:

        Quello che è previsto è di tenere in carcere a marcire i detenuti senza mai rinviarli a giudizio.

  2. Pasquale scrive:

    Al di la di ogni ideologia o appartenenza politica le sembra giusto che una persona sia in carcere da mesi in maniera preventiva. Qsto vuol dire che se prima o poi i giudici decidessero che qsta persona fosse innocente lui cmq si sarà fatto mesi mesi in carcere in condizioni peggio delle bestie. Io solo qsto voglio dire,ci può essere una modalità migliore e più umana di gestire qsto. Poi se qlcuno e’ colpevole di qlche reato che paghi e stia in carcere il tempo dovuto. E si ricordi caro Achille che qsto nn lo dico solo per Simone ma per tutti.

    Saluti

    • ACHILLE LISSONI scrive:

      Si mi sembra giusto quando i reati contestati rappresentano un grave danno sociale e quando l’indagato, in libertà, può attivamente darsi da fare per inquinare le prove.

  3. malta scrive:

    Lissone, forse è più chiaro questo esempio.

    In un convento NON FRANCESCANO (i memores non fanno voto di povertà, ‘gnurant come tutti quelli che scrivono sui tuoi giornali) i frati si accorgono che UN LORO FRATELLO (dove sta scritto che è un capo di cl, è uno che lavora come gli altri: hai capito o sei scemo?) viene fotografato in mini-slip su una barca di lusso piena di gnocche in bikini succinti.

    Poi scoprono anche che si fa delle vacanze di extra-lusso ai Caraibi.

    Poi scoprono anche che si è comprato una villa in Sardegna per tre milioni di euro.

    Nessun reato ovviamente. Ma i buoni frati francescani, ESSENDO BUONI e non MANETTARI come te e i tuoi amici, prendono il loro priore e in privato gli fanno notare che non è opportuno.

    I ciellini FANNO LO STESSO. Il loro memores domini fa tutte queste cose ? E allora? Commette qualche reato?

    Quindi, se i capi ce lo ordinano, lo votiamo lo stesso. INVECE, io LISSONE che ho la testa e credo di poter capire la realtà leggendo il fatto e repubblica dei miei coiotes, la mia pensione – che mi viene pagata dai giovani – anzichè fare del volontariato e restituire alla società quello che i giovani versano per i vecchi come te, la passo ad insultare i ciellini e ad accrescere il risentimento nei confronti di chi – al contrario di te – non la pensa come Travaglio ed Ezio Mauro

    assorrata

    • ACHILLE LISSONI scrive:

      I memores domini non fanno voto di povertà ?

      Magari non fanno nemmeno quello di castità.

      Magari non fanno nessun cazzo di voto.

    • ACHILLE LISSONI scrive:

      Caro Malta Testa di Carron

      prova tu ad aggiornarti su quali principi si basa la vita dei MEMORES DOMINI o GRUPPO ADULTO.

      Se poi Roberto Forchettoni si spaccia per memores domini ma non lo è peggio per i fessi che gli credono.

      • malta scrive:

        Meglio essere testa di Carron che testa di cazzo

      • Gerolamo scrive:

        Scusi Lissoni, ma ai ciellini cosa interessa come vive Formigoni il Gruppo Adulto? Sono forse fatti loro? Oppure, come penso, la questione per cui si agita tanto altro non è che moralismo fatto sulla vita degli altri?
        Cosa cambia per me, laicametne parlando, se Formigoni va in barca insieme alle donne oppure sta a casa a pregare? E cosa cambia per me ciellino? Assolutamente niente, perchè non lo voto in quanto ciellino ma perchè applica il modello sociale della chiesa, avversato esplicitamente da tanti altri sedicenti cattolici in politica.

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