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“E vissero felici e contenti”, manuale di sopravvivenza matrimoniale

febbraio 1, 2015 Benedetta Frigerio

Il libro dello psicologo Roberto Marchesini analizza la crisi dei rapporti di coppia cresciuta in un clima culturale che nega le differenze tra maschile e femminile

marchesini-libroCome mai tanti innamoramenti sinceri non si traducono in matrimoni felici? Perché sposarsi con i tempi che corrono? Si può litigare e sdrammatizzare o divertirsi per amare di più? «Il libro di Marchesini parte dalla vita e non dalla teologia, ma dentro la vita c’è scritto tutto il piano del Creatore». Così Andrea Brugnoli, il sacerdote promotore delle “Sentinelle del Mattino”, introduce E vissero felici e contenti (edizioni Sugarco, 114 pagine, 12 euro) il “manuale di sopravvivenza per fidanzati e giovani sposi”, scritto dallo psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini, che analizza in modo divertente ma profondo l’origine della crisi moderna della famiglia.

ELIMINARE I SESSI. Gli argomenti toccati sono i più vari. Si va dai rapporti del 1948 di Alfred Kinsey, il essuologo che, finanziato dalla Fondazione Rockfeller, affermò, manipolando i dati, che ogni comportamento sessuale era naturale, al femminismo radicale, che attraverso la modifica del linguaggio ha proposto di liberare l’uomo attraverso una lotta tra i sessi. Fino al referendum sul divorzio che ha trasformato le relazioni familiari: le parole «dignità e sacrificio» sono state sostituite con «piacere e divertimento». Di qui il circolo vizioso, perché «se ci si sposa per la gratificazione emotiva (…) per il sogno dell’abito bianco e della marcia nuziale», spiega l’autore «è bene prepararsi a una repentina separazione, ad un imminente divorzio».

UOMINI E DONNE SONO DIVERSI. Come «è possibile amare in modo gratuito, totale, disinteressato?». Per Marchesini non lo si può fare attraverso sforzi titanici, ma solo in modo «naturale». E, prendendo in prestito le parole di san Tommaso d’Aquino, l’autore ricorda che «soltanto l’amore autentico consegue la felicità accessibile all’uomo, mentre la ricerca diretta della felicità personale, in cui consiste l’egoismo, se la preclude». C’è solo un piccolo inconveniente, secondo Marchesini: dato il clima culturale, abbiamo scordato che «gli uomini e le donne sono diversi». L’autore esemplifica sdrammatizando con scene tipiche, come quella della moglie che rientra a casa e si lamenta dei colleghi e il marito che la interrompe proponendole una soluzione anziché compatirla. «Non mi ascolti mai!», dice lei mentre lui «si gratta la testa cercando di capire cosa avrà detto di tanto grave».
Sciocchezze, ma capaci di trasformarsi in veri drammi da portare nello studio del terapeuta. Peccato che sia tutto nella norma, dato che di fronte a un problema la reazione tipica dell’uomo è quella di risolverlo per sentirsi utile, mente la moglie tende a cercare comprensione. Basterebbe sapere «che il marito e la moglie funzionano in modi diversi» per sciogliere tutto «in una risata, anziché in una frustrazione reciproca». Basterebbe l’evidenza insomma, e ricordare che ci si sposa proprio perché «possiamo essere felici donando ciò che abbiamo, solo a patto che l’altro non abbia già ciò che possiamo donare».

QUESTIONE DI UNO SCARTO. È anche per aver dimenticato come affrontare questioni assai banali che Marchesini ha visto incrinarsi tanti matrimoni. I consigli dell’autore lasciano spazio infine a un piccolo ma profondo saggio di Roberta Vinerba sugli stadi dell’amore e all’invito alla lettura di Costanza Miriano: «Ottenere conferma di quello che si era sempre intuito è sempre una pacchia (…). Si analizzano situazioni, si offrono soluzioni (…). Ed è come fare quello scarto che permette, a chi stava dietro la colonna, di vedere tutto il mondo che c’è fuori dal colonnato, quando lui pensava che ci fosse solo un muro davanti a sé».

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23 Commenti

  1. Filomena^^^ scrive:

    Per essere chiari e non cadere nell’equivoco della contrapposizione sterile nella discussione della qualità dei rapporti all’interno della coppia bisognerebbe secondo me spostare il focus della discussione dalle persone ai comportamenti interelazionali.
    Ogni comportamento presuppone una azione e di conseguenza il potere che ne deriva per essere in grado di compiere sull’azione. Dunque la questione è la gestione del potere in rapporto alla dignità delle persone che pur voi in qualche modo, sia pure spesso contraddittorio, riconoscete ad entrambi i componenti della coppia. Se come dice anche la Miriano, all’interno della relazione l’ultima parola sulle decisioni da prendere sarebbe connaturata all’uomo, è chiaro che c’è uno squilibrio di potere all’interno della coppia e dunque non si può dire che ci sia pari dignità tra uomo e donna visto che chi ha il potere di decidere è in definitiva l’uomo.
    La decisione finale dovrebbe, in un rapporto sano, essere il frutto di mediazione tra posizioni diverse, sia pure dettate da sensibilità diverse ma dove nessuna delle due ha la prerogativa del potere sull’altra. Qui non si vuole mettere in discussione le eventuali differenze, anche perché tutte le persone sono diverse a prescindere dal sesso, qui si vuole discutere di dignità, che non ci può essere se una delle due parti deve accettare per principio le decisioni dell’altro considerato fonte di decisione ultima sui comportamenti da tenere. Avere la possibilità di far valere “democraticamente” le proprie idee all’interno di una relazione è il presupposto per una vita di coppia sana, basata sulla dignità delle persone. Questo è il punto, il resto sono stereotipi.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Per non cadere negli equivoci, caro Filomeno, di solito è più sufficiente saltare a piè pari le tue palloccolosissime chiose.

    • Michele scrive:

      “La decisione finale dovrebbe, in un rapporto sano, essere il frutto di mediazione tra posizioni diverse, sia pure dettate da sensibilità diverse ma dove nessuna delle due ha la prerogativa del potere sull’altra.”

      E’ auspicabile la mediazione (ma alla fine non rischia di essere un compromesso al ribasso che lascia insoddisfatti entrambi?), ma se le posizioni su un determinato argomento sono difficilmente conciliabili, tali che anche un compromesso comporti da parte di entrambi un sostanziale abbandono delle tesi precedentemente sostenute, che si fa?

      • Filomena~~ scrive:

        Una soluzione, sia pure entrambi rinunciando a qualcosa in nome dei sentimenti che uniscono una coppia, la si dovrebbe sempre trovare, se i sentimenti sono veri. Del resto la convivenza presuppone che entrambi debbano rinunciare a qualcosa, l’importante è non rinunciare ad essere se stessi perché altrimenti prima o poi si prendono strade diverse e questo è l’inizio della fine di un rapporto Poi è chiaro che se le posizioni sono inconciliabili su temi fondamentali nel rapporto, allora non c’è ragione di stare più assieme.

        • giovanna scrive:

          Ma di quali sentimenti parli, cara barbuta ?
          Non c’è traccia di sentimenti, manco per sbaglio, in nessuno dei tuoi pallosissimi scritti, pallosissimi all’unanimità, solo disquisizioni sul potere all’interno della coppia e su come si debbano dividere al millesimo i lavori domestici.
          Riesci a cogliere l’enorme differenza di vita, di colore, di gioia. di umanità ( anche quando si parla di problemi della coppia, che la vita a volte è dura , ma è vita, non è morte ! ) che si respira in questo articolo e negli articoli di Costanza Miriano ?
          Alla fine nella vita conta essere felici, e tu sei di una tristezza e depressione unica.

          Se anche provassi una volta nella vita, per solo un secondo, una posizione più calda, affettuosa, con un sentimento , che si basi sull’amore…
          “per sciogliere tutto «in una risata, anziché in una frustrazione reciproca». Basterebbe l’evidenza insomma, e ricordare che ci si sposa proprio perché «possiamo essere felici donando ciò che abbiamo, solo a patto che l’altro non abbia già ciò che possiamo donare»”

          Secondo me questo calore umano è quello che cerchi, altrimenti non saresti giorno e notte, con barba o senza, appollaiata qui a trasmettere la tua noia e il tuo grigiore…ti auguro un giorno di vivere qualcosa di diverso dall’aridità che vivi oggi. Magari proprio questa aridità, così evidente e incontestabile, può essere un segnale per te, un’occasione da cui ripartire.

          Vado ad abbracciare mio marito e i miei figli, un pochino anche per te.

    • Cisco scrive:

      Certo che Filomena è veramente esilarante: sarei interessato a capire come sia possibile prendere decisioni democratiche all’interno di una coppia, dato che la coppia è formata da due persone! Certo, in caso di pareggio c’è sempre la possibilità di fare testa o croce…

      • Giannino Stoppani scrive:

        Paragonare il matrimonio a un organo collegiale in cui si decide a maggioranza è semplicemente ridicolo, poiché due che si amano non hanno bisogno di compromessi per realizzare il bene comune, visto che il rapporto di coppia consiste essenzialmente nel compiacersi della felicità dell’altro.
        Comunque, volendo fare un po’ d’ironia spicciola in forma di similitudine, bisognerà spiegare al Filomeno che, tra marito e moglie, in genere la cosa funziona come l’elezione del presidente della repubblica, dove la moglie è l’assemblea dei grandi elettori e il marito il presidente della medesima, ovvero la signora Boldrini. L’assemblea discute, vota e decide, la signora Boldrini proclama ufficialmente il vincitore.
        A dar retta al Filomeno il potere ce l’ha la signora Boldrini.

    • To_Ni scrive:

      In nome delle dignità vuoi inserire nel rapporto di coppia una sorta di bilancino che stabilisca un conto pari tra i coniugi.
      A me pare che non hai l’idea di una famiglia. E’ un accusa che ti ho sempre rivolto. Te la confermo.
      Già una tua frase passata, più volte ripetuta con varie sfumature (“Essere indipendenti materialmente è una questione di dignità sia per l’uomo che per la donna è non c’entra nulla col desiderio di fare qualcosa per gli altri o più in generale con gli affetti”) è indicativa di un modo sterile di concepire l’esistenza. Reputi il valore di una persona legato alla sua capacità economica. Secondo il tuo criterio una donna che riesce ad irradiare gioia nella vita ai suoi figli, renderli capaci di avere fede in se stessi, di essere sicuri e diciamolo (anche se suona così retorico), li fa essere amanti della vita ( o , pensando al marito, di dare forza ed equilibrio a questo), secondo te …..non vale nulla? Questa persona non ha dignità? E’ una semplice “mantenuta”? Io sono più dell’idea che piuttosto il marito non solo dovrebbe lavorare, ma nel contempo farlo con un sentimento di gratitudine verso di lei. Dignità elevato 100.
      Per quanto riguarda l’autorità e la tua idea piuttosto bislacca di una forma democratica tra i due, è sbagliata perché parte dal presupposto che i due sono uniformabili. Marito e moglie non sono uguali , hanno capacità diverse senza essere uno menomato rispetto all’altro. Io questa cosa amo dirla chiara: L’uomo ha l’attitudine ad esercitare una autorità, diciamo …funzionale, in ambiti in cui la donna non è in grado di esercitarla con la stessa capacità d’incidere. E’ più propenso sui figli ad insegnare cose, a guidare, a responsabilizzare condizionando il proprio affetto anche ad una disciplina, è in grado di frenare e controbilanciare gli impulsi di un adolescente che si crede onnipotente portandolo ad una certa ponderazione e, più di tutto, è capace ad istruirlo e ad insegnargli a battersi con i problemi che la società in cui è nato gli impone di affrontare. Un uomo è in grado di difendere la propria famiglia con più forza. E posso continuare.
      Questa autorità non è qualcosa di tirannico, ovviamente non investe tutti gli aspetti della relazione d’amore, è riconosciuta perché cerca il bene di tutti. Non sarebbe così, per esempio, io ai miei figli gli insegnerei a fare i biscazzieri o i papponi. Non si può tradurre in un arbitrio, non si può tradurre una padronanza su persone come se fossero cose. In tal caso mia moglie sputerebbe sulla mia di “autorità”.

      Tu queste cose non la capisci per un difetto d’esperienza. Tu vedi nemici con il quale puoi dividere un letto. Pensi che la generosità che spinge aldilà del semplice “tanto quanto” sia una sorta di perdita. Credo veramente che tu non ami, o che chiami amore una cosa secca, limitata, e calcolata.

      • Giannino Stoppani scrive:

        “Un uomo è in grado di difendere la propria famiglia con più forza”
        Intendi in senso meramente fisico, immagino.

        • To_Ni scrive:

          Decisamente in certe circostanze … si. E ne sono convinto. Ho una prospettiva precisa che me lo fa dire.
          La stessa prospettiva mi fa dire che una donna non teme nessuno se deve difendere il proprio figlio.

  2. Celso scrive:

    Personalmente non auspico lo sfascio di nessuna famiglia, ma non capisco questa maniacale opposizione al divorzio, questa ossessione tipicamente cattolica di voler tenere unito quello che non può più stare assieme. Il divorzio consente a uno/a che si è sbagliato/a la prima volta di rifarsi una nuova famiglia, quindi in un certo senso è a favore della famiglia perchè sostituisce a una famiglia malandata una famiglia meglio assortita. I secondi matrimoni sono, per mia esperienza, molto più felici dei primi. Ma, sempre in base alla mia esperienza, i più contenti di tutti sono quelli che, scampati ad un matrimonio infelice, vivono da single. Hanno riscoperto interessi e hobby, vivono relazioni appaganti e stimolanti con nuovi partners, viaggiano, studiano, leggono, ascoltano musica, frequentano spettacoli e mostre, respirano un’aria compleatamente diversa da quella dell’infelice e soffocante matrimonio in cui erano rimasti precedentemente intrappolati. Dovreste spiegare perché al piacere si dovrebbe preferire il sacrificio. La legge di natura, a cui sempre vi riferite, dice esattamente il contrario. Almeno secondo la mia esperienza. Ma, lo ammetto, sono un relativista.

    • Su Connottu scrive:

      Un vero relativista con la R maiuscola non dovrebbe avere, per definizione, alcuna relazione stabile e, per coerenza, dovrebbe correre a sterilizzarsi.
      Siccome purtroppo ciò non accade, non ci sono più i relativisti di una volta, ne consegue che il relativismo, nella totalità dei casi, non è altro che il paravento ideologico posto davanti all’inettitudine affettiva.

      • Celso scrive:

        Un relativista può fare quello che vuole: può avere una relazione stabile o instabile, sterilizzarsi o non ecc. ecc. Fa le proprie scelte liberamente, sulla base della propria coscienza ed esperienza, non ha la pretesa di avere la verità in tasca e men che meno di imporla agli altri.

        • To_Ni scrive:

          Bisogna vedere se un relativista che pensa di non aver la verità in tasca faccia o meno delle fesserie che si impongano poi agli altri come danni. Se il relativista si sposa mette al mondo dei figli è poi si accorge che gli mancano gli hobby di gioventù ed è malinconico per questo si rivela per la famiglia prima e per la collettività poi una vera iattura. E’ facile buttarla sulla propria “coscienza”.

          • Giannino Stoppani scrive:

            Di solito il relativista che rimpiange il calcetto con gli amici (eh, eh, eh!) o è quello che un tempo si è sposato sotto l’effetto di sostanze psicotrope, o è quello che un giorno ha scoperto di avere sparse sulla cervice tante corna quante ce ne sono in un corbello di chiocciole…
            Siamo seri.
            Ma veramente questi pensano che la vita matrimoniale sia un sacrificio?

  3. filomena____ scrive:

    Se uno non sta bene dentro alla coppia e per rispondere a degli obblighi, snatura se stesso, non ha nulla da dare a nessuno, mentre che meno all’altro o agli eventuali figli, oltre a farsi male da solo. Se quelli che voi definite doveri non sorgono spontaneamente, non si va da nessuna parte perché se una persona è sana di mente non si vota al sacrificio fine a se stesso. Sarebbe autolesionista, oltre che svolgere malissimo quei doveri.

    • giovanna scrive:

      Tua mamma, cara barbuta, si è mai alzata di notte quando eri una neonata ?
      Le sorgeva spontaneamente la voglia di alzarsi la notte, spesso, per un bambino appena nato, più volte per notte, oppure era un sacrificio che faceva per amore ?

      Sempre che tua madre si sia mai alzata la notte per te , probabilmente ti lasciava piangere e forse anche per questo non sei capace di affetto.

      • Giannino Stoppani scrive:

        In Toscana si direbbe: “e un ti pare i’ vero d’alzarti pe’ i’ tu’ figliolo!”
        Ma ripeto:
        siamo sicuri che la vita coniugale sia un sacrificio perché non si può dedicarsi agli hobby?!?
        Ma che cavolo di concezione della vita hanno questi?!?

        • to_Ni scrive:

          In tutta sincerità è difficile capire cosa si intende con “rinunciare agli hobby” . Io la corsa serale continua a farla, ogni tanto la partita a calcetto o a tennis. A meno che ci troviamo di fronte a degli Indiana Jones che nel tempo libero cercavano manufatti nelle foreste del Borneo.
          Più probabile che non si vuole crescere, ma allora è meglio non sposarsi piuttosto che dileggiare il matrimonio o trasformarlo in una fesseria a propria misura.

      • Lela scrive:

        Giovanna, Filomena, per sua stessa ammissione, non è madre, nemmeno moglie. Certe cose non le capisce neanche a spiegarle.
        Filomena, se tu mi urti con l’auto, non mi viene spontaneo di trattarti civilmente. Mi viene spontaneo fracassarti il parabrezza con un cric. Aboliamo i reati di vandalismo? Mica è spontaneo. Prevengo l’obiezione: ma il vandalismo lede il diritto del proprietario… Ebbene, il tradimento e l’abbandono ledono il diritto del coniuge e dei figli. Il matrimonio NON È un affare privato che si basa sulle farfalle nello stomaco.

        • lo Statista scrive:

          Questo lo dici tu che il matrimonio non è un affare privato! Il fatto che sia citato in Costituzione è il riconoscimento che il legame affettivo sta alla base del sostentamento reciproco dei coniugi, ai quali sopperisce lo Stato quando uno dei due viene a mancare. E questo in presenza o in assenza di figli!

          • To_Ni scrive:

            Cosa vuoi dire? La Costituzione riconosce un “legame affettivo”? La Costituzione “riconosce” (non crea … perché la trova bella e fatta da millenni) i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

    • To_Ni scrive:

      Io non conosco nessuno che fa qualcosa di serio nella vita , intendo qualcosa in cui crede fermamente, se lo fa “finché gli va”. Non vedo perché la vita di coppia come possa sottrarsi a questo principio.
      Lo “spontaneamente” è l’alibi di superficialità, pigrizia e, peggio di tutto, egoismo. Ed è paradossale che parli di “sacrificio” addirittura “fine a se stesso” manifestando che non dai nessuna importanza alla persona che hai d’avanti alla quale se dici le parole “ti amo” in questo dovresti includere che vuoi il bene per la sua vita. E che questo bene lo vuoi in tutte le condizioni (inclusa malattia o altro). Brutto che parli di autolesionismo perché dimostri che c’è una dimensione sconosciuta d’umanità e che sei ferma ai tuoi umori.

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