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Sia diffuso in tutte le case il Cristo crocifisso all’utopia comunista di Evo Morales

luglio 20, 2015 Renato Farina

Propongo un’interpretazione autentica dello strano soprammobile regalato dal presidente della Bolivia a papa Francesco: Cristo inchiodato ai cancelli dei Gulag

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Pubblichiamo la rubrica di Renato Farina “Boris Godunov” contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Evo Morales, dando al Papa un Cristo inchiodato alla falce e martello, ha scritto una pagina memorabile di verità storica. Non lo sapeva, questo svalvolato presidente della Bolivia, di tirare un boomerang in testa alla sua trovata da birbante in fiera. Ma ha costretto tutti a pensare al rapporto tra il sangue dei martiri, dei povericristi, e del loro capostipite Nazareno, con la spaventosa epopea del comunismo. Boris ne sa qualcosa, quanti fratelli, e padri e madri, e figli e figlie russi, giacciono sotto quella falce e quel martello.

Non fermiamoci lì però. Cristo è stato appeso al filo spinato di Auschwitz. Anche alla croce uncinata del nazismo. Così mentre parliamo è alla mercé delle bande dell’Isis. Lo inchiodano le banche ai loro derivati, e le multinazionali, che tengono le briglie ai governi occidentali, lo flagellano giocando con il cacao e il caffè. Inchiodiamo Cristo, più in piccolo, ai nostri telefonini e all’indifferenza davanti a chi soffre. Non sto facendo graduatorie, mi fermo al catechismo dov’è scritto che a condannare a morte Gesù sono stati i nostri peccati. Per cui guai a scivolare nell’ideologia dell’anti-ideologia come ho visto troppo spesso fare con le migliori intenzioni.

Propongo dunque un’interpretazione autentica dello strano soprammobile, non so come chiamarlo, apparso sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Il fatto è noto. Qualora sia sfuggito, riassumo. A La Paz, Morales prima gli ha messo al collo, e poi ha posto nelle mani di Francesco, una composizione che comprendeva la falce, il martello e, inchiodato a questi elementi a guisa di croce, così da formare un tutt’uno, Gesù in agonia. Il Papa è apparso prima sorpreso, imbarazzato, poi ha sorriso.

Nostro Signore appeso ai cancelli dei Gulag
Solo chi ha un’idea fuori della realtà del Papa può credere che egli abbia voluto, accettando quel dono, accettare l’identificazione di cristianesimo e comunismo. Di certo questa era la precisa intenzione di Morales. Il quale non ha fatto sapere ai collaboratori del Pontefice che intendeva fare questa sorpresa, e confidava – con successo, bisogna ammettere – di farsi propaganda tra i poveri del suo Paese e di conquistare popolarità a sinistra. Chiara la strategia: incoronare il compagno Bergoglio come presidente dell’internazionale marxista-leninista e cheguevarista mondiale, incorporarlo nella sua congrega.

Io penso però che quel monumento estemporaneo di duro ferro debba essere propagandato, diffuso, messo nelle case come la condanna più forte e simbolicamente persuasiva del comunismo. Io lo traduco così: la falce e il martello sono la Croce a cui è stato inchiodato Cristo nell’ultimo secolo. Ha fatto centoventi milioni di morti, il comunismo. Tra essi vescovi, preti e suore a migliaia, e semplici fedeli a milioni. Quel Cristo è stato inchiodato ai cancelli dei Gulag. Si potrebbe proporre a un artista di immaginare Nostro Signore inchiodato persino a qualcosa che simboleggi l’ipocrisia clericale, tanto è vasta la gamma dei peccati.

Ma il comunismo ha qualcosa di diabolico. Ha trasformato le buone intenzioni di giustizia nell’orgoglio demoniaco di costruire il paradiso in terra. Cristo muore appeso a quel simbolo. Non è il comunismo che salva, anzi il comunismo uccide, e inchioda alla falce e martello i povericristi.

Stiamo attenti anche a non inchiodarli noi, quei povericristi, con la nostra presunta superiorità di credenti. Non siamo degni. Valgano questi versetti di Rainer Maria Rilke:

«Questi giorni di angustie/ sono il tempo in cui tutto in noi/ lavora per lui.// Sii paziente e di buona volontà/ il minimo che puoi fare/ è di non resistergli più di quanto/ la terra resiste alla primavera/ quando essa viene».

Foto Ansa


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75 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    farina ma dove vivi? stai bofonchiando astruse giustificazioni. sembri lombardi.

  2. yoyo scrive:

    È la cosa che ho pensato fin da subito: è una riedizione involontaria (da parte di Morales) del celebre uomo crocifisso alla falce e martello, che è uno dei più noti simboli anticomunisti.

  3. Max scrive:

    Anch’io ho pensato subito alla falce e martello quali strumenti di supplizio dei cristiani (effetto boomerang). Come tanti altri, ad esempio come un lettore di Avvenire, le cui considerazioni sono state pubblicate sul quotidiano Cei qualche giorno fa. E chissà quanti altri ancora, in tutto il mondo, avranno avuto la stessa impressione…

  4. dodi scrive:

    anche io ho pensato la stessa cosa,il diavolo fa le pentole non i coperchi.

  5. Aldorisio scrive:

    Il marxismo, filosoficamente parlando, è inconciliabile con il Cristianesimo ad iniziare dall’idea faustiana e prometeica che lo pervade e per la quale il Regno sarà realizzato immanentisticamente e per opera umana e solo umana. Questo comporta anche che per Marx non ha alcuna importanza la giustizia sociale, quale principio etico religiosamente fondato, perché per lui tutto si riduce a mero movimento storicistico della materia biologicamente ed economicamente valutata ed a riappropriazione da parte dell’uomo della sua volontà di potenza (sì, tra Marx e Nietzsche ci sono collegamenti!) alienata dalle consolatorie illusioni religiose che sarebbero soltanto a servizio del dominio di classe.

    Quindi, non è al marxismo né al comunismo che bisogna guardare quando si tratta di giustizia sociale e persino di “socialismo”. Sono esistiti socialismo non marxisti. E’ esistito persino un socialismo nazionale.

    Esiste, e per me è la stella polare, ancor più ed ancora prima della Dottrina Sociale Cattolica un Cattolicesimo sociale intrinsecamente radicato nella Tradizione.

    Credo che Papa Bergoglio, come nota Franco Cardini, si porta dietro questo tipo di Cattolicesimo eredità delle esperienze dei gesuiti settecenteschi del Paraguay come anche del cattolicesimo popolare e mariano dell’America Latina che è stato in fondo il bordo di coltura anche di fenomeni populistici come il peronismo.

    Su quanto questo possa portare ed abbia portato anche a posizioni disequilibrate di certa teologia della liberazione (di certa, non di tutta) è noto e giustamente tali posizioni non hanno avuto l’avvallo da Roma.

    Ma cadere nell’opposto errore, quella della teologia dell’accumulazione o della teologia del capitalsimo (Novak, Nehaus, Weigel), come ha fatto tante “destra cattolica” italiana ed occidentale, è proprio quanto si deve con forza oggi respingere perché, finita la teologia della liberazione, è la teologia del capitalismo, l’ordoliberismo, senza se e senza ma, l’ideologia – e sottolineo IDEOLOGIA (la sottolineatura è dovuta al fatto che essa pretende di presentarsi come aneideologica posizione rispettosa del “diritto naturale”) – prevalente e più mortifera.

    • yoyo scrive:

      Gli antisemiti di professione che discettano di cattocomunismo, per poi giungere alla conclusione che l errore più grave rimane quello che loro immaginano, sono la cosa più spassosa del mondo.

      • yeye scrive:

        Lei invece e’ un leccapiedi di professione, che unisce malafede a ignoranza. I suoi filosemitismi non le serviranno nell’altro mondo. Lei sta dalla parte del sinedrio.

        • yoyo scrive:

          Informazione riservata: gli ebrei si salvano pure oggi anche senza convertirsi, perché hanno una bazzecola chiamata Alleanza, mentre dei fioislamici non si sa.

          • yeye scrive:

            Appunto. Quindi per lei Cristo e’ irrilevante.

            • yoyo scrive:

              Per me no. Per voi Maometto è un vero profeta.

              • yeye scrive:

                Per me no. Ma se gli ebrei si salvano, Cristo per lei e’ irrilevante. Le hanno dato per caso trenta denari?

                • yoyo scrive:

                  Cristo è salvatore di tutti, anche degli ebrei. Come insegna S. Giovanni Paolo II, si salvano comunque per i meriti di Cristo, se vivono con sincerità la legge mosaica, che per loro continua ad esistere come in una parentesi speciale. Si chiama misericordia.

      • Aldorisio scrive:

        @Yoyo

        Ho letto in un altro post che lei ha dato del cattocomunista dichiarato ad un Servo di Dio ( mons. Helder Camara”) oltre ad affermazioni che denunciano una sua profonda carenza culturale e non solo.
        Quest’ultimo commento conferma questa sua profonda carenza nell’ uso della ragione di cui lei così spesso parla a sproposito.
        Conferma anche come alcuni commentatori in questo sito abbiano ragione a non replicare ai pochi trolls che lo infestano. Lo farò anch’io con lei.

        • Focauld scrive:

          @Aldorisio

          Fai una fatica inutile con questa persona. Probabilmente non sa neanche che significa Servo di Dio. E’ troppo impegnata a lodare le spinte giudaizzanti e relativiste evangelical che fanno pressione all’interno della Chiesa Cattolica (senza rendersene conto, naturalmente).

          • yoyo scrive:

            1. Servo di Dio significa, nel caso di don Herder, candidato (ancora molto teorico. Il processo è agli inizi) teorico alla santità canonizzata. E ci sono buoni presupposti dottrinali perchè, a differenza di Romero, non la raggiunga.

            2. Se volete rimanere fermi ad una spiritualità da preghiera pro perfidis fate pure, ma fuori dalla Chiesa ci siete voi, non di certo i presunti pastori giudaizzanti.

          • Aldorisio scrive:

            @Focauld

            perbacco aveva ragione lei : questa persona si crede che Servo di Dio sia una sorta di impiegato in attesa dello scatto e magari passibile di licenziamento.

            E sempre secondo questa logica teo-meritocratico-legalista by-passa per coloro che si dichiarano ebrei la conversione alla Verità (Cristo) sostituendola con la pedissequa farisaica osservanza della legge mosaica (ma sarebbe meglio dire talmudica).

            • underwater scrive:

              Yoyo ha ragione: il processo di Camara è appena agli inizi. Voi mettereste sul altare pure Goebbels.

              • Francesco scrive:

                Nickname appropriato ! Hai affogato la capacità di leggere i commenti e soprattutto di capirne il senso.

  6. Leo scrive:

    La tragedia di Israele fu che non rimase fedele all’alleanza con Dio. Nonostante i molti appelli di Dio attraverso i profeti e i capi, la sua alleanza con Mosè venne tradita ripetutamente.
    I profeti, più tardi, cominciarono a capire che l’iniquità e la debolezza umana rendono impossibile al popolo rispettare l’accordo con Dio.
    Attraverso di essi Dio cominciò ad annunziare che avrebbe stipulato una nuova ed eterna alleanza:
    non esteriore ma interiore, cioè non scritta su tavole di pietra come i dieci comandamenti, ma scritta nell’intimo dei cuori di tutti noi.
    Cosa ancora più sorprendente, non si sarebbe più limitata agli Ebrei, ma si sarebbe estesa a tutti gli uomini.
    Dire “gli ebrei si salvano pure oggi anche senza convertirsi, perché hanno una bazzecola chiamata Alleanza, mentre dei fioislamici non si sa” è una bestialità a più livelli :

    la salvezza avviene solo in Cristo realmente presente nell’Eucaristia : che poi questo approdo a Lui avvenga anche per chi cristiano non è se nella sua vita ha amato (Mt 25,31-46) è certamente valido per gli ebrei, come lo è per gli islamici, i buddisti, gli scintoisti, e tutti gli uomini di Buona Volontà. Perchè l’Alleanza è diventata Nuova Alleanza per tutti gli uomini.

    • pippo scrive:

      Qualcuno porti in manicomio il bestemmiatore yoyo.

      • yoyo scrive:

        Io non manco di rispetto al popolo del Messia.

      • Martino scrive:

        Dimmi un po’, pippo, Gesù, Maria, gli Apostoli, Giovanni Battista, Elisabetta e tanti altri, a quale popolo appartengono?
        Tutti Santi, sia ben inteso.
        Come disse San Giovanni Paolo alla sinagoga di Roma: siete o nostri fratelli maggiori. E lo sono veramente!

        Se pensate che non sia così, non siete Cristiani.

        COME PUOI AMARE DIO CHE NON VEDI, SE NON AMI IL FRATELLO CHE VEDI?

    • yoyo scrive:

      Questo è quello che professo anche io, ma senza secondi fini genocidi.

      • yeye scrive:

        Il popolo del messia: il sionista da salotto non ha letto san paolo. Non c’e’ piu’ ne’ giudeo ne’ greco… cristianesimo razziale, addirittura, con un occhio a wall street e l’altro al modernismo piu’ giudeocentrico. Ricordo pure che la teologia della sostituzione e’ dottrina, altrimenti Cristo si sarebbe incarnato per tutti, tranne che per gli ebrei, in palestina. sui genocidi, ricordi quelli portati a termine (indiani d’america) e quelli in corso (palestinesi), e non quello politicamente correttissimo che costituisce la fonte della sua interessata devozione. Vada da uno psicologo, i suoi amici ebrei, fondatori della disciplina, lo aiuteranno a risolvere le sue turbe.

        • yoyo scrive:

          La teologia della sostituzione nel senso razzista che gli date voi è stata sepolta dalla Nostra aetate.

  7. Babbaluciu scrive:

    Comunque è interessante (ed inquietante) vedere ciò a cui porta la giudaizzazione/protestantizzazione dei fedeli cattolici.
    Si giunge a sparare a zero su un Servo di Dio (titolo che il vescovo d’origine del candidato alla canonizzazione conferisce, quando ritiene che ci siano fondati elementi per affermare che egli/ella ha vissuto cercando di conformarsi radicalmente al Vangelo nelle azioni e nelle parole e (per quanto è possibile intuire) nei pensieri e nei sentimenti), si considera sufficente alla salvezza il rispetto del Talmud (Il giudaismo da secoli ha voltato le spalle alla legge mosaica, surrogandovi il Talmud, quinta essenza del fariseismo) e si mette in dubbio l’estensione della Nuova Alleanza agli islamici perchè “non si sa”.
    Quindi, mentre (giustamente) si deve pregare perchè tutti gli uomini approdino e incontrino Cristo, se ne deduce che per due categorie di persone fare questo è superfluo
    a) Gli ebrei, visto che basta che applichino (sinceramente, si intende) la legge mosaica e che sennò si rimane fermi ad una spiritualità da preghiera pro perfidis.
    b) Gli islamici che….non si sa.
    Alla faccia di quello che dice Gesù Cristo, nel versetto riportato da Leo (Mt 25,31-46) e non solo.

    • yoyo scrive:

      1. Servo di Dio non vuol dire già sul altare. Ed insisto che con Camara dei problemi ci sono.
      2. Che un ebreo sincero si possa salvare non nega la necessità del Battesimo per la plenitudo salutis, ma si affida alla misericordia di Dio, che voi negate.
      3. Voi fareste santo chiunque odi Israele e l America, ma questi sono casomai titoli di demerito.
      4. La Nuova Alleanza si estende al islamico convertito, non al islamico convito.

    • yoyo scrive:

      Ci sono tanti cattolici protestantizzati, ma non sono quelli che credete voi.

      • yeye scrive:

        Quindi la chiesa per centinaia di anni e’ stata razzista. Ripeto: vada allo yad vashem con renzi a officiare il suo culto. Con il premier e netaniahu si trovera’ bene: sono amici di usurai, e usurai loro stessi.

        • yoyo scrive:

          La Chiesa ha sempre detto che Cristo ha inaugurato il nuovo Israele, non ha mai detto di maledire il vecchio.

          • yeye scrive:

            Lo dice il vangelo, che lei non conosce per troppa frequentazione del talmud. Legga la parabola del fico sterile, applicata da tutti i padri della chiesa alla vecchia alleanza da lei venerata, poi si faccia un esame di coscienza se ne ha una, e sparisca, col primo volo disponibile, a tel aviv, babbeo sionista.

            • yoyo scrive:

              La parabola del fico sterile non riguarda Israele, ma tutti noi, che, se avremo fede, faremo seccare altro che i fichi. Per tua sfortuna la Scrittura la frequento parecchio, come il breviario e la Comunione.

  8. Aldorisio scrive:

    Purtroppo alla tradizionale teologia della sostituzione è andata subentrando un po’ alla volta, quasi impercettibilmente per i fedeli non addetti ai lavori, la neo-teologia del “duplice soggetto messianico”, una neo-teologia che, però, per usare le parole di Paolo VI confidate a Jean Guitton a proposito delle dottrine spurie (“il fumo di Satana”) che egli vedeva penetrare nel tempio, non rappresenterà mai, anche se dovesse diventare prevalente, l’autentico pensiero della Chiesa. Per questa neo-teologia, l’antico Israele avrebbe conservato una sua via specifica ed esclusiva di salvezza, che ne fa un popolo privilegiato anche dopo l’Incarnazione e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Una via speciale che si affiancherebbe, senza incontrarla, a quella cristiana. Anzi, secondo la neo-teologia, il Cristianesimo stesso altro non sarebbe che un sotto-prodotto del giudaismo, una “trascendente fioritura messianica dell’ebraismo del primo secolo” sostiene un esegeta giudaizzante come il Rossi De Gasperis, maestro del defunto cardinale Carlo Maria Martini. In altri termini, il Cristo della storia apparterebbe integralmente al suo ambiente etnico-religioso e sarebbe ben altro dal Cristo della fede “inventato” dalla prima comunità cristiana

    • yoyo scrive:

      La diatriba sul Cristo storico non ha nulla a che fare con la teologia della sostituzione, come ti risponderebbe lo stesso Paolo VI, che non sei degno di citare a supporto delle tue tesi, che egli ha rigettato.

  9. yoyo scrive:

    Il fico sterile rappresenta si l antico popolo, sulla scorta di Geremia. Ma nessuno dei Padri della Chiesa si è mai sognato di considerarlo un giudizio perpetuo. Voi estendete le colpe di una parte di una generazione a tutti i seclli successivi. Questo giudizio irevocabile non spetta agli uomini, non è il loro potere, e se qualche esegeta si è azzaddato a giocare con il destino ultraterreno degli altri ha rischiato grosso per la sua di anima.

    • yeye scrive:

      Infatti. Il giudizio spetta alla chiesa, che lo ha emesso ed e’ irrevocabile. Gli ebrei, in quanto traditori, non hanno diritto alla parantesi speciale escogitata dalla sua mens di rabbino laico.La sfido a trovare una fonte autorevole anteriore al concilio vaticano ii e approvata dalla chiesa che consideri il giudaismo una via parallela. Il giudizio e’ senza appello, se non c’e’ conversione. Il fico secco riguarda noi, ma cio’ non esclude che l’antica alleanza e’ stata revocata, cio’ che lei stesso ammette implicitamente nella sua parziale rettifica. Immagino poi che assemblee lei frequenti.

      • yoyo scrive:

        Per la Chiesa gli ebrei rimangono l antico popolo eletto, da rispettare nella ua sacralità pur non condividendone le scelte.

        • Fokauld scrive:

          “da rispettare nella sua sacralità”

          Ho il vago sospetto che Yoyo e Underwater siano la stessa persona o quantomeno parenti, vista l’eguale poca dimestichezza con il ragionamento : – ))

  10. Aldorisio scrive:

    Anzi, aggiungo che secondo la neo-teologia, il Cristianesimo stesso altro non sarebbe che un sotto-prodotto del giudaismo, una “trascendente fioritura messianica dell’ebraismo del primo secolo” sostiene un esegeta giudaizzante come il Rossi De Gasperis, maestro del cardinale Carlo Maria Martini.

    In altri termini, il Cristo della storia apparterebbe integralmente al suo ambiente etnico-religioso e sarebbe ben altro dal Cristo della fede “inventato” dalla prima comunità cristiana. Augias e Pesce, nel loro libro intervista “Inchiesta su Gesù”, affermavano la stessa cosa quando dicono che Cristo è “ebreo” e “non cristiano”.
    L’ex cardinale di Parigi Jean Marie Lustiger, ebreo convertito, in linea con la neo-teologia, sosteneva che la funzione di Cristo sarebbe stata quella di portare il Dio d’Israele alle genti ferma rimanendo la via esclusiva e speciale riservata al popolo ebreo. Viene da chiedersi, però, come mai Lustiger, che come ebreo godeva, per diritto di sangue, di una tal via privilegiata di salvezza, l’abbia poi abbandonata per la via cristiana così evidentemente subordinata e di rango inferiore.
    La neo-teologia accetta, in sostanza, l’esegesi giudaica che pretende per gli ebrei una propria esclusiva via di salvezza, diversa e distinta da quella dei goym. Una via speciale che non ha bisogno alcuno di Cristo.
    Da qui la diffidenza ebraica verso i cristiani, anche quelli giudaizzanti.

    • yoyo scrive:

      Avete detto bene: prima del Concilio Vaticano II. Quindi non siete in comunione con la Chiesa attuale, che è la Chiesa di sempre nel suo attuale sviluppo. La Chiesa è una, può rivedere pensieri che scopre non più collimanti con le esigenze del Vangelo.

      • yeye scrive:

        No. Non sono in comunione con la chiesa attuale. Lei lo e’, condividendo la stessa fede di martini, mancuso, e tutti i vescovi e i cardinali favorevoli al matrimonio omosessuale. Anche qui, la stessa chiesa, pur contro quello che si e’ creduto per duemila anni. Scommetto che lei fa il burocrate o il mantenuto. Chissa’, magari sara’ invitato, previo permesso della sinagoga, al prossimo sinodo in cui ci diranno, in continuita’ discontinua, che Cristo lo hanno ucciso i nazisti.

        • yoyo scrive:

          Io sono cattolico, apostolico, romano, di Rito ambrosiano se volete una distinzione. Non intendo credere nulla che non sia proclamato come verità dalla Chiesa nei suoi organi supremi (Papa, concilio). Dacche comprendo di stare comtrastando invano dei lefebvriani, vi lascio alle vostre assemblee scismatiche e a mai più rivederci.

  11. Bartolo Notar scrive:

    Con Moni Ovadia e molti altri ebrei onesti, ritengo che senza un cambio di rotta a 360 gradi nella politica israeliana il futuro di Israele si faccia sempre più buio (e non per colpa dei suoi cattivi vicini supposti “antisemiti”, peraltro più semiti in quanto arabi della maggioranza degli ebrei israeliani che sono askhenaziti), ma soltanto per le nefandezze da esso perpetrate indegne del popolo che ogni giorno invoca o, crede di invocare, il Dio di Abramo).

  12. paolo scrive:

    Articolo interessante. Ma i commenti mi sembrano tutti matti

  13. Aldorisio scrive:

    Secondo questa neo-teologia cosiddetta delle salvezze parallele o del doppio soggetto messianico, Cristo sarebbe venuto per i soli gentili avendo gli ebrei la loro via esclusiva di salvezza che, in quanto tale, non abbisogna della Mediazione di Cristo. In tale prospettiva la Chiesa in quanto ‘popolo messianico’, non si sostituirebbe a Israele, ma vi s’innesta, secondo la dottrina paolina, mediante l’adesione a Gesù Cristo morto e risorto, salvatore del mondo, e questo legame costituisce un vincolo spirituale radicale, unico e insopprimibile da parte cristiana.
    Esisterebbero due vie parallele di salvezza, di cui una, senza la Mediazione di Gesù Cristo, esclusiva per il popolo ebreo.
    Al contrario, la Chiesa ha sempre insegnato che quella Mediazione è assolutamente necessaria alla salvezza di ciascun uomo in qualunque tempo: il modo in cui poi quella Mediazione agisce nei confronti di chi non appartiene alla Chiesa è cosa che solo Dio conosce fino in fondo, sicché nulla impedisce di ritenere che anche ebrei ed islamici si salveranno ma – attenzione – solo in virtù di Gesù Cristo.
    Ebrei ed islamici si salveranno magari per vie a noi attualmente non pienamente comprensibili ma sicuramente per la Mediazione salvifica di Cristo, che è l’unica ed universale Mediazione tra Dio Padre e l’umanità.
    Ora, si da il caso che, benché i neo-teologi giudaizzanti invochino dalla loro il documento del Vaticano II «Nostra Aetate», la cui genesi fu fortemente influenzata dalle pressioni della lobby ebraica, la loro neo-teologia è in contraddizione non solo, in verità, con la stessa «Nostra Aetate», se rettamente interpretata alla luce della millenaria tradizione ecclesiale, ma, ed è ciò che conta di più, con l’ininterrotta tradizione e l’indefettibile ed infallibile magistero papale ed ecclesiale, dai tempi apostolici fino ad oggi.

  14. underwater scrive:

    Dov è la polizia postale o la redazione in certi casi? I troll lefebvriani hanno scritto cose da apologia di reato!

  15. Aldo_Risio scrive:

    Riposto il commento bloccato :

    Secondo questa neo-teologia cosiddetta delle salvezze parallele o del doppio soggetto messianico, Cristo sarebbe venuto per i soli gentili avendo gli ebrei la loro via esclusiva di salvezza che, in quanto tale, non abbisogna della Mediazione di Cristo. In tale prospettiva la Chiesa in quanto ‘popolo messianico’, non si sostituirebbe a Israele, ma vi s’innesta, secondo la dottrina paolina, mediante l’adesione a Gesù Cristo morto e risorto, salvatore del mondo, e questo legame costituisce un vincolo spirituale radicale, unico e insopprimibile da parte cristiana.
    Esisterebbero due vie parallele di salvezza, di cui una, senza la Mediazione di Gesù Cristo, esclusiva per il popolo ebreo.
    Al contrario, la Chiesa ha sempre insegnato che quella Mediazione è assolutamente necessaria alla salvezza di ciascun uomo in qualunque tempo: il modo in cui poi quella Mediazione agisce nei confronti di chi non appartiene alla Chiesa è cosa che solo Dio conosce fino in fondo, sicché nulla impedisce di ritenere che anche ebrei ed islamici si salveranno ma – attenzione – solo in virtù di Gesù Cristo.
    Ebrei ed islamici si salveranno magari per vie a noi attualmente non pienamente comprensibili ma sicuramente per la Mediazione salvifica di Cristo, che è l’unica ed universale Mediazione tra Dio Padre e l’umanità.
    Ora, si da il caso che, benché i neo-teologi giudaizzanti invochino dalla loro il documento del Vaticano II «Nostra Aetate», la cui genesi fu fortemente influenzata dalle pressioni della lobby ebraica, la loro neo-teologia è in contraddizione non solo, in verità, con la stessa «Nostra Aetate», se rettamente interpretata alla luce della millenaria tradizione ecclesiale, ma, ed è ciò che conta di più, con l’ininterrotta tradizione e l’indefettibile ed infallibile magistero papale ed ecclesiale, dai tempi apostolici fino ad oggi.

    • underwater scrive:

      Ti bloccano questi scempi? Dovrebbero bannarti a vita.

      • al zibibb scrive:

        Se considera scempio la dottrina della chiresa, e’ liberissimo di aderire alla sinagoga o a qualche setta in cui potra’ ballare e cantare coi suoi simili.

  16. Aldo&Risio scrive:

    La neo-teologia delle salvezze parallele o del doppio soggetto messianico è falsa sotto diversi aspetti.
    Innanzitutto va osservato che l’antica teologia della sostituzione – contrariamente a quanto asserisce per esempio il cardinale Kasper – non afferma, non potrebbe contro il magistero di san Paolo, che gli ebrei sono «per sempre» ripudiati da Dio.
    La teologia della sostituzione sostiene soltanto che gli ebrei sono attualmente in uno stato equivoco che finirà solo alla fine dei tempi.
    San Paolo, nella «Lettera ai Romani», lungi dall’affermare che la Chiesa si innesta su Israele, rimprovera i suoi ex-correligionari ebrei per il loro accecamento nei confronti di Cristo, accecamento che l’apostolo imputa chiaramente a «durezza del cuore» ossia, in altri termini, a chiusura spirituale alla trascendenza che libera dalle pastoie della Legge per donarci l’essenza vera ed infinita della Legge stessa, ossia l’amore di Dio.
    Al tempo stesso, San Paolo, però, non dimenticava di ricordare ai cristiani che i «fratelli maggiori» saranno un giorno reinnestati nell’«olivo santo», segno dunque che oggi – ed è ciò che i facili dialogatori dimenticano o fanno finta di dimenticare – essi ne sono separati. In altri termini se gli ebrei alla fine dei tempi torneranno alla fede di Abramo adempiutasi in Cristo Dio-Uomo vuol semplicemente ed evidentemente dire che essi oggi non hanno la stessa fede di Abramo ma l’hanno, essi sì e non i cristiani, sostituita con un culto spurio: il giudaismo post-biblico fondato sul complesso esegetico talmudico-cabalista.

    • yoyo scrive:

      Neo- teologo: pure la tradizione ti smentisce. Possiedo sia il Catechismo nuovo che quello di S. Pio X che quello tridentino. In nessuno di essi si invita ad odiare gli ebrei o si insegna che sono maledetti. Nel par. 63 del Tridentino si afferma pure chiaramente che la causa della morte di Cristo sono i peccati di tutti gli uomini e che, per le circostanze concrete, i pagani hanno responsabilità oggettive e paritarie.

      • yeye scrive:

        Aveva salutato, non rispetta la parola data come i suoi compari. La teologia della sostituzione e’ dottrina irreformabile della chiesa. Se la chiesa cambiasse opinione su un punto centrale, quale credibilita’ avrebbe? Cristo si e’ incarnato per tutti gli uomini. Israele, come ogni uomo che respinge Cristo e che pecca, e’ il fico secco. Non si debbono odiare gli ebrei, come ogni uomo. Si deve ripudiare il sionismo, come fanno gli ebrei ortodossi e gli uomini onesti, non le centrali dell’indottrinamento mondialista che lei venera. Follie teologiche precedenti? San Paolo e tutta la dottrina della Chiesa , padri papi e concili, fino al luterano II? Siamo seri. E mi dia del lei.

    • underwater scrive:

      Aldorisio, abbiamo capito tutti che ora stai giocando la carta della normalizzazione delle follie teologiche precedenti. Continui a rimanere scismatico ed eretico.

      • Focauld scrive:

        Aldorisio, stai seguendo un filo logico e razionale con fior di argomentazioni su un blog fatto di insulti, ignoranza in materia, ideologia settaria, stupidità cronica.
        Spero che i lettori siano di altra pasta rispetto a certi commentatori.

  17. Aldo&Risio scrive:

    @Focauld
    Tempi è letto da molti cattolici. Non si può pretendere che non ve ne sia nessuno caduto nella trappola fondamentalista.
    Comunque continuando il discorso su questa falsa neo-teologia, non è vero che – come afferma Kasper – gli antichi simboli della «chiesa primitiva» e l’insegnamento dei principali Concili non abbiano consacrato la cosiddetta «teologia della sostituzione» .
    Come avrebbe potuto tale teologia circolare, incontrastata, per duemila anni se non fosse stata ritenuta dal magistero papale ed ecclesiale conforme alla Rivelazione?
    Un errore di tal genere, la tranquilla diffusione di una teologia che ora i neo-teologi giudicano «eretica», getterebbe, come getta nella prospettiva infingarda dei neo-teologi, sospetti drammatici sulla indefettibilità della Chiesa e sull’infallibilità in materia di fede dei Pontefici.
    Ma, come è evidente, il cardinale Kasper, affermando che l’insegnamento dei principali concili contrasta con la teologia della sostituzione, intende palesemente riferirsi al solo Vaticano II, di cui cita per l’appunto la «Nostra Aetate», o ad un Vaticano II secondo l’ermeneutica kasperiana.
    Ora, a parte che il Vaticano II non è un Concilio dogmatico, ma solo pastorale, sicché, come afferma Ratzinger/Benedetto XVI, leggerlo senza la luce della tradizione, ossia dell’insegnamento dei 20 precedenti Concili e del magistero millenario della Chiesa, è inventarsi un Vaticano II diverso da quello effettivo, quali siano in realtà le vere preoccupazioni del cardinale è lasciato intendere direttamente dalle sue parole: «Il dialogo e la collaborazione tra cristiani ed ebrei implica, tra l’altro, che si faccia memoria della parte che i figli della Chiesa hanno potuto avere nella nascita e nella diffusione di un atteggiamento antisemita nella storia e di ciò si chieda perdono a Dio, favorendo in ogni modo incontri di riconciliazione e di amicizia con i figli di Israele» imputando, senza senso critico, colpe generiche e storicamente decontestualizzate ai cristiani e facendo dell’anacronismo storico e pretendendo che i cristiani dei secoli passati ragionassero con schemi culturali moderni.
    Inoltre questa neo-teologia è fondata su una palese falsificazione ermeneutica della dottrina di San Paolo.
    Infatti, l’apostolo delle genti nel capitolo 11, 16-24 della «Lettera ai Romani» chiama «olivo santo» la fede di Abramo intendendo per tale, né poteva essere diversamente date le stesse parole di Cristo in Giovanni. 8,58 («Prima che Abramo fosse, Io sono»), il cristianesimo ante litteram.
    Quindi, l’apostolo passa ad affermare che da questo «olivo» l’Israele post-biblico, a causa – lo abbiamo già ricordato – del suo «indurimento di cuore», è stato «reciso».

    • underwater scrive:

      Percorso razionale come la predica di un fraticello fanatico del 1348 durante la peste. Ma anche allora la Chiesa era di altra opinione. Arrivederci a quando avrete ripassato il Catechismo. Quello vero, non il Mein kampf.

  18. Aldorisio scrive:

    Aggiungo che gli israeliti che non hanno riconosciuto Cristo sono, per San Paolo, «rami tagliati» per far posto ad altri «rami», agli «oleastri», ossia ai gentili, che così sono chiamati anch’essi da Dio alla salvezza. L’esegesi paolina deve essere letta, per essere interpretata nel suo vero senso, alla luce delle parole di Cristo in Giovanni 15, 5-6 «Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me e Io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potere fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi li raccolgono e li gettano nel fuoco e li bruciano».
    Per San Paolo, dunque, la caduta di Israele ha permesso la salvezza dei pagani e ciò, con tutta evidenza, significa che Israele, sebbene soltanto temporaneamente, in attesa della fine dei tempi, è fuori dall’«Alleanza non revocata», ossia dalla Rivelazione di Dio ad Abramo compiutasi in Cristo. Alleanza che, intesa come complesso unitario di Vecchio e Nuovo Testamento, è detta «non revocata» non nel senso che essa coincida, attualmente, con il giudaismo talmudico-cabalista post-biblico, come sostengono i neo-teologi alla Walter Kasper, ma nel senso, per l’appunto insegnato da San Paolo, che tale Alleanza, inizialmente pattuita nella sua forma Antica, è stata definitivamente adempiuta nella, e superata dalla, Nuova Alleanza stabilita da Cristo e che pertanto solo in Cristo, e non nell’Israele post-templare, essa ha trovato la sua continuazione e, quindi, la sua «irrevocabilità».
    Al modo, cioè, del contratto definitivo che, includendolo, perfeziona e prende il posto del preliminare nell’unico patto tra i contraenti, ossia, fuor di metafora, Dio e l’umanità.
    Nella «Lettera ai Romani», San Paolo non usa mai l’espressione «Alleanza non revocata» attribuendola agli ebrei post-biblici ma sempre e solo alla fede di Abramo, all’«olivo santo», dal quale l’apostolo afferma chiaramente che l’antico Israele ha in pratica apostatato.
    A riguardo degli ebrei post-biblici, San Paolo afferma chiaramente che essi, essendo stati un tempo eletti, ossia scelti, da Dio, «sono amati, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Romani 11,28-29).
    Con ciò l’apostolo intende dire che il popolo ebreo, chiamato per primo da Dio, non sarà dimenticato nella sua attuale caduta perché, appunto, amato non per l’attuale sua apostasia ma per la fede dei loro padri, fede che con il rifiuto di Cristo è stata da loro rinnegata, e che pertanto essi alla fine dei tempi, e solo alla fine dei tempi, in virtù di quell’antica elezione che Dio non ha dimenticato, in quanto Dio mantiene sempre le sue promesse, sarà reinnestato nell’«olivo santo» della Rivelazione, nell’albero della vita che è la Croce di Cristo, il Logos fattosi Uomo.
    E’ chiaro, pertanto, che per San Paolo come per l’unanimità dei Padri della Chiesa (e l’insegnamento unanime dei Padri gode, al pari del magistero pontificio, di infallibilità), e come per secoli la Chiesa ha predicato dai pulpiti, l’antico Israele è stato sostituito dalla Chiesa che è il «nuovo Israele», non più carnale ma spirituale, innestato al posto del primo sull’«olivo santo»

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