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Perché il 20 giugno sarò a Roma

giugno 17, 2015 Rodolfo Casadei

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«Reagiremo ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi reagiremo per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita. Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi interverremo per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’amore. Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi reagiremo affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi reagiremo riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato» (San Giovanni Paolo II, Washington, 7 ottobre 1979)

«Riguardo alle nozze gay credo che non si debba parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani, ma di una sconfitta dell’umanità» (card. Pietro Parolin, segretario di Stato Santa Sede, 26 maggio 2015).

«Il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione ma, in realtà, pone la scure alla radice stessa dell’umano, per edificare un ‘transumano‘ in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità.(…) Genitori che ascoltate, volete questo per i vostri figli? Che a scuola – fin dall’infanzia – ascoltino e imparino queste cose, così come avviene in altri Paesi d’Europa? Reagire è doveroso e possibile, basta essere vigili, senza lasciarsi intimidire da nessuno, perché il diritto di educare i figli nessuna autorità scolastica, legge o istituzione politica può pretendere di usurparlo. È necessario un risveglio della coscienza individuale e collettiva, della ragione dal sonno indotto a cui è stata via via costretta». (card. Angelo Bagnasco, presidente Cei, 23 marzo 2015)

«La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso. (…) Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale». (Benedetto XVI, Caritas in Veritate, n. 51)

«I nostri ragazzi, ragazzini, che incominciano a sentire queste idee strane, queste colonizzazioni ideologiche che avvelenano l’anima e la famiglia: si deve agire contro questo. (…). Queste colonizzazioni ideologiche, che fanno tanto male e distruggono una società, un Paese, una famiglia. E per questo abbiamo bisogno di una vera e propria rinascita morale e spirituale».
(papa Francesco, Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, 15 giugno)

Dovrebbe essere tutto molto chiaro, il dovere dei cristiani di difendere la vita e la natura umana non solo con la testimonianza personale ma anche con l’azione politica è qualcosa a cui non ci si può sottrarre. Eppure di giorno in giorno aumenta il numero dei cattolici che criticano, ostacolano, condannano, emarginano quei cattolici che si impegnano pubblicamente in difesa dei bambini delle scuole materne ed elementari che si vorrebbe sottoporre a quel lavaggio del cervello e condizionamento psichico chiamato “educazione al gender” e contro il progetto di sfiguramento e reificazione dell’umano che sta dietro la richiesta di legalizzazione delle unioni fra persone dello stesso sesso. A chi partecipa a miti iniziative come le Sentinelle in piedi o la manifestazione “Difendiamo i nostri figli” del 20 giugno a Roma capita di essere accusati di insensibilità, ideologismo, moralismo, militantismo, imposizione del punto di vista cristiano a chi non è cristiano, violazione della libertà di scelta altrui, propensione allo scontro anziché al dialogo e persino omofobia!

La cosa è triste, ma non certo inedita. Sin dai primi anni dopo Cristo i cristiani hanno dato spettacolo delle loro divisioni, e a volte è stato uno spettacolo cruento, che ha visto spargere sangue e condannare al rogo non metaforicamente l’eretico di turno. Qualche progresso da allora s’è fatto, normalmente la violenza fisica è evitata, ma quella morale –fatta di parole alle spalle, esclusioni, rancori, disistima – purtroppo è ancora molto comune. Temo che questo fenomeno durerà fino alla fine dei tempi, come tutte le altre infermità della condizione umana.

Io parteciperò alla manifestazione di sabato, e qui di seguito do le ragioni della mia decisione. Non esprimo giudizi sulle scelte altrui diverse dalla mia, voglio solo motivare in positivo quello che sto per fare, per evitare fraintendimenti ed equivoci e per restare in dialogo con chi agisce diversamente.

Anzitutto non c’entrano niente valori, principi, ideali. No, no: non c’entrano niente. La mia partecipazione è anzitutto un tentativo di tradurre in pratica in una situazione data i primi due comandamenti del Decalogo, che sono rivolti a me come a ogni altro essere umano: Amerai il Signore e Amerai il prossimo tuo come te stesso. In secondo luogo – ma è solo una distinzione per chiarezza di esposizione, in realtà il secondo punto è solo un annesso del primo -, è il tentativo di denunciare e combattere l’ideologia totalitaria che in modo strisciante sta prendendo il potere nel mondo occidentale. Ideologia del gender chiamiamola per comodità, ma io propongo una nuova definizione, quella di “postsessualismo”, perché è evidente che l’obiettivo ultimo del progetto rivoluzionario è di abolire la differenza sessuale come differenza data e fondante le istituzioni della società, in nome dell’egualitarismo e dell’autodeterminazione del singolo individuo. Che questa ideologia sia totalitaria non starò a spiegarlo con una dissertazione filosofica, qui è meglio offrire qualche banalissimo esempio: quando un premio Nobel viene linciato sulla piazza mediatica e costretto a dimettersi dall’universo solo perché ha detto che le donne piangono più spesso degli uomini, quando una ditta di pannolini è obbligata a ritirare una pubblicità perché in essa si sottolinea che le bambine pisciano in modo diverso da quello dei maschi, quando un pasticciere viene condannato da un tribunale non perché ha rifiutato di vendere una torta a una coppia di persone dello stesso sesso, ma perché si è rifiutato di scriverci sopra “Sì al matrimonio gay”, quella cosa di fronte alla quale ci troviamo si chiama totalitarismo, e il fatto che pochi protestino di fronte a questi atti intimidatori e ingiusti significa che il totalitarismo ha fatto breccia nelle menti così come nelle legislazioni.

Cominciamo con la questione dell’amore per il prossimo. I bambini ai quali è destinato l’indottrinamento psicopatogeno del gender sono il mio prossimo, e in quanto uomo e cristiano sono chiamato a prendere le loro difese, a fare qualcosa perché gli sia risparmiato questo male, a oppormi all’ingiustizia che è fatta loro. Qui c’è un’aggressione, e quando c’è un’aggressione il dovere di tutti gli esseri umani, in prima fila i cristiani, è di difendere gli aggrediti. Su questo punto nessun uomo e nessun cristiano possono mantenersi neutrali, in proporzione alle loro possibilità di intervento hanno il dovere di intervenire. Davanti al male, all’ingiustizia, ai delitti contro i più deboli e i più poveri, alla reificazione dell’uomo, alla negazione della sua dignità, cristiani e uomini di buona volontà sono provocati ad agire. Il comandamento dell’amore per il prossimo implica anche di battersi per difendere l’orfano, il povero, la vedova.

Un mio amico mi ha obiettato: «Così facendo tu intervieni a valle, sugli effetti, mentre bisogna intervenire a monte sulla causa. La politica è poco efficace, perché si occupa delle conseguenze, invece l’educazione è decisiva, perché cambia il soggetto. Occorre concentrare le forze sul cambiamento del soggetto, così le sue azioni diventeranno virtuose e rinuncerà a fare il male». Sono d’accordissimo che bisogna operare per il cambiamento del soggetto. Nobile cosa è l’educazione, prevenire è meglio che curare, ma ahimè la realtà ci pone di fronte a situazioni che richiedono interventi diretti, con un uso legittimo della forza. Forza materiale o forza politica, a seconda delle circostanze. Al mio amico ho replicato: «Amico mio, tu hai due figlie giovani. Se mentre le accompagni a casa da una festa ti si avvicinano due mascalzoni, e uno cerca di strappare la borsetta alla prima figlia, e l’altro molesta sessualmente la seconda, tu cosa fai? Dici: “fermatevi, l’essere umano è chiamato a riconoscere un bene nell’altro essere umano, voi siete migliori di così, venite a pregare con me e sarete illuminati, guardate nei miei occhi e scoprirete l’amore di Cristo”, oppure molli calci e pugni per dissuaderli dalle loro cattive intenzioni? Cerchi di cambiare la coscienza che di sé ha il soggetto, o cerchi di neutralizzare l’azione che quel soggetto sta compiendo?». L’amico mi ha risposto che avrebbe difeso fisicamente le figlie dall’assalto, ma che poi si sarebbe preoccupato di ritrovare i due manigoldi e di cercare di impegnarli in un cammino di crescita umana. Perfetto, ho detto, allora siamo d’accordo. Quando c’è un’aggressione, prima di tutto si risponde all’aggressione, in nome del buon diritto degli aggrediti. Poi si dialoga e si educa. Se la controparte è disponibile e interessata, perché nessuno è obbligato a dialogare con me o a farsi educare da me.

(fine prima parte)


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55 Commenti

  1. Giorgia scrive:

    Carissimo Dott. Casadei,
    semplicemente grazie. La seguo con ammirazione e sì, anche con affetto da tempo.
    Grazie per queste parole chiare.
    La portiamo nelle preghiere assieme a tutti coloro che, come lei, ci aiutano a non dimenticare la bellezza che sempre è frammista alla crudezza talvolta incomprensibile della realtà. Buon lavoro!

  2. saras scrive:

    Grazie mille, sottoscrivo tutto persino le virgole. E poche volte nella mia vita mi sono sentita così importante, amata e difesa come quando mio padre, rischiando di finire sotto un’auto, rincorse e poi prese a calci un delinquente che mi aveva aggredita (avevo 9 o 10 anni) sotto i suoi occhi…

  3. paolab scrive:

    tuttavia le persone omosessuali che chiedono il riconoscimento dei propri diritti non stanno aggredendo nessuno, nemmeno metaforicamente. quindi il suo esempio è insensato. al contrario sono queste persone a essere aggredite (molto spesso nemmeno metaforicamente, ma realmente). bisognerà arrivare a capire che il riconoscimento dei diritti civili a questa categoria di persone non lede, limita o offende i diritti degli altri. le vostre (nostre) “famiglie tradizionali” non possono in alcun modo esserne danneggiate. non capisco da dove venga questa paura. vi leggo, ma non riesco a capirvi. cosa vi fa paura, perché vi sentite aggrediti?

    • Giannino Stoppani scrive:

      “Cosa vi fa paura, perché vi sentite aggrediti?”
      Si domanda con intento maliziosamente retorico la smaiuscolata Paola b.
      Lasciamo allora che gli (!) risponda Mario Mieli di persona personalmente:
      «sappiamo vedere nel bambino l’essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega»
      Tratto da “Elementi di critica omosessuale” del 1977.

      • Luca scrive:

        Traduco la risposta di Giannino, apparentemente priva di collegamento con la domanda, in modo che possa essere comprensibile per Paola: “Perchè siamo un tantino paranoici”.

        • giovanna scrive:

          sicuro, luca, che non ci vedi un collegamento ? strano, a Mieli sono intitolati fior di circoli gay, mentre i pochi ppreti pedofili, al 99% omosessuali, non è intitolato un bel niente. poi, c’è un certo collegamento , per esempio ,con l’insegnamento gender a scuola, dove si insegna la masturbazione ai bambini, li si fa spogliare , curiosamente per far vedere loro che maschio e femmina sono uguali, se il maschietto si mette la gonna e la femminuccia si mette i pantaloni , sono uguali ! dai, dai un’occhiata ai famigerati libretti unaar, partoriti dalle fervide menti gay, e vedrai che un piccolo collegamenti c’è . http://www.tempi.it/gender-in-classe-ecco-i-libri-che-insegneranno-agli-scolari-italiani-ad-essere-piu-moderni-dei-loro-genitori-omofobi#.VYGrJWcw_oz http://www.tempi.it/protesta-per-volantini-arcigay-distribuiti-a-scuola-querelato-per-sferzante-ironia#.VYGsVmcw_ow ,scusa se scrivo tutto attaccato e senza maiuscole, sono troppo superiore ! :-)

          • Luca scrive:

            Mi dica, Giovanna, le crea problemi che a scuola si insegni che maschi e femmine devono essere trattati con pari dignità, che non è giusto imporre ruoli predefiniti e che ciascuno ha il diritto di seguire le proprie naturali inclinazioni (proprie della persona, non del sesso di appartenenza biologica) senza che altri si permettano di deriderlo o umiliarlo per questo?
            Se tutte queste cose le creano problemi, lei stessa è un problema per la società.

            • Michele scrive:

              Ma guardi che il problema non è mica che una ragazza voglia fare l’ingegnere ed un ragazzo il ballerino, o che ai maschi debba piacere il calcio mentre alle femmine la pallavolo…
              L’ideologia gender (e non riesco a chiamarla altrimenti dopo aver letto un’intervista alla sociologa Chiara Saraceno) dice che, sì, il corpo è importante, impossibile prescinderne, però alla fine non c’entra nulla con la nostra psicologia e le nostre decisioni (questa è proprio la tesi, contradditoria, della Saraceno), quando ormai le neuroscienze e la filosofia della mente rigettano una concezione dualistica mente-corpo. Concezione invece che riemerge tra i gender studies (cioè teorie sociologiche), senza neppur tener conto delle acquisizioni che arrivano da altri campi (v. ad esempio il famoso documentario norvegese).

        • Franco scrive:

          Non mi pare affatto sintomo di salute mentale dare del “paranoico” a chi vi sbatte sul muso dei documenti agghiaccianti come quello di Mario Mieli.
          Considerando che si tratta dei nostri figli, io direi invece che chi persegue certe luride finalità rischia veramente grosso.

          • Luca scrive:

            Se fosse in discussione una legge che obbliga a leggere quanto scritto dal Sig. Mieli, le darei ragione. Fortunatamente, si sta parlando di tutt’altro.

      • paolab scrive:

        veramente non c’è malizia e non c’è retorica (la domanda è retorica se chi la pone presuppone la risposta: io la domanda la pongo genuinamente perché non riesco proprio a ipotizzare la risposta).
        però: se la risposta fosse davvero quella che lei mi dà, allora dovrei dedurre che il problema è proprio l’omofobia. con le sue parole lei dice che le fanno paura le persone omosessuali in sé stesse, dato che lei prende le parole di un singolo e le rende il quid che definisce un’intera categoria. tuttavia la definizione è sbagliata: la persona omosessuale è tale per l’attrazione sentimentale e/o sessuale verso individui del suo stesso sesso. che omosessualità non implichi pedofilia è cosa talmente acquisita che viene il magone a doverla ribadire (e non è vero nemmeno il reciproco, cioè che i pedofili siano omosessuali, dato che tra i pedofili ci sono sia omo sia eterosessuali. spero che almeno questo non lo vorrà negare). quanto poi ad attribuire alla categoria il comportamento o le idee di un singolo, se io ragionassi come lei (e NON lo faccio, sia chiaro) dovrei pensare che tutti i preti sono potenziali molestatori di minori solo perché qualche prete lo è. è chiaro che è assurdo, no? allora torno a bomba sulla domanda: dal momento che, come tante volte ho letto qui e altrove, il problema non sono le persone omosessuali in sé (perché quella sarebbe omofobia), il problema deve stare nella loro rivendicazione di diritti; ma perché la richiesta degli omosessuali a vedere riconosciute dallo stato le loro relazioni sentimentali dovrebbe fare paura, come se fosse un’aggressione ai nostri matrimoni eterosessuali? in cosa mi mettono a rischio? qual è il pericolo che lei e l’articolista vedete e io no?

        • giovanna scrive:

          questo argomento, paolab l’hai già tirato fuori altre volte, citando anche dei tuoi amici che non vedevano l’ora di sposarsi in Italia. ti fu detto se ti sembrava giusto che questi tuoi amici , in seguito al matrimonio, avrebbero comprato dei bambini, per ora all’estero, in seguito in Italia, strappandoli dalle braccia della mamma (non credo che nessuno possa negare che due uomini possano crescere un bambino ,senza strapparlo dalle braccia della mamma ). all’epoca, ti involasti, ora riproponi la stessa domanda, vediamo un po’.ora, si capisce che tu sei superiore, molto superiore, dunque per te queste sono sciocchezzuole, ma magari ,nella tua immensa bontà, nel tuo immenso stupore, ti potrebbe balenare l’idea che a qualcuno questa faccenda sembri un obbrobrio disumano.ma dico io, sei sempre qui appollaiata a cercare il pelo nell’uovo, quanti articoli e quante discussioni avrai letto in proposito ? a che pro fare la finta tonta ?io proprio non lo capisco. forse dovresti provare a leggere gli articoli dell’articolista, puntando l’attenzione al contenuto , chiarissimo, articolato, documentato, piuttosto che a cercare gli errori, tipo “la cravatta a righe”, invece era a tinta unita. ecco, con un minimo, ma minimo d’attenzione in più, avresti capito anche che il pericolo, per i figli, non sono le persone omosessuali, ma alcuni omosessuali ideologizzati, pochi , ma potenti , che sono in grado di inserire l’ideologia gender a scuola. dai, leggi l’articolo, leggi anche tutti gli altri articoli, che si capisce bene, che sono in grado di far approvare la stepchild adoption , una schifezza immane, che sono in grado di far accettare l’equiparazione del matrimonio tra uomo e donna, a quello di due uomini o due donne.spero di essere stata chiara, io ce l’ho messa tutta.

          • Luca scrive:

            Quindi siete contrari alle famiglie omosessuali perchè avete paura che possano “danneggiare” i bambini??
            Beh, evidenze di un collegamento tra l’omosessualità dei genitori e “danni” per i figli, al momento, non ce ne sono. Rimandiamo il ricorso a quando avremo dati più precisi.
            Conosciamo, però, molte altre famiglie che sicuramente danneggiano i figli: le famiglie pedofile, quelle violente, quelle menefreghiste, quelle indifferenti… tutta gente che può sposarsi come e quando vuole, perfino in Chiesa.
            Non vi sembra il caso, volendo difendere i bimbi innocenti, di indirizzare la vostra protesta e le vostre energie sul problema certo, attuale e concreto, invece di rivolgervi ad un “problema” incerto, eventuale e futuro?

            • Giannino Stoppani scrive:

              In realtà nelle intenzioni del tuo amico Mieli quello che s’intende fare ai bambini è qualcosa di ben più schifoso di “danneggiare”.

            • Michele scrive:

              Mi pare che nessuno difenda o legittimi le famiglie pedofile, violente, ecc. Anzi a queste i figli solitamente vengono tolti e non affidati…
              Per quanto riguarda il matrimonio in chiesa: certo possono sposarsi, d’altronde promettono di amarsi e rispettarsi ecc. ecc. Se si dichiara che c’è la volontà di fare quello che vuole la Chiesa, non c’è ragione per negar loro il matrimonio. Se però in foro interno quello che si promette esteriormente non lo si crede, il matrimonio è nullo in radice.

            • giovanna scrive:

              Caro Luca, le “famiglie omosessuali” non esistono, dato che due omosessuali, tra loro , non possono avere figli. I figli ,eventualmente, presenti sono figli, almeno, di qualcun altro e sono figli che sono costretti a rinunciare ,per soddisfare il desiderio di due uomini o di due donne, alla figura paterna o materna, ai loro genitori, alla loro famiglia.
              Non è una passeggiata di salute, capisciammé !
              Certo, quasi tutte le persone omosessuali che hanno scritto qui negli ultimi due anni, da quando partecipo ai commenti, hanno ammesso di provenire da famiglie disastrate e problematiche a dir poco, forse è solo una coincidenza la loro omosessualità, non lo so, ma questo non mi sembra un buon motivo per far subire ad altri innocenti la loro triste sorte di figli che non ritengono importante , da grande, la madre e il padre che li hanno cresciuti.
              Per quanto riguarda il tuo intervento sopra, no, non mi crea problema che a scuola si insegni che l’uomo e la donna hanno pari dignità ( vorrei vedere dove accade il contrario ! ) , ma che si dica che è uguale amare una persona del sesso opposto o dello stesso sesso, che i bambini comprati, quelli che avrebbero due mamme o due papà, sono felici come una pasqua, che si propugni una sessualizzazione precoce dei bambini, che si impongano tutte le brutte robe descritte nei link che ti ho segnalato, ebbene, come mamma, mi crea tantissimi problemi.

              • Luca scrive:

                Quindi, secondo te, io e mia moglie (che non possiamo avere figli) non siamo una “famiglia”? Beh, ne prendo atto, ma secondo lo Stato Italiano (fortunatamente) lo siamo. E se lo siamo noi, non vedo perchè non possano esserlo due omosessuali.

                Quanto alle adozioni, c’è un punto che mi sfugge: il controllo sulle persone che si candidano per adottare è demandato ad apposite commissioni che hanno il compito di tutelare l’interesse del bambino, controllando che tali persone abbiano tutti i requisiti necessari a garantirne uno sviluppo sano ed equilibrato. A nessuno è garantito a priori il “diritto di adottare”, esiste invece il diritto a “candidarsi” per l’adozione.
                Ora, se ci siamo fidati fino ad oggi di queste commissioni (non ho mai visto manifestazioni di piazza per lamentarsi del fatto che i diritti dei bambini da adottare siano ignorati dalle commissioni per l’adozione), per quale motivo dovrebbe preoccuparci il fatto che, un domani, possano “candidarsi” anche persone omosessuali?
                Verranno esaminate con gli stessi criteri con cui vengono esaminati già da sempre tutti i candidati all’adozione, e nessun bambino verrò affidato a persone non adatte.
                E’ un meccanismo che funziona da molto tempo senza suscitare nessuna particolare preoccupazione.
                Avete paura che s’inceppi di colpo di fronte ad una coppia omosessuale??

                • giovanna scrive:

                  Luca, quello che scrivi qua sopra ha dell’incredibile ! Secondo te, dunque, chiunque, basta che sia una brava persona, può tirare su un bambino, magari appena nato ? E non ha alcuna importanza che questo bambino cresca senza la mamma o senza il papà, APPOSTA !?

                  Sono incredula : se, come dici, sei sposato , hai una visione del tuo ruolo , nei confronti di tuo figlio, veramente riduttiva, come hai una visione riduttiva, a dir poco, del ruolo materno.
                  Ma che genitori hai avuto, se pensi che il papà e la mamma siano interscambiabili con qualsiasi combinazione ??
                  Anche se li avessi avuti pessimi , e ne avessi sofferto, evidentemente, dovresti ammettere che sarebbe meglio sostenere la famiglia, piuttosto che allargare il disagio, privandoli del tutto della possibilità di crescere con una mamma e un papà !
                  Comunque, non ho mai sentito fare, né dal vivo, né sul web, questi discorsi da coppie che stanno adottando : di solito sono discorsi di chi ne parla in astratto, in modo salottiero, o discorsi di attivisti gay.
                  Di solito, chi sta facendo un percorso adottivo è molto, molto, molto consapevole di quello di cui ha bisogno un bambino, abbandonato e già provato dalla vita : dell’amore di una mamma e di un papà.

                  • Luca scrive:

                    Tempo di non essermi spiegato.
                    Ho semplicemente chiesto per quale motivo fino ad oggi tutti ci siamo fidati della competenza attribuita alle commissioni che vagliano le domande di adozione (commissioni alle quali spetta decidere se una coppia di richiedenti sia idonea a crescere il bambino che intende adottare) e dovremmo smettere improvvisamente di fidarci nel caso in cui fosse consentito ad una coppia omosessuale di sottoporsi al medesimo vaglio.
                    Perchè delle due l’una:
                    1) o si pensa che queste commissioni non lavorino bene, e allora bisogna immediatamente scendere in piazza per difendere i diritti dei bambini (fortemente a rischio di finire nelle mani di persone inadatte, violente, pedofile, ecc..);
                    2) oppure ci si fida del buon lavoro delle commissioni, e non c’è motivo di temere che questo buon lavoro non prosegua, chiunque saranno i candidati.

                    • giovanna scrive:

                      Eh, Luca, ma sei de coccio !
                      Fino a prova contraria le commissioni ( ma sei sicuro si chiamino così, io non lo so, non ho mai fatto un percorso adottivo, solo d’affido e non ci sono “commissioni ” ), o comunque chi valuta ‘idoneità ad adottare non ha mai dovuto fare i conti con una legge che permetta di privare un bambino abbandonato della figura paterna o materna, dunque di che cianci ?
                      E secondo te, per un bambino sarebbe importante, invece che avere un papà e una mamma, che qualcuno decidesse che può farne a meno ??
                      Ma se è proprio per questo che andiamo a Roma !
                      Mi sembri un pochino ottuso, ma pochino pochino.

          • giovanna scrive:

            comunque, ripensavo a quanto è strano che paolab abbia interpretato l’esempio dell’aggressione, riferito all’urgenza di contrastare leggi contro la famiglia, dunque un’aggressione alla famiglia, nella fattispecie ai figli, come un’aggressione da parte di gay a degli adulti.a mio parere questo grossolano fraintendimento, una vera e propria topica, evidenzia come il cuore della questione sia oscurato dal pensiero unico, come se la famiglia e i figli, fossero attori secondari, forse comparse, utili ad uno spettacolo, ma non il centro dello spettacolo.e mi chiedo pure come faccia una che si dichiara madre di famiglia
            ( eterosessuale, ridicolmente, invece che donna, mah ! , a saltare totalmente la figura del figlio. forse ha figli grandi, non avverte il pericolo. forse. sicuramente quando ai suoi nipoti diranno , come sta già avvenendo in tante scuole, che possono scegliere se essere maschi o femmine, se amare una persona dello stesso sesso o del sesso opposto, che le faccende si equivalgono in toto, sorriderà pensando ai suoi amici gay che erano tanto discriminati, ora non più. dei nipoti, chissene. tantomeno dei bambini schiavi, i più poveri del mondo, chissene.

        • Michele scrive:

          Mah, sa… Per me non vedo alcun pericolo (nel senso che se anche venissero legalizzati non mi lederebbe in nulla) in poligamia, poliamore, incesto, necrofilia, zoofilia, materiale pedopornografico, consumo di stupefacenti (la vita è sua, ci faccia quel che vuole, no?), assenza di casco in moto (idem come sopra), e chissà quante altre cose….
          Che facciamo? Legalizziamo?

        • Giannino Stoppani scrive:

          Ma cara Paola b, cosa mi dici mai?!
          Devo forse io dedurre che è sì tanto eccessiva la stima che Giovanna ripone nel tuo superiore intelletto?!
          Non ti sei accorta, o mente eccelsa, che le “parole” di cui sopra non sono “mie”, ma del signor Mario Mieli?
          E questo Mario Mieli mica è un pinco pallino qualsiasi sai?!
          Qui si parla di un signore che per anni è stato l’ideologo del movimento omosessuale italico e al quale tutt’ora viene tributato grande onore alla imperitura memoria (salvo poi rinnegando qua e là alcune sue più spinte sconcezze in attesa del momento propizio per rivendicarle come “diritti”).
          Epperò se una volta consapevole della loro reale origine, da quelle frasi scellerate, tu “deduci” che il problema l’omofobia…
          Ma di che parliamo?!

    • Cisco scrive:

      @Paolab

      Chi chiede diritti automaticamente impone dei doveri ad altri, che nel caso delle coppie gay riguardano: la qualifica di “matrimonio” di una relazione diversa da quella che si chiama oggi matrimonio (con tutte le conseguenze del caso, tra cui l’adozione); l’imposizione di ore di educazione gender/queer nelle scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle il cui orientamento educativo (oltre che sessuale) non è eterofobo; l’incentivazione al commercio di esseri umani attraverso la pratica dell’utero in affitto, con annesso sfruttamento di donne povere; la galera a coloro che esprimono pubblicamente convinzioni secondo cui la pratica omosessuale e’ moralmente sbagliata. Mi pare che come “minaccia” basti e avanzi.

    • Alice scrive:

      I diritti civili ce li hanno già.. Anzi ti dirò di più lo stato tutela maggiormente le coppie separate con assegni e sostegni per i figli piuttosto che due persone sposate magari con 4 figli a carico..
      Non tolgono niente a noi.. Ma le leggi cambiano sempre la mentalità e la cultura di un popolo e bisogna vedere se queste leggi solo per il bene della società o sono fatte solo per rispondere a dei bisogni per arrivare ad altri interessi..

  4. bvzpao scrive:

    in effetti quelli che ti dicono che al povero affamato non devi dare il pesce ma insegnare a pescare, dimenticano che senza il pesce SUBITO il povero muore.

  5. ALESSANDRO scrive:

    Lei sta fomentando violenza e odio con queste parole. Non esiste alcuna “teoria del gender”, lo dice l’associazione italiana di psicologia e lo sostengono anche i più importanti sociologi italiani.
    Vi siete inventati un nemico che vuole violentare (psicologicamente) i vostri figli per giustificare atti di odio e di chiusura.

    • Michele scrive:

      Veramente l’associazione degli psicologi parla di “ideologia gender”, e non teoria.
      Ma poi perché fa tanta paura dire che c’è una teoria gender? Anche nel campo delle “hard sciences” si parla tranquillamente di teoria dell’evoluzione, teoria della relatività ecc. per indicare l’insieme di studi che cerca di dare spiegazione ad un certo fenomeno.
      Invece per il gender (quindi per le scienze umane, assai meno “vere” di quelle naturali) no, la teoria qua non esiste… Mah! Mistero della fede “gender”?

    • Pepito scrive:

      certo Alessandro, certo. Il gender è tutta un’invenzione dei fomentatori cattolici medievali. Adesso però rientra in camera che è l’ora della medicina.

  6. paolab scrive:

    cari giovanna e gianburrasca, scusate se provo a puntualizzare in un’unica risposta quel che mi sollecitate. 1) mi dichiaro “eterosessuale” e non semplicemente “donna” nei contesti in cui si discute di omosessuali ed eterosessuali. infatti anche le lesbiche sono e si dichiarano donne. questa millantata teoria del gender di cui praticamente leggo solo in siti e giornali cattolici non esiste… nessuno disconosce l’esistenza di un sesso maschile e di un sesso femminile. quello che accade è che una minoranza di donne e uomini vive la propria sessualità di donna e di uomo con una persona dello stesso sesso. un gay non pensa di essere una donna e una lesbica non pensa di essere un uomo. forse la discussione avrebbe più senso se non si attribuisse agli altri cose che non hanno mai detto… 2) secondo giovanna tutta l’ostilità al riconoscimento delle coppie omosessuali si sostanzia nella questione delle adozioni dei figli del partner. è veramente buffo questo nominalismo: forse che questi bambini figli di persone omosessuali non esistono? esistono, che noi lo vogliamo o no, che ci piaccia o no; solo che queste famiglie non hanno una tutela legale e sono proprio i bambini per cui tanto vi preoccupate a essere esposti a mille dolori e difficoltà se accade qualcosa al genitore naturale, dato che l’altro genitore di fatto per lo stato non esiste. mi sembra una posizione ipocrita. questa famiglie esistono in carne e ossa, ma a voi importa solo che non possano esistere sui documenti. che questo nuoccia in primo luogo ai bambini non vi importa affatto? 3) sul pregiudizio che due genitori omosessuali siano un danno per un figlio mi rifiuto di dibattere ancora. al momento abbiamo a disposizione un mare di prove sui danni prodotti da genitori eterosessuali: non per questo qualcuno pensa che questi genitori siano cattivi in quanto eterosessuali! sarebbe assurdo, no? le persone etero sono buone o cattive, agiscono bene o male, sbagliano e si correggono. credo si potrà dire lo stesso degli omosessuali, no? 4) giannino, non ho attribuito a lei le parole di mieli (legga con più calma…); ho detto che lei ha preso le parole di questo singolo individuo e le ha usate per definire (come pedofili) gli omosessuali. ho cercato di smontare logicamente il suo assunto. ma non so se avete tanta voglia di discutere con la logica. comunque omofobia è il sentimento di avversione indifferenziato per la categoria degli omosessuali, basato su un assunto ingiustificato. lei mi ha risposto che la ragione della sua paura è che gli omosessuali sono pedofili. siccome questo non è vero, la sua affermazione era omofoba. 5) infine, giovanna, anche io come tutti ho l’istinto di proteggere i miei figli (sì, ormai grandi): proprio da qui sorge la mia domanda. ho avuto paura di molte cose mentre crescevano: che si facessero del male con alcol e droga, che diventassero persone aggressive, razziste, egoiste, intolleranti, che pensassero solo al successo e ai soldi. ho avuto paura che potessero non trovare una persona da amare e da cui essere riamati. ma del loro orientamento sessuale non ho mai avuto paura (ti stai chiedendo se i miei figli sono gay? no, nessuno di loro. ma per me non avrebbe fatto proprio differenza). perché voi avete paura di questo mostro inesistente? pensate che qualcuno possa trasformare in omosessuale una persona che non lo è? di cosa avete davvero paura?

    • Michele scrive:

      Per quanto riguarda il punto 2.
      Ma, signora, esistono anche le madri single i cui figli sono cresciuti assieme alla zia e alla nonna, magari conviventi con la madre, oppure le madri che hanno un figlio da A, poi si separano, e crescono il figlio con B, senza che A sparisca completamente dalla vita del bambino. In questo caso, visto che sono situazioni che esistono, e ben più diffuse di quelle delle coppie gay, perché non moltiplicare il numero dei genitori? D’altronde si renderebbe il legame del bambino con gli adulti più forte, anche dal punto di vista delle tutele legali, no?
      E invece lo si fa solo per i gay. Solo nelle coppie gay può esistere che ci sia contemporaneamente la madre naturale e quella adottiva (mentre in realtà l’adozione serve a supplire alla mancanza dei genitori naturali), solo per loro, quelli etero infatti non ne hanno bisogno. Chissà perché questa differenza così grossolana, d’altronde sono uguali…

      • giovanna scrive:

        scusa paolab, quando sono arrivata a leggere che avere due genitori omosessuali non sarebbe un danno, ho capito che qua mancano i fondamentali. se un adulto, una madre di famiglia , quale ,mi sembra tu abbia dichiarato di essere, non sa guardare la situazione dal punto di vista del bambino, ma solo da quella del desiderio degli adulti, chiedendosi se quegli adulti sono degni, e non se un bambino abbia diritto a crescere con entrambi i suoi genitori, dato che non esiste al mondo un bambino “figlio” di omosessuali, ma solo bambini abbandonati e/o comprati , dunque se per te è una stupidaggine che un bambino, da quando nasce o a un anno o a tre anni o a dodici anni, non abbia mai la carezza di una mamma, bé, che ti devo dire, dialogare con gente così è durissima. come se la condizione degli schiavi africani fosse stata minimamente alleviata dal riconoscimento giuridico della loro condizione.no, sarebbe la pietra tombale sulla speranza che questi bambini non siano più abusati, con la compravendita e che possano un giorno avere una forma di solidarietà o risarcimento, o anche solo il diritto di piangere, per la condizione penosa e menzognera in cui si sono trovati, non per disgrazia, ma per soddisfare l’egoismo degli adulti.poi, basta con questa storia della paura, è tutta propaganda, nessuno ha paura degli omosessuali, ma una coppia uomo-donna non è uguale ad una coppia di due uomini o due donne, dato che i figli nascono da un uomo e una donna. e i figli sono il nostro futuro, il nostro bene, sono i più piccoli e più deboli e non si possono comprare e /o privare del papà e/o della mamma per soddisfare il desidero del più forte.infine, anche i gay più ideologizzati, su questo sito, non sono mai arrivati a dire che per loro sarebbe stato indifferente che il figlio fosse o meno omosessuale. io , nel caso, amerei comunque i miei figli, anzi li amerei di più, ma essere indifferente, no, sarebbe una sofferenza per loro in primis, e poi per noi genitori. non riconoscere che l’uomo è fatto per la donna e la donna è fatta per l’uomo, per motivi fisici, biologici, antropologici, culturali, storici , e chi più ne ha, più ne metta, è solo ideologia totalitarista che porta ad accettare gli obbrobri schifosi che tu decanti e porta ad annullare e a non accettare il disagio che la condizione omosessuale porta con sé. hai letto la storia dell’insegnante omosessuale , ma non gay, offeso pesantemente da una lesbica militante ? ecco, per me quell’episodio dice tanto. per me ci potevi essere benissimo tu, col tuo finto altruismo, che non è altruismo , ma ideologia pura, nei panni dell’omofoba lesbica .infine, mi piacerebbe capire il perché dei sostenitori assoluti dell’ideologia gender, che spiegano e illustrano a scuola e sui giornali e ovunque in tutti i particolari , come hai fatto anche tu qui, debbano persistere a negare che esista ! in fondo , rispetto alle conseguenze sui nostri figli , intendo i figli in tutto il mondo, quelli più poveri e indifesi, non è così importante, ma comunque indicativo di un atteggiamento pieno di falsità. forse la potremmo chiamare teoria della indifferenziazione sessuale, del non riconoscimento dell’uomo e della donna, ma chi vuole imporre questi contenuti falsi c’è, sia che questi contenuti falsi si chiamino o meno ideologia gender.ti saluto e ti faccio i complimenti : in poche, si fa per dire, righe, sei riuscita a fare una summa di paccottiglia gay-gender da far invidia a qualsiasi untuoso attivista gay ! e siccome, come il correttore di bozze, sono una violenta e retriva, dico pure che mi fa molto piacere che una che è ad un livello troppo superiore come te , abbia in profondo disprezzo l’insegnamento di don Giussani. anche se, in fondo al tuo cuore, come nel cuore di tutti, c’è un desiderio di bene e di felicità , che non morirà mai, dunque, finché c’è vita c’è speranza anche per i pieni di sé.

    • giovanna scrive:

      una piccola aggiuntina per paolab:tu sei mooolto superiore in bontà e tolleranza e amore,tanto amore, mentre io , bontà tua, sono ipocrita impaurita ,omofoba ,che non si sa se vuole discutere con una logica ,aggressiva razzista intollerante, ma vedo che hai glissato alla grande sulla enorme e molto significativa gaffe che hai fatto interpretando il paragone dell’aggressione di queste leggi disumane ai nostri figli come aggressioni di adulti a noi adulti ! lo stesso lapsus di distogliere l’attenzione dal bambino comprato , dalla vittima, facendo credere che riconoscergli legalmente il ruolo di schiavo sia una tutela per il bambino stesso, e non per la tranquillità stra-ipocrita del padrone. se il padre del bambino muore, o se muore la madre, quel bambino sarebbe tutelato dal continuare a vivere con chi l’ha comprato dalla mamma o dal papà a suon di dollaroni ? con chi l’ha privato della possibilità di vivere nella sua famiglia ??? ma per favore ! sicuramente il bambino si sarà affezionato, ma il bambino non è alla pari di un cane, che uno compra e mette alla catena e guai a chi fiata.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Cara Paola B, applicando la nota tattica di travisare l’interlocutore per fargli dire quello che fa comodo dica per reimpostare il discorso sul vittimismo piagnucoloso stile Calimero, ogni volta che si rivolge al sottoscritto gli attribuisce intenzioni e scopi in maniera arbitraria e apodittica:
      “con le sue parole lei dice che le fanno paura le persone omosessuali in sé stesse, dato che lei prende le parole di un singolo e le rende il quid che definisce un’intera categoria”
      Con le “mie” parole in realtà ho detto ben poco, e di certo non che mi fanno paura le persone omosessuali in sé stesse (quando mai?!).
      Codesto è solo un tentativo di imbastire un processo alle mie intenzioni talmente maldestro e grossolano da poter essere definito “supposta” e meritare conseguente destinazione.
      E poi:
      “ho detto che lei ha preso le parole di questo singolo individuo e le ha usate per definire (come pedofili) gli omosessuali.”
      In realtà io non ho usato Mieli per definire alcunché in alcun modo.
      Io, a dire il vero, ho riportato un testo che offre un contributo a mio parere decisivo per una lettura meno edulcorata e retorica della base ideologica originaria di certe nobili iniziative, la quale è spiegata benissimo dal Mieli stesso (la cui autorevolezza nel movimento LGBT è ben superiore a quello che comicamente ci si affanna a dare ad intendere) nella frase: “al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega.”
      Ovvero la famiglia “educastra”, essenzialmente poiché ha intrinsecamente il difetto di offrire al pupo l’esperienza di modelli di maschio e femmina naturalmente e ovviamente eterosessuali, i quali, ahimè, sono stereotipi da combattere secondo quella perversa impostazione ideologica che Mieli ha il merito di estrinsecare senza mezzi termini a parziale nocumento delle necessità tattiche contingenti della propaganda LGBT.
      Insomma, voler difendere i propri figli da una lo subdola “rieducazione” in palese conflitto con la famiglia, messa in atto per innominabili scopi da alcune losche consorterie, secondo te, significa aver “paura” delle persone omosessuali in sé stesse?

    • Giannino Stoppani scrive:

      La propaganda ha delle regole auree.
      Una è certamente quella di inculcare concetti semplici ripetendoli all’infinito.
      Vanno bene anche le menzogne più grottesche.
      Una di queste riguarda i “supposti” figli degli omosessuali.
      Orbene signori, vi risulta che un individuo della specie umana si possa riprodurre senza l’ausilio di un altro individuo di sesso opposto.
      No.
      Ogni figlio di omosessuale ha da qualche parte dell’universo mondo un genitore di sesso opposto a quello di colui o colei con cui vive.
      Se si pensa a questo fenomeno tralasciando la mielosa retorica sentimentalista del loveislove facendo mente locale alle modalità con le quali esso si verifica, alle dinamiche e alle motivazioni, focalizzando l’attenzione sui diritti veri, ovvero quelli del figlio, cosa c’è da esser felici e contenti? Anzi, cosa c’è che merita di essere accettato supinamente facendosene “una ragione”?

      • Giannino Stoppani scrive:

        Mi sono accorto che in quest’ultimo post ripeto grosso modo concetti già espressi da Giovanna un po’ più sopra.
        Al di là della normale convergenza di vedute si capisce che a forza di rispondere alle solite tre o quattro filastrocche propagandistiche ciclicamente riproposte come mantra dai vari attivisti un tanto al chilo, anche noialtri si finisce per dire sempre le stesse cose.
        Che noia che barba!

        • Luca scrive:

          Amico mio, più che altro si capisce che, nonostante abbiate affrontato il medesimo dibattito molte volte, non siete ancora riusciti a trovare il modo di ribattere compiutamente.
          Dovreste cominciare a porvi qualche domanda in più, secondo me.

          • giovanna scrive:

            Ammappete, Luca, che produzione di pensiero !
            Magari potresti provare a ribattere tu al fatto che non esiste in tutto il mondo, in tutta la storia, un solo figlio di due omosessuali !
            Di solito , a questo punto, la risposta standard è che i figli sono di chi li cresce ( comprandoli , comunque privandoli del papà e/o della mamma ) e non di chi li genera.
            C’ho azzeccato, vero ?
            Se tu , questa, la definisci una risposta compiuta, ne hai del coraggio.
            Concetto su cui i miei figli, per esempio, avrebbero un pochino da ridire, come tutti i figli del mondo. Essere privati della mamma e/o del papà, che si sia comprati o regalati come gattini, non è una cosetta tanto bellina.

            • Luca scrive:

              Purtroppo, ci sono bambini da adottare perchè i loro genitori (sicuramente eterosessuali) li hanno abbandonati. Per quanto mi riguarda, preferisco siano affidati a gente in grado di allevarli correttamente, piuttosto che rimanere in un istituto.
              La decisione su chi sia in grado di allevarli correttamente (così come ho fatto fino a ieri) la lascio prendere a chi ha la competenza per farlo e a cui la legge attribuisce questa mansione.

              • giovanna scrive:

                Oh mamma mia, possibile che uno intervenga così, parlando al vento ?
                Ormai tutti, ma proprio tutti, sanno che non ci sono bambini adottabili negli istituti o nelle case famiglia che non abbiano la possibilità di essere adottati da un papà e una , piuttosto che da due uomini o due donne !!!
                Mi meraviglia tantissimo che un “eterosessuale ” ( tra virgolette, perché per me ci si differenzia in uomini e donne, mai sentito un uomo presentarsi come “eterosessuale “, a parte i ppagandisti gay )
                sia così disinformato, mentre sta compiendo un percorso per adottare !!!!
                Tra l’altro, un eterosessuale, sposato, che non può avere figli, dovrebbe avere in orrore che dei bambini abbandonati siano affidati a due uomini , piuttosto che a lui e alla moglie, altro che pensare che la sua coppia li possa allevare ( ma non sono anialetti, ricordatelo ) come chiunque !!
                Ma, ribadisco, questi bambini , adottabili ( sai cosa vuol dire, vero ?? ), che non sono accettati da coppie di uomo e donna, non ci sono.
                Dai, getta la maschera !
                Ormai è assodato che senza menzogna non potete andare avanti.
                Non ti ridurre come l’untuoso Nino o come la squilibrata multi-nick, sii sincero !

  7. paolab scrive:

    giovanna: non mi sono involata, come dici tu. io ho risposto, ma la mia risposta è rimasta in moderazione, si vede. ogni tanto mi capita e quando capita poi non appare più. se il moderatore gentilmente può pubblicarla mi fa un piacere, se no scusate, non è colpa mia.

    • giovanna scrive:

      magari,cara paolab, se non compare entro oggi o domani, potresti anche fare l’incommensurabile sforzo di rispondere comunque, perché , dopo la roba che hai avuto il coraggio di scrivere, sempre e comunque dalla parte del più forte, il bambino è una comparsa, utile solo ad avere una soddisfazione dei desideri,sarebbe carino da parte tua.certo,si capisce pure che, ad una annoiata signora che non fa nemmeno lo sforzo di mettere le maiuscole e di andare a capo , per venire incontro all’altrui esigenza di migliore comprensione, si chiede uno sforzo veramente arduo. sono curiosa perché riesci a glissare con la tua superiore nonchalance sul fatto che i bambini in questione siano stati comprati come oggetti, con tanto di tariffario e fiere apposite, che le mamme siano state violentate nel loro essere donne, ma donne bisognose o sprovvedute, violentate anche nel loro corpo e nella loro salute.mi piacerebbe leggere nero su bianco la tua apologia di quanto sia bella e meritevole e generosa, dato il tuo altissimo e irraggiungibile concetto di generosità, non accessibile a noi comuni mortali, la compravendita dei bambini e lo sfruttamento delle madri.ecco, io se fossi amica di due uomini che hanno comprato un bambino , in Canada o in India, fa poca differenza, mostrerei loro tutto il mio schifo e il mio sdegno, sarei in tutto e per dalla parte del bambino, gli darei le mie parole, che a lui non è permesso usare, mentre tu saresti collusa e solidale con questo obbrobrio, impipandotene dell’abuso commesso sul bambino.ma qualcosa mi dice che glisserai anche stavolta….una persona, per quanto intelligentissima e molto superiore, che riesce a scrivere “figli di omosessuali ” , può scrivere qualsiasi cosa, senza rendere conto a nessuno di grado inferiore al suo, perché lei usa la logica,si fa per dire, ma cuore e cervello sono all’ammasso.

  8. Maurizio scrive:

    Noto con un leggero tono di fastidio e tristezza che,a parte i primi due interventi,si é scaduti subito nella solita vuota e rigida polemica su omosessuali o no,famiglie gay o no.Non che queste non siano questioni importanti e decisive di cui occuparsi ma mi sembra che l’articolista ponga altri problemi-diremmo di metodo-a cui nessuno s’é preso la briga di rispondere. Ci provo io,perdonatemi partendo un po’da lontano.Forse molti non si ricorderanno i tempi del referendum per il divorzio e poi per l’aborto(metà anni 70-inizi anni 80).Nel primo caso,il mondo cattolico si mobilito’in massa(o quasi)certo di portar a casa il risultato:finì col solo 33%per il no.Domanda:dov’era veramente il mondo cattolico,al di la’ delle apparenze delle chiese e degli oratori ancora abbastanza pieni?Questo,signor Casadei significa il problema educativo che D.Giussani aveva sollevato già 20/25 anni prima,presagendo lo tsunami che stava arrivando sulle nostre quiete coscienze cattiliche.Tra l’altro,ricordo benissimo-avendolo vissuto in prima persona quello sull’ aborto(anche l’altro in verità)a farsi carico seriamente di esso,in quella circostanza fu solo Cl….e il resto del mondo cattolico…sparito nelle sagrestie o,peggio,passato armi e bagagli all’altra parte. Ancora una volta:il problema educativo un piccolo dettaglio a margine di azioni di forza e mobilitazioni di massa.Mi risulta,venendo ai tempi nostri,che alla prima riunione dei vari movimenti,associazioni e organismi cattolici,qualcuno portò come esempio per la grande mobilitazione,i fatti di Spagna..alche’ amici spagnoli fecero notare che i milioni di persone portate in piazza hanno prodotto l’unico risultato di peggiorare la situazione legislativa che,neppure il successivo governo popolare(di ispirazione cristiana)ha saputo né voluto modificare,nonostante le promesse elettorali.Perché?Perché neppure la loro stessa base-cristiana-in gran parte voleva cambiare..e siamo ancora al problema educativo.Tra l’altro,io ricordo di aver partecipato(Cl come altri movimenti e associazione aveva forti dubbi ma,sollecitata dalla Cei vi aderì):un bellissimo evento di popolo-più simile ad un raduno politico-sindacale(tali erano ,in realtà i promotori ufficiali).

    ma cosa é rimasto nella coscienza e sensibilità di molti dei partecipanti,a parte l’orgoglio di essere tanti e aver fatto vedere che c’eravamo.Si c’eravamo allora e poi..uno in parlamento di qui,una di là(questa sola-l’on Roccella,per la verità é rimasta fedele al suo impegno..per il resto,tutti in vacanza o quasi.Cosa significa ciò sig.Casadei.Ora le ultime notizie dicono che gran parte dei movimenti e associazioni cattoliche(AC-Cl-Rinnovamento dello Spirito-Forum delle Famigli e,udite udite,la stessa Cei hanno rinunciato all’adesione formale-lasciando comunque liberi i loro aderenti-.Non dice nulla ciò,soprattutto la presa di posizione della Cei?O forse non significa altro che le strategie del passato-già pure vacillanti allora-ora non tengono assolutamente più.Occorre guardare con onesto realismo alla realtà…solo questo!Un amico l’altro ieri mi ha portato questo esempio:chi fermò le invasioni barbariche in un impero in disfacimento?Forse l’esercito ridotto in brandelli,no furono i monaci benedettini…certo ci volle qualche generazione ma la vera rivoluzione si fece.Quella vera rivoluzione ha sempre lo stesso piccolo ma radicale significato:Educazione.L’esempio portato della figlia é bello e di sicuro effetto ma riguarda cadi singoli non la storia di generazioni.

    • giovanna scrive:

      Scusa ; Maurizio, ma non riesco proprio a capire, non ci riesco proprio, perché mai fare una manifestazione dovrebbe impedire , sembra proprio che tu lo pensi, di affrontare il problema educativo !
      Inoltre, non credo che il risultato della Spagna o del family day si debba giudicare solo dai risultati concreti : quando c’è una mobilitazione di popolo, delle famiglie, di gente cui normalmente non si dà voce, anzi li si azzittisce , comunque c’è un risultato. E di sicuro c’è un guadagno per chi si muove, con un giudizio e un paragone.
      E siccome ,forse, siamo rimasti soli noi due, credo che anche tu avrai notato all’ultima sdc con Carron, che forse le motivazioni della distanza di cl alla manifestazione di Roma, sono dipese da una certa discussione su chi comandava ( umano, ma anche superabile, davanti ad un bene più grande ) e da una certa freddezza della Cei, che poi si è ribaltata, come si è ribaltato, ma tanto tanto, Galantino , e poi il pontificio consiglio della famiglia, e poi si è esposto anche il Papa con discorsi chiari.
      Tanto è vero che Carron, che ha detto che noi seguiamo i vescovi, ha detto che , cambiato il vento, dunque cambiamo anche noi e continuiamo a seguire i vescovi ! Dunque, anche se non l’ha detto letteralmente, si va !
      Comunque, il comunicato era veramente brutto, con citazioni brutte, molto discutibili.
      E sono contenta che, in un certo senso, sia stato archiviato, perlomeno come indicazione pratica.

      • giovanna scrive:

        Che poi, Maurizio, non dovresti essere triste e infastidito se credi che il dialogo sia l’unica via !
        Il dialogo è con questa gente qui, che dice che abbiamo paura degli omosessuali, che i bambini sono di chi li cresce e non per forza di chi li fa , che se ne frega e non regge assolutamente una discussione più profonda, ecc ecc.
        Altrimenti, con chi vorresti dialogare ?? :-)
        Ecco, questo è un altro mistero, oltre al fatto di opporre la testimonianza alla presenza.

    • rodolfo casadei scrive:

      Amico, alcune risposte ai suoi interrogativi si trovano nella seconda parte del mio intervento. Non è vero che le manifestazioni non portano a niente. Il Family Day ha bloccato per 8 anni la deriva antifamilista. Educazione e impegno politico non vanno contrapposti.

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