Google+

Drogba e Scholes. Davvero nel calcio non ci sono più bandiere?

maggio 24, 2012 Emmanuele Michela

C’è bandiera e bandiera. Anche in Inghilterra. C’è chi vive per una squadra, ci è nato, cresciuto e se potesse ci morirebbe anche, e chi la ama, ci dà la vita, vince, ma quando si sente pago, prende e se ne va. Prendi Scholes, per esempio. Un anno fa mollava il calcio: coi suoi 37 anni e rotti non era più in grado, secondo lui, di poter scorrazzare al centro della mediana del Manchester United, cosa che faceva più o meno da quando aveva perso i denti da latte. Era rimasto comunque nel giro dei Red Devils, allenando la squadra riserve del team di Ferguson, allenatore che, quando a gennaio vedeva il suo centrocampo dimezzarsi per gli infortuni come neanche i comuni in mano alla Lega alle ultime elezioni, non si è fatto problemi a chiedere al Silent Hero di tornare a vestire la maglia rossa. Sembra una di quelle storie da favola: il cavaliere che torna in campo quando i suoi rischiano di essere sopraffatti, lui zitto zitto si mette al comando di un gruppo sgangherato e li porta alla vittoria. Ok, è un cliché trito e ritrito, e tralaltro non del tutto veritiero, dato che alla fine lo United non è riuscito a vincere. Ma un fondo di esattezza ce l’ha, dato che Scholes si è effettivamente ripreso le chiavi del centrocampo di Ferguson: da gennaio la squadra ha cambiato rotta, e la debacle finale non è certo da imputare a lui, che è stato invece sempre preciso e costante, e ha impreziosito il suo ritorno pure con qualche gol. Troppo grande il richiamo del campo per resistervi, tanto da decidere di cedervi anche per un altro anno, rinnovando il contratto fino a giugno 2013.

Chi invece ha vinto (anzi, stravinto) è Didier Drogba, autentico protagonista del successo di sabato sera del Chelsea in Champions League. L’importanza dell’ivoriano per la stagione dei Blues non può essere ridotta al bel gol messo a segno contro il Bayern: da quando Di Matteo l’ha rivalorizzato il suo impatto sulla squadra è stato ottimo, arricchito da alcune reti preziose (ad esempio col Napoli, o all’andata col Barça). Eppure ieri ha fatto sapere che non rinnoverà il suo contratto: a 34 anni dopo 8 stagioni se ne va da Stamford Bridge, lasciandosi dietro, oltre a una Coppa Campioni, 3 Premier League, 2 Carling Cup, 4 FA Cup e 2 Charity Shield, oltre a più di 150 reti. Difficile capire le sue ragioni: forse sente il peso degli anni, forse non vuole trovarsi di nuovo in concorrenza con Torres, forse cerca nuovi stimoli, forse la dirigenza ha piacere a scaricarlo. Ma tant’è che il suo nome è tornato d’attualità sui taccuini dei presidenti, reso ulteriormente caldo dal prezzo, pari a 0: Milan e Marsiglia forse lo vogliono, ma pare probabile un suo approdo in Cina.

Scholes e Drogba: due storie diverse, due esempi diversi di come si può vivere la propria anzianità sportiva. E due tipi diversi di legame con la propria squadra. Nessuno vuole denigrare l’ivoriano perché lascia il Chelsea, anzi, a Londra devono solo ringraziarlo per tutto quello che ha fatto. Però la sua scelta valorizza ancora di più quella di Scholes. Una frase che si dice e stradice è che «ormai non ci sono più bandiere nel calcio». Non è vero, poche resistono. E vanno valorizzate, perché ulteriormente eroiche in un calcio dove sempre di più si fanno imperanti sponsor e milioni. Ma prendi il centrocampista inglese: fango sulle ginocchia, testa bassa, fiato da vendere. Quante squadre un pensierino su di lui lo farebbero ancora? Ma per Scholes non c’è milione, panchina o pre-pensionamento che tenga. Conta solo un colore: il rosso del suo Manchester.
colpodireni.wordpress.com 

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

Commenti Facebook

1 Commenti

  1. Siu Madeja scrive:

    hmm which is truly interesting. I wonder why it’s that much. Maybe they know something we don’t about the long run of IDNs’ ???

L’Osservatore Romano

L'Osservatore Romano

Tempi Motori – a cura di Red Live

C'è qualcosa di più suggestivo che guidare tra Los Angeles e Malibu? Protagonista la Moto Guzzi California Custom 1400. E uno dei più grandi designer contemporanei, Miguel Galluzzi

Proclamati i vincitori degli ambitissimi Eurobike Gold Awards 2014. Dalla bici da crono monobraccio a quella da città più "stilosa", passando per il capo d’abbigliamento e gli accessori più innovativi, ecco i dominatori di tutte e undici le categorie

La nuova SUV nipponica rinnega il passato da 4x4 nuda e pura, strizzando l’occhio all’utilizzo su asfalto. Mutua il sistema di trazione integrale dalla crossover S-Cross. Sarà disponibile anche in versione 2WD

Svelata la versione track oriented della supersportiva britannica, mossa da un’unità ibrida da 1.000 cv. Confermata la monoscocca in carbonio derivata dalla serie. Adotta un’ala monoplano forte del sistema DRS mutuato dalla F1

Speciale Nuovo San Gerardo