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Alfano a Tempi: Dateci credito, vi daremo credito

giugno 13, 2012 Ubaldo Casotto

Intervista esclusiva al segretario del Pdl che parla a tutto campo di Monti, Berlusconi, primarie, Rai, Formigoni. Il centrodestra è in fieri e non vuole consegnare il paese alla sinistra di Vasto. Il governatore della Lombardia “lo abbiamo difeso e lo difenderemo”

Anticipiamo ampi stralci dell’intervista al segretario del Pdl Angelino Alfano, che apparirà sul prossimo numero di Tempi in uscita giovedì 14 giugno (a sinistra la copertina).

Il Pdl è lacerato da un dilemma: il sostegno al governo Monti è forse la cosa più utile che state facendo per l’Italia e nello stesso tempo la cosa che più vi danneggia elettoralmente…
Questa a novembre è stata una scelta tanto difficile quanto dividente all’interno del Pdl, una scelta che ebbe una ragione di sofferenza proprio per il fatto che il presidente della Repubblica ci disse che la palla era nelle nostre mani: o il governo Monti o le elezioni, perché lui non avrebbe autorizzato un governo del ribaltone. L’abbiamo fatta e non ci siamo pentiti. La stiamo pagando in termini di consenso perché il nostro elettorato si è sentito punito dalle scelte del governo; i primi provvedimenti hanno dato l’impressione di essere orientati solo alla maggior tassazione. Speriamo possa emergere adesso un’altra fase orientata allo sviluppo dell’Italia, al freno della recessione, all’uscita dalla crisi.

(…)

Sulle nomine Rai il Pdl ha avuto da ridire.
Noi chiediamo solo: perché è stata sostituita Lorenza Lei? La Rai è un’azienda, e un’azienda si valuta dai risultati aziendali. Come direttore generale Lorenza Lei ha portato risultati soddisfacenti sia dal punto di vista dei conti sia del regolare funzionamento dell’azienda. Non abbiamo nulla da ridire sui curricula dei prescelti, ma continuiamo a chiederci perché si sia operato in questo modo; il sospetto sottinteso nella nostra domanda è che l’unico motivo per cui la dottoressa Lei è stata sostituita sia quello di essere stata nominata dal governo precedente.

Eugenio Scalfari non si nasconde dietro un sospetto, lo dice apertamente: ci sono tre persone (Catricalà, Fortunato e Canzio) che ricoprono ruoli importanti nel governo Monti ma che sono espressione di politici del Pdl (Letta e Tremonti), il presidente del Consiglio deve allontanarli. Monti ha scritto a Repubblica spiegando di conoscere sia le affinità politiche dei tre sia la loro professionalità e la competenza, ma Scalfari non si è detto soddisfatto. Sembra un novello Brenno: “Vae victis!”, guai ai vinti.
C’è un grande equivoco su cui la sinistra ha fatto nascere questo governo: ha dato la disponibilità a collaborare con il Pdl ma puntando alla damnatio memoriae. Questo è il senso più profondo di quella disputa. In ballo non c’è l’efficienza di alcuni servitori dello Stato, la loro lealtà con il proprio compito, la loro correttezza nel rapporto con il presidente del Consiglio, in ballo c’è il loro essere per via umana (amicizia) o per via giuridica (nomina) riconducibili al precedente governo. Mi auguro che questa damnatio memoriae sia nei desideri e nei piani solo di una certa sinistra…

(…)

Per chi l’ha indicato come il male assoluto il passo indietro di Berlusconi non è bastato…
Ne ha fatti due, dal governo e dalla gestione operativa del partito.

Forse è ancora ingombrante, nel governo e nel partito…
Io non posso dire di avere avuto in questi mesi una limitazione nell’azione politica, così come sono convinto che non l’avrò nei mesi prossimi. Berlusconi è un leader in campo, è presente e ha una sua forza e una sua consistenza elettorale. Quanto al partito le ho gia detto della scelta delle primarie.

Primarie vere o come quelle iniziali della sinistra in cui si conosceva già il vincitore? Poi quando le hanno fatte sul serio è sempre spuntato fuori l’outsider. 
Noi non poniamo limiti alle candidature. Servono per indicare il candidato del Pdl alla premiership.

E se si andasse alle elezioni con una coalizione di centrodestra o dei moderati?
Nessun problema a un secondo turno di primarie con altri partiti per arrivare all’indicazione unitaria di un candidato premier.

Lei contro Casini e…
Niente nomi, ma se una coalizione di centrodestra in fieri desse prova di volere fare una competizione per la scelta del candidato premier noi a quella competizione metteremmo in campo il vincitore delle nostre primarie.

Centrodestra in fieri?
Ritengo che l’unica strada per evitare che il paese sia governato dalla cosiddetta foto di Vasto, cioè da una sinistra che unisce tre radicalismi, sia una grande alleanza per uscire dalla crisi con una ricetta economica tipica dell’area culturale alternativa alla sinistra e sempre presente e maggioritaria in Italia: meno sprechi, meno debiti, per l’obiettivo di meno tasse.

(…)

E con la Lega?
La Lega sta svolgendo un suo processo di evoluzione che si concluderà con il congresso federale e molto dipenderà dai temi e dai contenuti che la leadership leghista porrà all’attenzione di tutti noi. Lì si capiranno tante cose.

Giuliano Ferrara da tempo vi invita a mettervi “Tutti insieme per l’Italia”, il suo argomento è simile a quello della foto di Vasto, evitiamo all’Italia Nichi Vendola ministro del Lavoro. Nella sua versione il rassemblement dei moderati italiani prevede un ruolo particolare per Pier Ferdinando Casini. Appurato che divisi si perde, cosa risponde?
La riaggregazione dei moderati, dell’area alternativa alla sinistra, dovrà avvenire sui programmi e sui contenuti, farne questione di nomi non ci porta da nessuna parte. Non mi pare che il Pdl abbia posto come primo problema quello della candidatura a premier di un suo esponente. Per noi la questione è come uscire dalla crisi economica e il contributo che l’Italia può dare a una correzione di rotta dell’Unione Europea.

In questa prospettiva vede ripetibile l’esperienza di solidarietà nazionale con un rinnovato governo Monti, se non nella persona della sua guida almeno nel metodo?
Qualunque ipotesi non può che prevedere una gara tra due schieramenti, tra due partiti che sono tradizionalmente alternativi. Questa fase ha come traguardo le prossime elezioni politiche.

Che saranno?
Nel 2013, per quanto ci riguarda.

Con questa legge elettorale?
Decisamente no.

(…)

Con le preferenze?
O con collegi molto piccoli sul tipo del modello spagnolo. Oppure qualsiasi altra forma, che troveremo, che consenta un diritto di scelta.

(…)

Però il retropensiero che qualcuno voglia andare alle elezioni col Porcellum c’è?
Noi riteniamo che ce l’abbia la sinistra, la sinistra pensa la stessa cosa di noi. L’unico modo per fugare i rispettivi retropensieri è mettere alla prova i pensieri ufficiali.

(…)

Questione cattolica. Ultimo a intervenire sul tema, il filosofo Dario Antiseri lunedì scorso sul Corriere della Sera riproponeva l’urgenza di un partito dei cattolici. Lei viene da quel mondo, cosa ne pensa?
Io non credo che l’Italia ne abbia bisogno. Necessita invece di cattolici che difendano princìpi e valori. Come? Facendo come noi abbiamo fatto, non approvando leggi contro la famiglia, contro la vita e contrarie al principio di sussidiarietà.

A proposito di cattolici, ce n’è uno particolarmente contestato dai media, Roberto Formigoni. Ha da dirgli qualcosa?
Noi sosteniamo Formigoni, che non è indagato, che ha dato tutte le proprie ragioni, che ha governato bene la Lombardia e si trova sotto un fuoco di fila con una intollerabile asimmetria rispetto ad altri colleghi governatori delle cui indagini nessun giornale parla. Lo hanno preso di mira perché è del Pdl, perché è politicamente robusto e perché la Lombardia è un boccone ghiotto e vogliono che cambi colore politico. Noi lo abbiamo difeso e lo difenderemo.

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