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Voglio una vita santa ed esagerata. Voglio una vita da “tipo losco”

maggio 18, 2015 Rodolfo Casadei

Viaggio a San Benedetto del Tronto, dove un piccolo popolo ha messo in piedi una minuscola, gigantesca sfida al potere costituito nel nome della libertà di educare. Alla bellezza

tipi-loschiArticolo tratto dal settimanale Tempi in edicola (qui la pagina degli abbonamenti) – Tutto cominciò con una volonterosa guida scout che notò la foto in bianco e nero di un giovane elegante il cui volto comunicava un’inspiegabile sintesi di serietà e allegria, appesa al muro di una casa famiglia dove andava a fare caritativa con orfani e bambini di famiglie in difficoltà. «Chi è quello?», chiese al santo prete che di quel rifugio era l’anima e l’artefice, e che pure negli anni ebbe a soffrire di invidie e provvedimenti disciplinari sproporzionati. «È un bravo ragazzo», rispose quello senza aggiungere altro. Lo scout non si diede per vinto. Cercò di saperne di più e si imbatté nel libro scritto da un sacerdote torinese, don Primo Soldi: Verso l’assoluto. Pier Giorgio Frassati. Nei 24 anni della sua breve vita quel rampollo dell’alta borghesia liberale torinese, figlio dell’allora proprietario e direttore della Stampa e poi ambasciatore a Berlino, lasciò un tale segno che il 20 maggio 1990 Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato. La spiritualità di Frassati è integrale: preghiera e vita sacramentale intense, dedizione personale senza limiti al bisogno dei più poveri, impegno politico per la giustizia e in difesa della libertà. Il tutto proposto agli amici e alle amiche come contenuto di una stringente amicizia cristiana. E quella frase formidabile scritta in una lettera a un amico: «Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere ma vivacchiare…». «Uno così, come si fa a non voler essere come lui?», si chiese il giovane Marco Sermarini da San Benedetto del Tronto. E iniziò la sua “imitatio”. Cominciando dal clan di cui era la guida: poche settimane, e i ragazzi da cinque erano diventati una quarantina. Nello stupore invidioso di alcuni capi.

tipi-loschi-01Con l’entusiasmo dei primi giorni
Oggi, trent’anni dopo quegli inizi, la spiritualità frassatiana presa sul serio da un giovane sambenedettese ha dato i suoi frutti. Sono nati un movimento ecclesiale che ha preso il nome dalla compagnia di amici che Frassati aveva creato, la Società dei Tipi Loschi (quella riconosciuta come associazione laicale con decreto dal vescovo di San Benedetto nel 2004 si chiama Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati); un’associazione di volontariato intitolata a papa Giovanni Paolo II; due cooperative sociali, la Capitani Coraggiosi e la Hobbit; tre scuole libere intitolate a Gilbert Keith Chesterton; una società sportiva che si chiama Polisportiva Gagliarda; una compagnia teatrale che si chiama “Pochi ma buoni come i maccheroni”, un negozio online che si chiama Pump Street, un mensile che si intitola Vivere! …e non vivacchiare. E a dimostrazione che non si tratta di sigle ma di realtà vive, questi soggetti conducono tre doposcuola e animano sette centri estivi e cinque circolini equivalenti agli oratori permanenti e agli oratori estivi delle latitudini settentrionali; occupano giovani provenienti da situazioni di disagio e non nei settori delle ristrutturazioni edilizie, giardinaggio, servizi cimiteriali, serigrafia, gestione di un palazzetto dello sport, servizi scolastici, produzioni orticole, gestione di un centro del riuso (riciclo di attrezzature di vario genere); accompagnano all’inserimento nel mondo del lavoro attraverso la formazione professionale e cinque Centri di sussidiarietà; e ovviamente pregano, fanno festa ed educano.

Da quasi ventidue anni, esattamente dal 17 ottobre 1993, i Tipi Loschi si riuniscono una sera alla settimana (il mercoledì o il giovedì) presso la Casa San Francesco di Paola nel territorio di Grottammare, comune adiacente a San Benedetto lungo il litorale adriatico. C’è la cena comunitaria sotto un tendone bianco (spesso a base di pizza preparata da un giovane valorizzato dalla cooperativa Hobbit) poi il Rosario o la Messa. Una volta al mese si fa Adorazione eucaristica dalle 21.30 della sera alle 6.30 della mattina. Questo momento comunitario riunisce fino a 450 persone, uomini, donne e bambini. La prima volta, quel 17 ottobre di ventidue anni fa, erano solo 43: il più vecchio aveva 30 anni, il più giovane 13. Oggi la piccola galassia di opere nate da loro serve 2-3 mila persone. E non siamo a Milano o a Roma: siamo a San Benedetto del Tronto, 47 mila abitanti. I comuni vicini stanno fra i 5 e i 15 mila abitanti.

Dai nomi e titoli immaginifici delle varie opere e da una visita anche sommaria alle medesime si capisce che le fonti intellettuali e spirituali si sono ampliate nel tempo, e a Pier Giorgio Frassati si sono aggiunti Chesterton (Sermarini è fondatore e presidente della Società chestertoniana italiana), Giovannino Guareschi, J. R. R. Tolkien, Stratford Caldecott (il più noto intellettuale britannico chestertoniano, scomparso l’anno scorso), Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, san Giovanni Bosco, santa Caterina da Siena, san Benedetto da Norcia, Asterix (l’idea del villaggio che resiste alla potenza dell’impero grazie all’unità fra i suoi abitanti che nasce da un’amicizia genuina) e Gino Bartali. Sì, proprio il Gino nazionale, vincitore di due Tour de France e di tre Giri d’Italia a cavallo della Seconda Guerra mondiale. Al terziario carmelitano, salvatore di ebrei e soldati inglesi nel 1943-45 e amico di Pio XII, la Polisportiva Gagliarda («la nostra sigla “P. G.” significa anche Per Gesù, e Pier Giorgio», ci tiene a dire il presidente della società sportiva) ha dedicato una mostra intitolata Un diavolo di campione un angelo di uomo. L’avventura umana di Gino Bartali, che è stata esposta anche a un Giro d’Italia.

tipi-loschi-02Gente da amare
Come capita a tutti quelli che vivono per davvero, e che hanno fede per davvero, i Tipi Loschi sono amati e odiati, ammirati e tenuti in sospetto. Fin dall’inizio. L’Agesci li espulse perché volevano chiamare Frassati il loro clan, anziché coi soliti nomi di bestia, perché facevano attività anche durante le pause estive (gelato e Rosario insieme) e perché si impegnavano collettivamente per la Dc (a quel tempo i capi scout erano tutti per Democrazia proletaria o per il Pci). In alternativa, si sarebbero dovuti sottoporre a un corso di rieducazione (sul metodo scout). Qualche tempo fa hanno sfidato il Comune (che qualche servizio alle loro cooperative lo ha affidato, però pochi: la maggior parte li hanno vinti nei piccoli comuni del circondario) in un’asta indetta dall’Azienda sanitaria locale. Si metteva in vendita un terreno agricolo della collina di Santa Lucia, sopra la città. Per Sermarini e compagnia era l’occasione per procurarsi i campi per il calcio a 5 e a 7 delle squadre della polisportiva, spazi ricreativi per i bambini e soprattutto terreno per orti. I Tipi Loschi credono profondamente nel distributismo, la teoria economica che Chesterton e Hilaire Belloc concepirono, stimolati dalla Rerum Novarum di Leone XIII, come terza via fra capitalismo e socialismo. E nel distributismo le famiglie producono da se stesse gran parte degli alimenti di cui hanno bisogno («Tre acri e una mucca» a ogni famiglia, scrisse Chesterton). Bene, la cooperativa Hobbit (la Contea di Tolkien non è un modello di economia distributista, ma l’idea di vita socio-economica armonica è simile) è riuscita a fare un’offerta da 158 mila euro che ha battuto quella di 151.500 fatta dal Comune. A breve sarà inaugurata la Casa Santa Lucia, con campetti di calcio e orti annessi.

A lezione controcorrente
Ma la scommessa più audace che i frassatiani-chestertoniani di San Benedetto hanno lanciato, e che contro ogni pronostico stanno vincendo, è quella delle scuole libere. Che non sono paritarie né private a fini di profitto, ma incarnazione del principio dell’educazione parentale. Cosa vuol dire? La Costituzione italiana all’articolo 30 riconosce che l’educazione e l’istruzione dei figli sono un diritto e un dovere dei genitori. Questo implica che i genitori, se vogliono e se sono in grado di dimostrare che ne sono capaci, possono provvedere direttamente all’istruzione dei figli. Il testo unico sulla pubblica istruzione disciplina questa facoltà, e stabilisce soprattutto due cose: che le famiglie che ricorrono all’istruzione diretta devono dare comunicazione della loro opzione anno per anno al sindaco e al preside della scuola statale nel cui territorio la famiglia risiede; che i loro figli devono sostenere esami di idoneità presso scuole statali o paritarie per vedere riconosciuto l’assolvimento dell’obbligo. Sulla base di questi princìpi e di queste norme nel 2008 la cooperativa Capitani Coraggiosi ha inaugurato la scuola media inferiore libera G. K. Chesterton con una classe prima di quattro studenti. Oggi le scuole sono tre e le classi sono dieci in tutto: tre di medie, cinque di liceo delle scienze umane di indirizzo economico-sociale e due di istituto professionale, 60 studenti e 20 insegnanti in tutto. Le aule si trovano al secondo piano dell’edificio che è la sede della cooperativa Capitani Coraggiosi, nel quartiere di Porto d’Ascoli. La scuola non riceve nemmeno un euro dallo Stato o dal Comune, si autofinanzia completamente per pagare i docenti e le spese. E nonostante questo è entrata nel suo settimo anno di vita e ogni anno cresce un po’.

Ma perché imbarcarsi in un’avventura del genere? Perché non limitarsi a fondare una scuola paritaria? «Per essere totalmente liberi», risponde Sermarini, che di lavoro fa l’avvocato penalista e dunque le leggi le conosce bene. «Le scuole paritarie, per ricevere un pur esiguo sostegno dallo Stato, hanno dei vincoli nel reclutamento degli insegnanti e hanno controlli. Noi rinunciamo ai finanziamenti per essere totalmente liberi». Liberi di scegliere docenti anche non abilitati e di decidere insieme, genitori e insegnanti, le linee educative. E quali siano le linee educative che i genitori delle scuole Chesterton vogliono vedere applicate si capisce subito dal motto, preso dallo scrittore inglese, impresso sulla prima pagina del libretto di presentazione delle scuole: «Una cosa morta può andare con la corrente. Ma solo una cosa viva può andarvi contro». I frassatiani-chestertoniani contro la corrente ci vanno eccome: «Qui la lezione di storia non si limita a ripetere quello che c’è scritto sul manuale», spiega Federica, moglie di Marco, insegnante elementare in una statale, madre di cinque figli, tre dei quali sono studenti della scuola libera. «Del Medioevo si spiega che non è stato affatto un’epoca buia, che l’unità di Italia non è stata senza macchia, che l’illuminismo non è il culmine del pensiero umano».

tempi-scuola-chestertonQualcosa per cui combattere
Visitare i ridotti locali della scuola vuol dire imbattersi in frasi di Benedetto XVI, Chesterton e Antoine de Saint-Exupery dipinte sulle pareti. Compresa quella che dice «Non puoi amare qualcosa senza lottare per essa, non puoi lottare senza qualcosa per cui combattere». In un corridoio sono appesi pannelli di una mostra sui temi della bioetica (aborto, fecondazione assistita, eutanasia, eccetera) promossa dalla professoressa di Diritto. Il messaggio in difesa della vita in ogni condizione e contro ogni manipolazione non potrebbe essere più chiaro. Non c’è nessuna classe con più di dieci studenti. In quella del professionale c’è un docente con due studenti. Le medie inferiori completano l’orario con un insegnamento che si chiama Via Pulchritudinis: un percorso che conduce alla fede cattolica attraverso la bellezza che si trova nell’arte, nella letteratura, nelle scienze, nella matematica. Da Dublino un insegnante irlandese si collega via Skype nell’ora di filosofia per fare lezione di Logica, come nelle accademie medievali. Tutti poi fanno teatro, e lo fanno nell’orario mattutino.

Questo insegnamento così personalizzato non costa affatto caro: 60 euro al mese gli studenti delle medie inferiori, 100 quelli delle superiori. Le rette coprono solo il 25 per cento dei costi. L’altro 75 viene reperito attraverso lotterie, cene di beneficenza, versamenti periodici di sostenitori, accesso al cinque per mille, e da un Gran Galà di fine anno.

E i risultati scolastici? Positivissimi. In teoria questi studenti potrebbero semplicemente presentarsi in una scuola riconosciuta alla fine del ciclo di studi per sostenere l’esame di idoneità, quello delle medie inferiori o quello di maturità. Nella realtà vengono inviati ogni anno, alla fine del mese di maggio o all’inizio di giugno, a sostenere l’esame di idoneità alla classe successiva delle medie o del liceo. Quelli delle medie vanno in una scuola paritaria retta da suore concezioniste ad Ascoli; quelli del liceo in un classico statale di Fermo. Quest’anno per la prima volta ci saranno cinque studenti che devono sostenere l’esame di maturità, e andranno a Città di Castello, presso un liceo paritario di scienze umane.

Un successo dietro l’altro
In tutti questi anni ci sono state solo due bocciature, una alle medie e una al liceo: media di idoneità del 100 per cento tranne i due casi di bocciatura in sette anni. Finora 41 studenti hanno ottenuto la licenza media passando attraverso la scuola libera G. K. Chesterton. E quelli che sono qui dentro a studiare sono contenti, non si sentono affatto dei marginali. «Qui facciamo molte più gite, le mie compagne di prima sono invidiose», dice una ragazza delle medie arrivata quest’anno da una statale. «Quest’anno sarò promosso, dov’ero prima non era possibile studiare, c’era sempre rumore in classe e gli insegnanti non si occupavano personalmente di me come qui», racconta un ragazzo del professionale che è stato bocciato due volte prima di entrare alla Chesterton.

Sulla carta geografica si vedono solo con la lente di ingrandimento come il villaggio di Asterix, e per non farsi vedere dall’occhio di Sauron devono muoversi nell’ombra come gli hobbit. Ma piccoli come sono, questi Tipi Loschi sono proprio una spina nel fianco per l’impero.


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