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Storia di Adam, il bambino “vergogna” che doveva morire. «Ma è lui che ci sta insegnando a vivere»

settembre 14, 2014 Benedetta Frigerio

Nato tre anni fa in India, il piccolo deformato è stato adottato da una coppia di giovani sposi: «Se sente il dolore può sentire anche l’amore». Oggi ha tre anni e vive in America

adamLa storia di Adam è quella di un bambino fortunato. Eppure esattamente tre anni anni fa, appena venuto alla luce al Burrows Memorial Christian Hospital, ospedale missionario di Alipur, India, sembrava spacciato. Non solo per le gravissime malformazioni fisiche causate dalla sindrome di Bartsocas-Papas, ma anche perché i suoi genitori non volevano avere più nulla a che fare con lui. Se Adam fosse tornato a casa, dicevano le voci giunte fin dentro l’ospedale, la famiglia lo avrebbe avvelenato per mettere fine alla sua esistenza, ritenuta una vergogna.

LO STOP PROVVIDENZIALE. Venuti a sapere delle intenzioni dei genitori del bambino, però, Jessica Cooksey e Raja Paulraj, una coppia di novelli sposi dipendenti dell’ospedale (lei 25enne missionaria di Jacksonville, Florida, lui 31enne psichiatra indiano), si offrirono – e ottennero – di adottarlo. «Se può sentire il dolore, può percepire anche l’amore», Jessica ne era convinta. Sentiva che «quello di cui questo bambino ha bisogno più di tutto è una famiglia». I due sposi si attivarono immediatamente per trovare medici in grado di aiutarli a curare le malformazioni del figlio. Di qui la necessità di trasferirsi negli Stati Uniti.

adam-paulraj-famigliaFRA LE BRACCIA DI UN PADRE. Il primo a tendere loro la mano, per la ricostruzione degli arti mancanti di Adam, è stato John Van Aalst, un chirurgo plastico dell’ospedale dei bambini di Chapel Hill, North Carolina. Grazie a lui il piccolo, perfettamente sano di mente, ha fatto grandi progressi. E oggi guardando Adam, oltre a un innocente senza naso, con le mani e le gambe monche, si vede un bambino che ama giocare, ridere e farsi coccolare. Come qualunque altro bambino di tre anni, Adam è felice fra le braccia dei genitori, soprattutto fra quelle di suo padre. Il bambino, che ora ha un fratello con cui crescere, si nutre con la peg e non può parlare perché privo del palato. Ma secondo il dottor Van Aalst, che lo ha operato, Adam «sarà capace di parlare, di dire mamma e papà. Vedo già Jessica e Raja scoppiare in lacrime».

IL DONO DI UN SACRIFICIO. Per gli interventi chirurgici i coniugi Paulraj hanno dovuto organizzare una raccolta fondi, dato che il piccolo non essendo ancora cittadino americano non poteva avvalersi di alcuna assicurazione medica. I filmati e le interviste alla famiglia hanno toccato il cuore di molte persone: le donazioni destinate alle cure del piccolo non sono mancate. Persino i medici coinvolti hanno offerto alla famiglia un aiuto al di là di quanto richiesto dalla professione. Lo stesso Van Aalst parla dell’incontro con Jessica e Raja come di un regalo. «Il donarsi totalmente, lo spirito di sacrificio – spiega il medico – è uno dei più grandi doni che Dio può fare alle nostre vite». Anche se i due sposi sono convinti che «sì, ci stiamo prendendo cura di lui, ma è Adam che ci ha insegnato di più sulla vita».

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15 Commenti

  1. Alèudin - preghierecorte scrive:

    Ultimo aggiornamento, sembra che la prima frase pronunciata dal bimbo sia:
    “Peter Singer kiss my ass!”.

  2. Lena scrive:

    wow, che bella storia, mi sto infartuando dalla commozione! adesso mi metto subito in lista anch’io per adottare un grazioso senza faccia! vi pregooo non li abortite che ne voglio adottare almeno 3, insieme al mio lemure starebbero benissimo…

    • erica scrive:

      C’e’ chi nasce senza volto e chi, come te, senza cervello. Nessuno e’ perfetto d’altronde.

    • Ilaria scrive:

      Beh, neanche io penso di avere la forza di questi due (secondo me sono santi!)… Non tutti abbiamo la stessa capacità di amare, però sforzati almeno un pochino, dai!! E’ ovvio che sono super bravi e super ammirevoli! Ce ne fosse, di gente così!!

    • Lia Prevasi scrive:

      Dolcissima Lena,
      mi piacerebbe tanto poter conoscere i tuoi genitori…..x poterli consolare del fatto di aver dato la vita a un MOSTRO come te!!!!
      Sono una mamma e, al posto della tua, mi vergognerei da morire e mi chiederei in cosa ho sbagliato per aver messo al mondo una figlia come lo sei tu!!
      ma a questo mondo chi semina vento di sicuro raccoglie tempesta e tu, dolcissima Lena, sei destinata a raccogliere uragani….
      Di sicuro anche il tuo lemure si vergogna di te….e guardandoti sono sicura che pensa che SEI DAVVERO UNA BESTIA!!!!
      Ti auguro ogni disgrazia possibile…..

  3. Orazio Pecci scrive:

    Immagino che la povera Lena sia un troll con interessi per il subcontinente indiano.

    In calce a un altro articolo di Tempi (quello sulla sterilizzazione forzata di 83 signore indiane, alcune delle quali rimaste vittime dei postumi dell’operazione) la medesima scrive che scopo dell’operazione de cuius è «la stessa salvezza della vita e del benessere umano sul pianeta».

    No comment ma preghiere per questa/o povero mentecatto che non ha niente di meglio da fare nella vita se non cimentare la gente da dietro il suo paravento elettronico.

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