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Macché Draghi macché Monti, c’è un solo SuperMario (e speriamo che Travaglio tifi Spagna)

giugno 29, 2012 Emmanuele Michela

La doppietta di ieri sera fa zittire le infinite critiche al talento Azzurro, emblema di una squadra intera tanto chiacchierata a inizio Europeo quanto spietata sul campo. Perché è solo lì che valgono le condanne.

Grazie Mario, perché alla fine li hai fatti tacere. Zitti e mosca, tutti a casa. E non parlo solo dei tedeschi: vedere la perfezione del calcio teutonico incrinarsi inesorabile di fronte al tuo bolide del 2-0 è stata una grande goduria che ha fatto riflettere. Proprio tu hai mandato al tappeto quell’austera eccellenza, tu che sei così imperfetto, così criticato, così sopra le righe.

Ma ancor di più fa riflettere aprire i giornali oggi e vedere i titoli dedicati a te e i tuoi compagni: chi non fa altro che silurarti praticamente da quando sei un professionista, stamattina invece ha dovuto tacere ogni critica e riconoscere che fottuto campione sei. Non ci sono più i mugugni con Mourinho e i tifosi dell’Inter, gli insulti dei tifosi della Juve, le villanerie verso un campione come Totti, le freccette ai primavera del City, il fallaccio su Song, la svogliatezza in campo… Chi troppo presto ti ha condannato per i tuoi errori e le tue stravaganze oggi si deve ricredere, e spinge per salire sul carro dei vincitori.

E facciamoli spazio, lasciamoli accomodare. Freghiamocene di pregiudizi e di lotte di principio. Questi titoli, per quanto gli autori non lo vogliano ammettere, sotto il tono entusiasta nascondono l’aria rassegnata di chi deve rendere le armi di fronte al solo detentore del potere. Per l’ennesima volta riconoscono chi comanda veramente nel calcio: non le reprimenda a un ragazzotto di 21 anni, non le accuse troppo libere alla sua maturità, non il vociare sui suoi comportamenti, ma quello che succede in partita. Non mi stancherò mai di ripeterlo: ogni volta il campo è in grado di offrire qualcosa di più interessante, di più imprevedibile e in fondo di più credibile rispetto a tutto quello che si può provare a calcolare prima.

Prendiamo ad esempio tutta l’avventura azzurra a questi Europei. Balotelli è solo l’emblema di un’intera squadra, già data per spacciata all’inizio del cammino. Chi avrebbe scommesso un mese fa che gli Azzurri sarebbero arrivati a mettere sotto in questo modo la Germania in semifinale? Credo nessuno. Invece abbiamo dovuto ricrederci, e più i giorni passavano più la squadra prendeva fiducia. Quella fiducia che tanti le avevano tolto dopo che un mattino la Guardia di Finanza aveva portato via Criscito dal ritiro di Coverciano, dando il là ad una nuova ondata di scandali legati al Calcioscommesse. Qualcuno non voleva addirittura che la squadra partecipasse, ancor di più dopo che erano uscite quelle informative sul suo capitano, Buffon, troppo amante delle scommesse. Per non parlare di tutto quanto si è detto su Cassano dopo le dichiarazioni sui gay.

Tra critiche, pronostici ostili e chiacchiere a non finire quella squadra ha trovato la tranquillità per lavorare bene e stupire tutti. E fa specie pensare che, tra i migliori, possiamo citare proprio quelli che sono stati più al centro dell’attenzione: su Balotelli non serve dire altro, mentre Buffon ieri è stato super nel tenere a galla la squadra, almeno quanto Cassano diventa sempre di più il leader del gruppo insieme a Pirlo; e bisogna citare anche Bonucci, forse uno degli anelli più deboli della catena azzurra, ma sempre autore di prove maiuscole: sembra che il coinvolgimento nell’inchiesta Last Bet non stia facendo nulla al centrale della Juve. Criticati a non finire, ora hanno una Nazione intera ai loro piedi, affascinata letteralmente da quanto espresso fin qui. Chi avrebbe pronosticato una reazione simile? Nessuno, perché tra condanne e pronostici nessuno sa prevedere la sola cosa che conta, ovvero il verdetto del campo. Che per ora è stato insindacabile: Germania a casa, Italia in finale. Con buona pace di Marco Travaglio.

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