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L’unico “corvo” che da oggi piacerà in Vaticano è quello del San Lorenzo. La squadra di papa Francesco

marzo 20, 2013 Emmanuele Michela

Erano un gruppo di ragazzi che giocavano per strada, poi il padre salesiano Lorenzo Massa li ospitò all’oratorio di Sant’Antonio. Ecco la storia della squadra tifata da Jorge Begoglio.

Nel Barrio de Boedo l’Azulgrana è la tinta più famigliare che colora strade e finestre. Buenos Aires, direzione sud. Strade dai connotati poveri, come le origini proletarie del quartiere, che si fondono con nuovi palazzi costruiti sul finire del secolo scorso. Strade che grondano di una passione calcistica, qui fiorita a inizio Novecento. Una e una soltanto, come vuole l’orgoglioso campanilismo tipico argentino, quella per il San Lorenzo de Almagro. Un club che da circa una settimana è diventato popolare in tutto il mondo, uscendo dalla cerchia di conoscenze degli appassionati calciofili e guadagnando spazi e colonne su tutti i giornali: è la squadra tifata da papa Francesco. La foto dell’allora cardinale Bergoglio con in mano il gagliardetto del club è diventata ormai un emblema, così come la foto della sua tessera da socio della squadra.

PADRE LORENZO MASSA. È proprio il legame tra il nuovo Santo Padre e gli Azulgrana che ci offre lo spunto per parlare della storia singolare di questo club. Era il 24 maggio 2011 quando padre Bergoglio celebrava una messa al Nuevo Gasómetro, casa del club, per ricordare un sacerdote cui è dedicata una cappella all’interno dello stadio: padre Lorenzo Massa, prete salesiano con origini anche lui piemontesi che operava a inizio Novecento nella capitale argentina, tra il quartiere Almagro e il quartiere Boedo. Qui era nato da qualche tempo un gruppo di appassionati giocatori di calcio: si ritrovavano tra calle México e Treinta y Tres, giocavano per strada, sfidavano le rappresentative degli altri rioni. A guidarli erano Federico Monti e Antonio Scaramusso. La loro fama gli aveva conferito un nuovo nome, da loro pienamente accettato: Los Forzos de Almagro.

NASCONO LOS CUERVOS. Ma la città si stava evolvendo, cresceva, si sviluppava anche nella sua frenesia e nei suoi ritmi, e il traffico costringeva quel gruppo di ragazzi a fare sacrifici pur di correre dietro ad un pallone. Un giorno un tram per poco non investì un calciatore: se ne accorse padre Lorenzo, il cui impegno sociale si spingeva per allontanare i poveri dalla strada. Così fece una proposta alla squadra. Vi ospito nel cortile dell’oratorio sant’Antonio, qui dietro. In cambio però voi venite a Messa tutte le domeniche. Loro accettarono e così nacque il club, 1 aprile 1908. Per i rivali divennero Los Cuervos, i corvi, neri come il vestito del prete. Non se ne curarono, anzi al momento di scegliere il nome per la squadra si avanzò l’idea di ribattezzarsi “San Lorenzo” proprio per fare un omaggio a padre Massa. Lui rifiutò, salvo poi accettarlo in onore del santo omonimo e della battaglia di San Lorenzo, combattuta quasi un secolo prima e cruciale per l’indipendenza dell’Argentina dalla Spagna. La specificazione “de Almagro” venne aggiunta subito dopo: da lì venivano gran parte dei giocatori.

L’ULTIMO SUCCESSO NEL 2007. La storia del club si è evoluta da quella riunione del 1908: sei anni dopo gli Azulgrana salirono in Primera division, si fecero bruciare 5-1 all’esordio dalla Platense e dovettero aspettare quasi due mesi prima di vedere una vittoria. Ma il meglio sarebbe arrivato di lì a poco: prima l’inaugurazione dello stadio, il Viejo Gasometro, poi la vittoria dello scudetto nel ’23. Il primo di 13: ricca si è fatta la bacheca del club in questo secolo abbondante di storia, vittorie che hanno portato il San Lorenzo tra le sei grandi del pallone argentino, nell’Olimpo del calcio sudamericano con pure due titoli continentali. Da qui sono passati tanti campioni poi diventati: ci si ricorda di Chilavert, il portiere goleador, di Cordoba e Montero, di Lavezzi e di Placente, di Abreu e Coloccini, degli “italiani” Gonzalo Rodriguez e Alejandro “el Papu” Gomez. L’ultima volta che han vinto il Clausura era il 2007, appena prima del centenario. Da allora più niente: quest’anno sono partiti zoppicanti, inseguendo a grande distanza il Lanús primo in classifica. Però domenica hanno vinto con il Colon, a Santa Fé: sul petto l’effigie di un tifoso speciale, Papa Francesco.

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