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«Guardiola? È un sogno di Berlusconi. E i suoi sogni si sono sempre avverati»

novembre 16, 2012 Emmanuele Michela

Settimana intensa per il Milan, impegnato in 3 partite decisive con Napoli, Anderlecht e Juve. «Ma non saranno cruciali per Allegri: il tecnico resta». Cristiano Ruiu legge il futuro dell’allenatore: «Via solo se perde in Belgio»

12 giornate, 6 sconfitte. Il Milan non decolla in campionato, e dopo il brutto ko interno contro la Fiorentina, i rossoneri si apprestano ad una settimana ricca d’impegni. 8 giorni, 3 gare contro 3 avversarie temibili: Napoli, Anderlecht e Juventus. Sarà una settimana decisiva per il futuro della squadra rossonera e, ancor di più, per il suo tecnico Massimiliano Allegri, per tanti già pronto con la valigia in mano nonostante le conferme della società? Ne abbiamo parlato con Cristiano Ruiu, tifoso rossonero e giornalista di QSVS.

Ruiu, otto giorni di fuoco per il Milan, che inizia una settimana durissima con Napoli, Anderlecht e Juve. Sarà decisiva? Che clima c’è in casa rossonera?
Non sono d’accordo sugli otto giorni di fuoco: questa settimana il Milan non ha niente da perdere. È brutto da dirsi: certo, stiamo parlando di una squadra che dovrebbe vincere sempre le partite che gioca. Ma quest’anno non è così. In campionato giocherà contro due squadre più forti, facendo per di più una trasferta dura come quella di Napoli. Poi una partita in Champions. Quest’ultima, sì, è decisiva: l’Anderlecht è una squadra che sta meglio, è in crescita ed è convinta di potersi qualificare. Se il Milan perde è fuori dalla coppa, mentre se vince non è certa del passaggio del turno, che si deciderà poi all’ultima partita contro lo Zenit. Questa coi belgi è quindi la partita più delicata, mentre le altre due il Milan prenderà quello che viene. Se poi la dirigenza ha voluto confermare Allegri dopo la sconfitta con la Fiorentina è perché già mettono in preventivo che con Napoli e Juve saranno comunque due partite difficili da vincere.

Dove le sembra stiano i limiti più evidenti dei rossoneri visti nelle ultime settimane? Quanta responsabilità c’è in questo di Allegri e quanto delle scelte di mercato fatte quest’estate?
Se si considera il Milan una squadra che può lottare per lo scudetto, allora sì, ci sono dei limiti clamorosi ed evidenti. Ma questa squadra è stata costruita così scientemente dalla società, non per ottenere obbiettivi sportivi, ma per ottenere obbiettivi economici. L’intento è quello di mettere a posto il bilancio, in un anno delicato per tutto il mondo Fininvest, resettando tutto anche in casa Milan. Da gennaio 2013 si potranno fare nuove spese e ripartire da capo.

La dirigenza continua a dare fiducia al tecnico. Crede che sia per una reale affidabilità dimostrata da Allegri o in realtà per una mancanza di alternative valide di scelta?
Il Milan prende un allenatore nuovo quando è convinto che questo potrà far parte di un progetto futuro. È quanto accadde nel 2001, quando Ancelotti subentrò a Terim, valutando effettivamente il rendimento del tecnico emiliano solo a partire dalla stagione successiva. Se c’è la possibilità di fare questo, allora il Milan lo fa, altrimenti si tiene Allegri. Nessuno vuole traghettatori, che rischierebbero di non cambiare nulla nell’ambiente e magari di creare tensioni nello spogliatoio. Non dimentichiamoci che la squadra, nei suoi giocatori più rappresentativi, continua a schierarsi con Allegri. La colpa non è solo sua: tanti calciatori quest’anno stanno rendendo ben al di sotto delle aspettative e ben al di sotto del loro stipendio. E non basta attaccarsi alla crisi psicologica: quando vedi il piede molle di Mexes sul gol del 2-0 della Fiorentina, t’accorgi che non è un problema di testa. Basterebbe solo un po’ di stima per il proprio lavoro e per chi ti paga.

Ipotesi Guardiola: credibile o no?
Guardiola è il sogno del presidente. E, a parte Cristiano Ronaldo, il presidente ha sempre dimostrato che in questi anni di Milan quando ha avuto un sogno prima o tardi è riuscito a realizzarlo. Questo secondo me accadrà anche con Guardiola, per tanti motivi. Primo perché c’è voglia di tornare a spendere, secondo perché Berlusconi vede nel catalano l’unica possibilità di avere un Milan con quel gioco che ha entusiasmato il mondo e ha fatto innamorare lo stesso presidente, cioè il Milan di Arrigo Sacchi. Guardiola è quello giusto anche dal punto di vista umano: ci sono grandi allenatori come Capello o Mourinho che vanno nella squadra che li paga di più e gli dà più campioni; Guardiola invece costruisce con ciò che ha disposizione, lavora sui giovani e fa crescere il gioco. Non dimentichiamoci cosa fece quando arrivò a Barcellona dopo Rijkaard: la sua prima richiesta fu quella di vendere Eto’o, Ronaldinho e Deco, i tre giocatori più importanti della squadra di allora. Mentre qualche anno prima, Guardiola lasciò sempre i blaugrana da calciatore perché riteneva il suo ciclo finito, e venne in Italia. Ma non andò in qualche grande squadra, ma nel Brescia.

Oggi Berlusconi è tornato a Milanello, dicendo che tornerà anche a seguire il Milan. Come vanno interpretate le parole del presidente?
Quanto detto stamattina dal presidente ribadisce quanto dicevo prima su Allegri e sui rischi che corre: il suo posto non è in bilico, specie per le partite in campionato, essendo stato lo stesso presidente a metterci oggi la faccia per difenderlo. In più, bisogna pensare bene a quanto successo dopo la partita con la Fiorentina: Berlusconi torna dal Kenya e incontra Galliani perché vuole esonerare Allegri. Galliani gli spiega perché tenerlo e così si convince anche il presidente. Una conferma di quest’ultimo è la cosa più importante per l’allenatore. Quindi avanti così, a meno che mercoledì le cose non vadano male in Champions: una partita brutta contro l’Anderlecht potrebbe essere l’unica cosa a spingere lontano da Milano Allegri. Per il Milan, questa coppa è troppo importante: Tabarez fu mandato via anni fa proprio perché si temeva non potesse vincere contro il Rosemborg, nel 2001 venne esonerato Zaccheroni dopo l’eliminazione contro il Deportivo. Una sconfitta in Champions può costare caro.

 

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