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Crocetta e il bilancio lacrime e sangue: tagli a paritarie, bisognosi, antiracket e musei

aprile 17, 2013 Chiara Rizzo

Il governatore presenta la bozza di bilancio. intervista a Lillo Miceli, cronista politico de La Sicilia. “Per ora il voto è 4, ma aspettiamo i correttivi”

Un bilancio lacrime e sangue: si potrebbe sintetizzare così quello che ieri sera hanno presentato all’assemblea regionale siciliana il presidente Rosario Crocetta e l’assessore all’Economia Luca Bianchi. Sbalordisce che i tagli proposti da Crocetta vadano a colpire duramente proprio tutte quelle voci su cui aveva costruito la sua campagna elettorale e il suo progetto politico: cultura, arte e musei, ma anche scuola, sostegno contro la criminalità organizzata ed educazione alla legalità, welfare. Lillo Miceli, cronista politico de La Sicilia anticipa a tempi.it che «qualcosa potrebbe essere riequilibrato dal disegno di legge di stabilità, che sarà presentato stasera. Perché altrimenti il bilancio sembra fatto solo di tagli».

Una delle poche voci in attivo sarebbe invece quella delle spese alla Presidenza della regione, che da 300 mila euro schizzerebbe a 2.4 milioni di euro. È così?
È stato un errore in cui siamo caduti tutti i giornalisti fidandoci delle agenzie. In realtà i fondi dell’ufficio di presidenza sono stati ridotti da 100 a 50 mila euro. Purtroppo il documento originario comprendeva numerose cartelle, e oggi va fatta un mea culpa generale per non averle consultate tutte. È vero che sono stati inseriti 2 milioni di euro per “la pubblicizzazione e pubblicazione di argomenti riguardanti la Regione siciliana”, ma saranno principalmente usati per le pubblicazione di bilanci della pubblica amministrazione, in particolare dei comuni in particolare per garantire una trasparenza sui conti che oggi non c’è ancora in modo sufficiente.

A proposito di Comuni: sono previsti tagli alle Ato che gestiscono i rifiuti in difficoltà finanziarie (meno 45 milioni), alle zone colpite da eventi calamitosi, come le alluvioni o le eruzioni (meno 340mila euro), alle città in stato di calamità per le emergenze rifiuti.
La regione ha già anticipato un miliardo ai comuni in difetto di pagamento agli Ato e con un piano ventennale ha iniziato a chiedere il rientro di questi fondi, per di più entra in vigore la riforma degli Ato rifiuti, e la gestione sia della Tarsu che della raccoltà passerà direttamente ai singoli comuni, perciò non ha senso continuare a garantire loro un fondo. Si tratta di risolvere un problema diverso da città a città. A Palermo l’Amia, la municipalizzata dei rifiuti commissariata da due anni, è sull’orlo del fallimento, e i lavoratori oggi proseguono gli stati di agitazione e sospendono la raccolta. Questo problema, si aggiunge a quello della discarica di Bellolampo, dove i fondi della regione sarebbero necessari, perché lo spazio attuale è ormai saturo e insufficiente: è possibile che il presidente Crocetta possa essere nominato dal Consiglio dei ministri commissario per l’emergenza rifiuti, e quindi in seguito deciderà di fare interventi a Bellolampo. In città come Catania il problema dei rifiuti si ripropone ciclicamente, inveve, per il malfunzionamento dell’Ato: prima della riforma, il comune non raccoglieva direttamente la Tarsu, dunque non poteva pagare l’Ato, che si rifaceva sospendendo la raccolta. Per quanto riguarda le città e i territori che hanno subìto alluvioni, frane e altre calamità tendo a credere che con la manovra finanziaria verranno ridestinati dei fondi: è una voce che non può rimanere senza stanziamenti, sarebbe una follia. Infine discorso a parte sull’emergenza rifiuti.

I tagli più dolorosi sono quelli ai fondi all’assessorato alla Famiglia: ridotti “i sussidi alle istituzioni pubbliche di beneficenza erette in enti morali” (da 200 a 67 mila euro), gli “interventi in materia di pubblica beneficenza e assistenza” (da 279 a 93 mila), i “contributi da erogare alle famiglie meno abbienti per la tutela della maternità e della vita nascente” (da 500 a 167mila), azzerato il capitolo “consultori, istituzioni scolastiche e oratori”. Non è una mazzata in un momento di crisi in cui il welfare del terzo settore supplisce alle carenze del pubblico?
Si spera in una cernita per valutare quali siano effettivamente gli enti che fanno attività meritevoli, e quelli che sono stati solo delle “sigle” foraggiate in passato dai contributi pubblici, ma che in realtà facevano politica e non si occupavano di welfare. In Sicilia ci sono purtroppo anche questi casi.

Crocetta ha tagliato persino i “fondi di solidarietà” previsti per le vittime del racket (da 100mila a 34 mila), quegli agli orfani vittime della mafia (da 58 a 20 mila), i contributi una tantum agli imprenditori danneggiati da Cosa Nostra. Ma come, proprio lui che ha fatto della lotta alla mafia il suo vessillo?
Penso che se sono stati diminuiti i fondi al racket è solo perché in questo momento fondi non ce ne siano proprio. Nella manovra di assestamento di bilancio a metà anno si cercherà di rimpinguarli. Un ente cui sono stati tagliati fondi è ad esempio il Centro Pio La Torre, che è sempre stato molto attivo nella lotta alla mafia: penso che però i fondi verranno ripristinati. Uno come Crocetta non può fare tagli a ciò che è cultura antimafia, significherebbe che rigetta gli ultmi 15 anni della sua stessa vita, e mi rifiuto di pensare che il presidente della regione sia impazzito.

È stato azzerato il contributo da 21 milioni di euro per l’edilizia agevolata e convenzionata, le case popolari, e tagliati i fondi per la riqualificazione delle stesse. Ancora una volta, non è grave?
Le somme per gli istituti di edilizia agevolata oggi non sarebbero immediatamente utilizzabili, dato che non sono mai state indette nemmeno le gare d’appalto. Perciò, credo, si è scelto di non “immobilizzare” nell’immediato queste somme. Dopo l’indizione delle gare sicuramente verranno ripristinati fondi per l’edilizia popolare.

Crocetta voleva la cultura come volano dello sviluppo economico. Ci sono stati tagli a tutti i musei invece?
Sì, restano solo i fondi per i servizi necessari come utenze (bollette di luce, acqua, telefono) e servizi di puliza. In passato è vero che per alcuni musei regionali ci siano state anche spese sopravvalutate. Il problema vero è che essendo stati sinora quasi esclusivamente foraggiati dalle regioni, nei nostri musei non c’è stato lo scatto per passare da ente che costa a ente che fa guadagnare. Non solo, ricordiamo poi il caso Novamusa, la società che gestiva i biglietti per alcuni musei regionali, soprattutto nella Sicilia orientale, per altro quelli più visitati (aree archeologiche di Taormina, Catania, e Siracusa), che non ha restituito 40 milioni di euro di incassi spettanti alla Regione, tanto che oggi si è aperto un contenzioso. I musei devono diventare fattori di economia e turismo: in Sicilia non si è ancora riusciti a farlo, pur essendo questa isola un museo a cielo aperto. La necessità generata da questi tagli potrebbe aguzzare l’ingegno. Mi auguro che sia così, e che vengano nominati a direttori dei musei oltre che studiosi anche manager con il bernoccolo degli affari.

Ridotto di un milione di euro (da 4 a 3) il contributo alle scuole dell’infanzia paritarie. Che ne pensa?
Se non ci fossero asili e materne private in Sicilia sarebbe un dramma, e le mamme che lavorano non saprebbero dove portare i figli perché quelle statali sono pochissime. Anche tra gli istituti superiori ci sono scuole private d’eccellenza. Sospetto fortemente un connotato ideologico in questo taglio. Per quanto riguarda i tagli all’acquisto di materiale didattico per le scuole, pure previsti da Crocetta, penso che la finanziaria cambierà questo aspetto, almeno un po’, di solito si è sempre fatto così.

Qual è il voto a questo bilancio dell’era Crocetta?
Il voto così sarebbe un quattro. Ma aspettiamo di vedere il disegno di legge di stabilità, in cui secondo logica ci aspettiamo dei correttivi su tutto, dalla scuola ai precari. Il vero problema della Sicilia è che 800 milioni circa del bilancio vanno appunto alle decine di categorie di lavoratori precari, come i forestali.

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