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Nella Buona scuola non si apre al gender. Il problema è la funzione dell’Unar

giugno 29, 2015 Gabriele Toccafondi

«La teoria gender è una cosa, la lotta alle discriminazioni, anche di genere, un’altra». Lettera del sottosegretario all’istruzione

gender-genere-francia-scuolaGentile direttore, un conto è la lotta alle discriminazioni, un conto è la teoria gender. Nessuno confonda le due cose. Sono due anni che ribadisco questo punto, anche quando il tema erano i libretti sul gender a scuola. Questa posizione ha fatto sì che le opposizioni abbiano chiesto più volte le mie dimissioni, chiamandomi “sottosegretario sentinella”, in rete mi danno di crociato, omofobo, oscurantista eccetera. Cerco di essere realista non ideologico, mi hanno insegnato a usare la ragione e a partire dalla realtà.

Nel disegno di legge Buona scuola c’è la richiesta (al comma 16 del testo finale del Senato) di tenere conto nell’attività didattica di tante cose tra le quali anche “la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Se le parole hanno un senso, in questa frase non vedo il problema denunciato. Lo vedo se qualche associazione vuole interpretare questa frase forzandone il significato per introdurre in modo evidentemente strumentale la teoria del gender. Ma per eliminare questo pericolo non serve urlare contro “la prevenzione della violenza di genere” (peraltro sancita da una legge dello Stato votata da destra e sinistra, la 119 del 2014) ma chiarire una volta per tutte che la teoria del gender (decido io la mia identità sessuale) non è la lotta alle discriminazioni (nessuno va discriminato in base al sesso, come dice la Costituzione) e che in ogni caso sono i genitori gli unici che devono conoscere e possono approvare ciò che a scuola viene insegnato o ciò che vi entra attraverso attività collaterali come libretti, video, corsi vari.

Chi pensa che la scuola sia un’isola felice dove le discriminazioni anche pesanti non esistano, sbaglia. E chi pensa che non si debba spiegare e accompagnare i ragazzi in questo percorso sbaglia due volte. Dall’altra parte sbaglia, e molto, chi pensa di indottrinarli con la teoria secondo la quale non siamo uomini o donne ma ciò che vogliamo essere. Sbaglia ancora di più chi questa teoria la vuole introdurre nelle scuole con il bollino dell’Europa o di un ufficio del Governo spacciandola come lotta alle discriminazioni.
Ripeto, che non guasta: la teoria gender è una cosa, la lotta alle discriminazioni, anche di genere, un’altra. Non ci può essere equivoco. Mentre sulla lotta alle discriminazioni non si discute, per la teoria gender se i genitori vogliono (e solo in questo caso) sarà loro compito e cura insegnarla. Non si tratta di una novità: quello che si fa a scuola deve essere conosciuto preventivamente dai genitori, i quali, Costituzione alla mano (art. 30), sono gli unici “titolari” della competenza in merito al “diritto dovere di istruire ed educare i figli”.

Il Governo però deve fare chiarezza.

Fare chiarezza vuol dire che va risolta con il Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio la funzione di UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale). Il problema non è Unar in sé, ma la “nuova” e ambigua funzione che questo ufficio da tre anni si è di fatto autoassegnato occupandosi quasi esclusivamente di gender quando invece oltre il 75 per cento delle segnalazioni che gli arrivano in merito alle discriminazioni sono di carattere razziale o di fede religiosa. Una evidente deriva ideologica della sua funzione istituzionale supportata dall’attivismo dell’Unione europea che ha inviato a tutti i paesi una raccomandazione per attuare il piano nazionale contro le discriminazioni. In base a questo input sono state scritte le  linee guida nazionali di UNAR e definita una Strategia Nazionale senza coinvolgere né il Parlamento né i Ministeri interessati, per poi passare alla proposta e alla firma di protocolli tra l’UNAR stessa e i singoli dicasteri. In questo modo si è arrivati direttamente all’utente finale, le scuole, dove vengono proposte iniziative di singole associazioni per dare attuazione a quanto sopra riportato, spesso anche senza il passaggio dal consenso informato dei genitori.

È questo percorso quello che esaspera gli animi di genitori e insegnanti, perché perseguito nella totale assenza  di un dibattito e di un confronto costante con i genitori.

Ma tutto ciò c’è già in molte scuole, non è stato introdotto né tantomeno ratificato dal ddl sulla Buona scuola.

La scuola non è terreno di scontro ideologico, né luogo di colonizzazione culturale. Non è neppure un posto paradisiaco dove tutto è tranquillo e dove non si debbano aiutare i ragazzi a capire e vivere il rispetto per gli altri. È però luogo della conoscenza e della formazione di una coscienza critica. Per questo continuo a dire assolutamente sì alla lotta a tutte le discriminazioni e un no convinto all’introduzione della teoria gender. Le due cose, come ho cercato di spiegare, possono e devono coesistere.

Gabriele Toccafondi
Sottosegretario di Stato al MIUR


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26 Commenti

  1. angelo scrive:

    Egr. sottosegretario, con tutto il rispetto che si deve a qualcuno che è in trincea e che è sottoposto alle pressioni che sappaimo, non sono d’ accordo che la frase: “Chi pensa che la scuola sia un’isola felice dove le discriminazioni anche pesanti non esistano, sbaglia. E chi pensa che non si debba spiegare e accompagnare i ragazzi in questo percorso sbaglia due volte”.
    Il problema è proprio questo. La scuola NON deve occuparsi di lotta alla discriminazione.
    O meglio, la scuola combatte le discriminazioni per il solo fatto di esistere e fare il suo lavoro ordinario. Tutto il resto è indebito e per forza di cose ideologico.
    Innanzitutto le discriminazioni sono potenzialmente infinite. Si discrimina le gente per la grassezza, il modo di parlare, il cognome bizzarro che possono avere.
    E allora, cosa facciamo? I corsi pe dire che i balbuzienti non li devi prendere in giro? O per dire che una ragazza può essere grassa, ma non la devi chiamare “balena”? O per dire che se uno si chiama “”Babbuino” di cognome, non lo devi deridere?
    E’ assurdo cercare di pararsi da discriminazioni e bullismo andando a prendersela con il “tipo” specifico di discriminazione, perchè il problema non è l’ oggetto, ma il soggetto. Se uno va in giro a sparare e ammazza un imbianchino e un avvocato, non è che gli devi insegnare il valore degli imbianchini e degli avvocati, ma che lui è fuori se pensa di essere un superuomo con delirio di onnipotenza. Magari si potrebbe insegnargli il catechismo della Chiesa Cattolica e fargli fare l’ ora di religione obbligatoria. Ma questo i “laici” non lo accetterebbero mai, anche se sarebbe la sola “lezione” di antidiscriminazione che avrebbe senso.
    In secondo luogo, cos’ è una “discriminazione”? Ad esempio fatto che persone diverse (perchè handicappate o con problemi psichici o comportamentali) vengano trattate in modo diverso è “discriminazione”, oppure semplicemente riconoscere la realtà?
    Insomma, la scuola se ne stia fuori da queste cose, e pensi a fare bene le solite cose.
    Del resto io ho passato a scuola oltre 13 anni della mia vita, senza che esistessero i “corsi speciali antidiscriminazione”.

    • xyzwk scrive:

      Cominciamo col dire che la scuola è una agenzia sociale al pari della famiglia e con essa collabora all’educazione, allo sviluppo e alla crescita e maturazione dei ragazzi (guarda caso esiste anche un esame che si chiama esame di maturità). La lotta alle discriminazioni ovviamente fa fatta a 360 gradi e non solo per il bullismo o le discriminazioni di genere, in primo luogo il fatto che va insegnato il rispetto per tutte le persone compreso quello che si chiama babbuino. Rispettare tutte le persone compresi i disabili o diversamente abili che si vogliano definire (le parole sono pietre) significa anche mettere in atto tutte quelle azioni (definite azioni positive) che apparentemente potrebbero sembrare discriminazioni nei confronti di chi disabile non è, ma che di fatto offrono la possibilità a chi non è cosí fortunato da far parte di quel gruppo di persone che non è penalizzato da caratteristiche fisiche psichiche o sociali, di avere le stesse opportunità nella vita. Del resto questi principi sono costituzionali e fanno riferimento all’art.3 della Costituzione. Che poi tu mi venga a dire che la scuola di tutti questi aspetti non se ne debba occupare, sostenendo che per risolvere il problema della lotta alle discriminazioni si dovrebbe rendere obbligatoria l’ora di religione cattolica dove si insegna che l’uomo è strumento di Dio e nelle sue mani va lasciata la condizione di ogni singolo essere umano, è la piú grande discriminazione che si possa operare.
      Senza contare che Dio esiste solo per chi ci crede, per tutti gli altri contano le azioni messe in campo dall’uomo indipendentemente dall’ esistenza o meno di Dio.

      • Giannino Stoppani scrive:

        “Dio esiste solo per chi ci crede”
        Quest’altra volta che ti scappa di scrivere una cretinata mettila all’inizio del tuo vaniloquio, così, anche chi non ti conosce, non perde tempo a leggerti.

        • giovanna scrive:

          Ma quando, esattamente, cara squilibrata multi-nick, Xyzwkannaluzzimariarossifiliomenacarlocarolinagiannigennaro, ti è venuta questa fissazione sull’ora di religione ? C’è stato un trauma, un qualcosa per cui hai questa ossessione ?

          Parlane con lo psichiatra, raccontagli che hai mandato lo stesso post, con lo stesso contenuto, per centinaia di volte….vedrai che ti aiuterà.

          Ma non gli raccontare che tu, che ti riempi la bocca di “discriminazione ” e “rispetto”, godi per ogni bambino, soprattutto se malato, ma anche sano ti accontenti, che viene ucciso nel seno materno, altrimenti ti ricovera seduta stante.
          Quello che hai scritto come Lena e Diamante, non ce lo scordiamo.
          E come potremmo ?

        • SUSANNA ROLLI scrive:

          Meglio i toscani, inutile..

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        Infatti l’ora di religione non è obbligatoria, contenta?

        • xyzwk scrive:

          Ti ricordo che lo è stata fino agli anni 80 e molti di noi hanno subito quello che voi oggi definite indottrinamento (quello vero visto che si trattava della dottrina sociale della Chiesa) a parti invertite per denunciare come abominio la lotta alle discriminazioni.

          • To.ni scrive:

            Cara Xyzwk

            Ti ricordo che l’ora di religione è nata in un periodo storico dove i battezzati erano il 98% della popolazione italiana e, soprattutto, quando i tuoi amici di oggi (comunisti …ora progressisti) volevano portare in Italia il paradiso sovietico. Tu che sei una “imbrogliona cronica” e senza morale (del resto non sai cos’è), queste cose non le consideri, ma hanno un loro peso. Sono circostanze storiche e meno male che la popolazione Italia era cattolica.

            PS: Lo capisci che me ne infischio? Ti sono vicino lo stesso….. :-) sempre

            • To.ni scrive:

              Perdonami, dimenticavo …. imbrogliona cronica ed “ignorante” (naturalmente non socratica ma alla Shiva101). Solo tu puoi fare delle analisi storiche degne della più becera cultura scolastica post 68ina.

      • To.ni scrive:

        Xyzwk

        Questa sera tra le ridicolaggini che hai scritto (tu come costituzionalista sei una barzelletta) una cosa non mi ha fatto ridere dato che l’ho trovato particolarmente schifoso e te la riporto di seguito in bella evidenza: “RISPETTARE TUTTE LE PERSONE COMPRESI I DISABILI O DIVERSAMENTE ABILI CHE SI VOGLIANO DEFINIRE (LE PAROLE SONO PIETRE)”
        Tu sei la dimostrazione vivente dell’inutilità dei progetti scuola dato che tu che li propugni, sei personalmente prova di un tipo di umanità che ne costituisce il fallimento. Ti ricordo, infatti, che sei stata la prima nella discussione su Tempi a dire che in Francia il CSA ha fatto bene a non far passare in Tv lo spot proposto dalle famiglie con bambini down (lo hai considerato “indottrinamento” nei confronti delle donne che volevano abortire) , tu che propugni l’aborto per ogni bimbo “difettoso” e che trovi giusto il rifiuto dell’assistenza dello Stato nei confronti delle famiglie* che le accolgono e che sono capaci di portare il sorriso nella loro vita hai il coraggio di scrivere: “RISPETTARE TUTTE LE PERSONE COMPRESI I DISABILI O DIVERSAMENTE ABILI CHE SI VOGLIANO DEFINIRE (LE PAROLE SONO PIETRE)”. Solo tu che hai la faccia come il c… potevi spingerti a tanto.
        Allora dillo chiaro: la scuola deve educare a diventare soggetti …… come te? Come Ninuzzo? Come Shiva? Noi, intendo i cattolici, lo hanno capito e fa schifo, onestamente, che le persone devono diventare nel modo che proponi tu.
        Il problema tuo è la famiglia: la tua ti ha coltivato tra aborti (in sostanza questo hai detto a tempo addietro) e sei figlia di una educazione fallimentare perché era l’esperienza di una famiglia fallita. Grazie a questa esperienza concepisci e desideri fallimenti per tutte le famiglie ed aborti a non finire.
        Dai quello che hai ricevuto.
        Buonanotte.

        PS:
        *xyzwk
        20 giugno 2015 alle 01:01
        Foto bimba down per test prenatale | Tempi.it
        “Se il servizio sanitario differenziasse quota “malattie” da quota “malattie congenite”, sarei in grado di non spendere i miei soldi per chi decide consciamente di mettere al mondo un figlio, malato, con un aspettativa di vita di pochi anni, che grava sulle mie tasche.”

        Fai pena!

        • Emanuele scrive:

          “Di altri, infine, abbiate pietà mista a timore, guardandovi pure dalle vesti contaminate dalla loro carne” (Lettera di San Giuda Apostolo, 1, 23)

          • To.ni scrive:

            “Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza perché egli non si creda saggio.” (Proverbi 26, 5)

            • SUSANNA ROLLI scrive:

              ..ed “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37-40)…e qui scendono in campo tutte le energie possibili ed immaginabili!!

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      E scommetto, caro Angelo, che non hai mai sentito lacune da colmare in ambito scolastico: la storia, la geografia, la matematica non bastan più, comincia a stare stretta una scuola pensata così; e giù di tutto dentro il calderone…anche la biodanza ho dovuto contrastare all’asilo – che me ne frega a me della biodanza, proprio non mi interessa, capito?- fino al gender oggi…Ma lo volete capire che c’è anche il pomeriggio per i bambini se un qualche genitore avesse intenzione di “integrare” ciò che non viene insegnato a scuola?? La LGBT si programmerà quel che vuole AL DI FUORI della scuola dell’obbligo, finchè la Costituzione difende il diritto di priorità dei genitori, no?

  2. Cisco scrive:

    Non sarà sfuggito al sottosegretario – visto che la cita – che secondo la nostra Costituzione nessuno va discriminato in base al sesso, non in base al genere. Il sottosegretario sa benissimo che la strategia della UE – anche qui citata – tende ad imporre un certo tipo di colonizzazione ideologica (che non dovrebbe esserci, ma c’è). Di conseguenza il sottosegretario ha ragione a distinguere tra discriminazione di “genere” (intesa come sessismo) e ideologia gender; ma si dà il caso che il termine e’ stato introdotto – come nelle migliore famiglie omoparentali – proprio come presupposto per introdurre il tema della identità di genere. E’ la stessa cosa dell’omofobia: qualcuno è forse favorevole alla discriminazione degli omosessuali? Certo che no, ma è evidente che l’obiettivo è un più vasto cambiamento culturale. Infine la domanda: cosa ha fatto finora il sottosegretario per chiarire il ruolo che egli definisce “ambiguo” (in realtà palesemente e chiarissimamente pro agenda LGBTQIetc) dell’Unar?

  3. leo aletti scrive:

    Egr.Toccafondi i titoli di crociato, omofobo oscurantista sono punti paradiso. Che la scuola non è un isola felice è vero, ma non vedere il problema denunciato è cecità.

  4. Emanuele scrive:

    Caro Sottosegretario,

    per favore siamo onesti. Il citato articolo rimanda a due leggi: il decreto 93/2013 e la legge 119/2013.

    Nel decreto leggiamo: “Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica”.

    Quindi si parla espressamente di identità di genere, di stereotipi, etc.
    Se a questo sommiamo recenti sentenze che hanno stabilito che non conta il sesso biologico, ma ciò che uno “si sente”, permettendo in barba alla legge il cambio di sesso sui documenti senza essersi sottoposti all’intervento chirurgico, il pericolo pare chiaro.

    Ricordiamo poi che alla Camera pende il ddl Scalfarotto, dove si definisce “genere” ciò che uno vuol essere.

    Insomma, mi pare che prima di voler passare da martire, dovrebbe fare un esame di coscienza… infatti, o sta mentendo o sta trattando il tema con troppa superficialità. Non si può anteporre la durata di un governo all’educazione di un popolo.

  5. To.ni scrive:

    Egregio Sottosegretario,
    dubito che le mai leggerà queste parole ( ma non si sa mai). Mi permetto di rappresentarLe quello che per me è un errore macroscopico nell’intero suo ragionamento. L’aver fondato una relazione causa ed effetto tra la mancata educazione scolastica, da concretizzare con i famosi “corsi” in argomento, e “la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Un errore che (almeno a me) appare marchiano quanto quello dell’esempio (volutamente ironico) di Roberto Vacca di stabilire una rapporto tra l’incremento dell’informatizzazione e la diffusione dell’Aids. E questo errore paradossale avviene a dispetto di ben altre evidenze che sono molto più lampanti: la scomparsa e/o umiliazione della figura paterna, la conseguente inibizione del senso di ogni autorità positiva (quella che ti guida , che ti insegna a stare al mondo, che ti è d’esempio), la disintegrazione della famiglia per futili motivi che vanno da quelli economici alla semplice noia figlia dell’infantilismo emotivo. Ma la cosa che mi lascia ancor più esterrefatto è che non si getta lo sguardo sul riflesso di tale situazione sui figli che oggi, come non mai, si ubriacano, si drogano, diventano bulli, e che vivono la vita con l’atteggiamento disinibito di chi sconosce un rapporto educativo familiare che include “doveri”. Ovvero, quella forza che ci impone anche a costo di una frattura dal comodo ego infantile (come un distacco dalla mammella), che rivendica un capriccioso “tutto è dovuto” e che impedisce la percezione che non esistono solo “diritti” (che oggi si possono anche “inventare” obbedendo ai propri piaceri) a discapito del “giusto” che ci è dovuto.
    Come si può pensare che il tutto si possa compensare con “corsi” a scuola e relative “flistrocche ripetute”, “bricolage di cartelloni” “ridicoli cambi d’abito” “favole stravolte” (con un cappuccetto rosso maschio) e cose simili quando a casa loro è sbiadita la voce delle persone più care al mondo? E come non tenere conto che tutto avviene in un contesto culturale quale quello perfettamente delineato nel post fatto sopra da Emanuele?
    Come può convincersi che è la soluzione? Le basterebbe sentire le voci che su questo sito concordano con questi “corsi educativi” per cogliere il disgusto che hanno per l’essere umano passando da aborti, eutanasia, divorzi brevi, matrimoni gay e non ultimo compravendita di uteri, ovuli, semi ecc. per vedere il mondo che si intende delineare.
    Mi permetto,inoltre, di dirle di far tesoro di quanto scrive Leo Aletti.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Arguto To-Ni, io ci sto stonata con questo mio dopo il fantastico sopra tuo, non dovrei nemmeno pigiare i tasti..Però è per ringraziarti -ringraziare tutti- e sperare, pregare che le vs parole siano lette e tenute in considerazione dal destinatario. Quando si perde la bussola ci si perde, si va a tentativi…
      I ns politici da tempo hanno perso la bussola -o l’hanno nascosta da qlc parte, che è peggio…e sono più o meno il riflesso del popolo…
      Allora ogni riga, parola, sospiro, che si possa levare a favore – come aiuto, luce, sprone e chi piu’ ne ha piu’ ne metta- di coloro che ci governano e che non la trovano più (la bussola) ritengo che sia grandemente benedetto dal Cielo. A mio modesto parere. Perchè ne va del futuro dell’umanità, dei nostri figli, che non li abbiam comprati al mercato, che ci son costati lacrime e sudore..e che sono la nostra gioia. “Alzatevi, andiamo”..S. Giovanni Paolo II.

  6. Emanuele scrive:

    To.ni, i tuoi interventi sarebbero da stampare e da distribuire ovunque! Il problema è che questi interventi me li aspetterei in parlamento da Alfano, Renzi e tutti i sedicenti cattolici. Purtroppo invece leggiamo lettere come quella dell’articolo, dove si cerca di minimizzare i problemi, se non di deridere chi cerca di segnalare i pericoli insiti in certe parti della riforma, tracciandoli di essere visionari.

    A mio avviso, il primo compito della scuola è portare l’alunno alla scoperta della realtà. In questo, come dici tu, può solo aiutare la famiglia, non sostituirsi ad essa, perché il primo insegnamento si fa con l’esempio.

    I vari corsi contro bullismo e discriminazione sono fallimentari (come nei casi da te citati) non solo perché come dici giustamente manca l’esempio in famiglia, ma anche perché manca il rapporto con la realtà.

    Infatti, non ci può essere nessuna giustizia se non si trattano casi diversi in modo diverso, come diceva Don Milani. Per far cessare discriminazioni ed ingiustizie bisogna iniziare a trattare le donne da donne e gli uomini da uomini, i bambini da bambini e gli anziani da anziani. Gli aspetti che ci diversificano vanno enfatizzati cogliendo il bello ed il bene nelle nostre differenze.

    Così la donna va esaltata nella sua maternità, nella possibilità di dare la vita, di nutrire con il proprio corpo i propri figli. Sono cose bellissime, no? Invece si cerca di appiattimento tutto, di omologare. Umani e donne uguali, bambini trattati da adulti, arrivando pure a negare il senso stesso della maternità e facendo credere che anche due uomini possano avere bambini.

    È ovvio che i ragazzi si ribellano , perché quello che viene loro insegnato contrasta con la realtà: loro vorrebbero che gli fosse spiegata la realtà che iniziano ad intravedere ed invece vengono ricacciati in un mondo fumoso e pieno di nebbia che annulla ogni differenza.

    Ovvio che che cerchino la fuga nello sballo (fanno solo quello che gli viene insegnato, annullare il reale) o che diventino bulli (lottano erroneamente contro ciò che, nonostante i media ed i corsi, continuano a percepire come diversi: gay, disabili, stranieri, etc.)

  7. enrico falcinelli scrive:

    Tuttavia, tra i commenti letti, mi sembra molto vicino al reale quello, ad es., di Angelo. La scuola deve insegnare facendo cultura e non deve educare, deve trattare concetti, guidare nei percorsi filologici insegnando un metodo (non contenuti in sé disgiunti dal metodo) e se pure non sia possibile più avere una cura di una morale condivisa sul piano cattolico, deve saper insegnare a discernere con libertà: la crescita nella scuola deve essere di tipo cognitivo, non affettivo. Il problema di fondo, quello educativo, riguarda la capacità e la possibilità dei genitori di assolvere un impegno fondamentale che se è sempre più difficile farlo, lo Stato dovrebbe prendere in considerazione e fornire ausilio senza sostituirsi ai genitori in quello che non è suo compito in base ai fondamenti della Costituzione stessa. Lo Stato provvede all’educazione solo nei paesi dove vige una dittatura. Il problema dell’UNAR è reale e quanto ha descritto il sottosegretario del MIUR è vero. La stessa avvocatura LGBT lavora per l’UNAR (Rete Lenford) ed è l’autore della pianificazione, svolta su basi strattemente gender. Basta leggere il paragrafo introduttivo all’approccio psico-antropologico che fa da base alla ricerca di ben quasi 400 pagine della relativa Ricerca sull’Orientamento Sessuale, per capire da quale assioma tale ricerca prende l’aire: “Applicare una prospettiva teorica tesa a rilevare gli elementi psico-antropologici alla
    base del discorso sulla sessualità, sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale
    e sulle rappresentazioni sociali di identità sessualmente connotata, genere,
    orientamento sessuale, ecc. vuol dire assumere come necessario presupposto
    l’affermazione concettuale che la sessualità è un prodotto della cultura.” Su tale affermazione prende fondamenta la strategia dell’UNAR. Quindi, al di là delle diatribe su disquisizioni di morale cattolica opportuna o meno o quant’altro, bisogna riconoscere il ganglio malato di questo tumore che vuol colpire la scuola, e agire per estirpare quello, tramite opposizione ai principi che lo sostengono e che una volta entrati nella scuola non sarà la discussione su cosa in definitiva questa debba occuparsi, perché l’applicazione di quelle linee giuda descrivono già chiaramente il percorso che questa dovrà tenere.

  8. To.ni scrive:

    Io credo che la scuola non può occuparsene nei termini in cui se ne vuole occupare: pensando di creare una simulazione della realtà con oggetto bambini e partendo dal presupposto indiscusso della bontà degli intenti da parte delle persone che fanno un mestiere (per quanto rispettabile) ed i loro “autorevoli studi”. Trovo questa impostazione FALLIMENTARE come metodo ( e che non è nelle sue possibilità raggiungere il fine che si prefigge). Trovo che sia un altro fatuo esperimento di ingegneria sociale di cui la storia umana è disseminata di fallimenti.

    Aggiungo, adesso, che nel merito la trovo viziata, da un difetto antico: l’idea che ciò che pone l’uomo sulla retta via è la giusta nozione (Per intenderci un Rousseau redivivo). Inoltre è dirigista e fondata su una circoscritta idea di bene e male che è espressione del potere culturale dominante. Idea che più che con la scusa alla lotta contro la discriminazione è funzionale alla realizzazione di una grigia uniformazione dell’essere umano. (Ma tutto questo meriterebbe altri approfondimenti)

    La cosa che reputo più importante è che si ignora che un autentico processo educativo include non solo una “nozione” ma anche un legame affettivo profondo e generativo che non può essere riproducibile da un rapporto di lavoro “scolastico” (per quanto degno e professionale) ma può essere concepito e coltivato solo dalla famiglia. Luogo dove anche se si viene sgridati si sa che si resta le persone più importanti del mondo per i propri genitori (ed io insisto molto sul recupero della figura paterna). E la scuola in questo discorso ne può costituire l’orbita esterna , ma non il centro.

    Il fatto che questa esperienza familiare è sempre più umiliata ha un costo enorme per tutti e non è in nessun modo compensabile da alcuna istituzione. Tu dici bene che ci sono famiglie con problemi economici o (peggio) sfortunate. Ma devi ammettere che si è lavorato per decostruire la famiglia, per schernirla, per farla percepire solo un prodotto convenzionale ignorando che così facendo si decostruiva l’uomo stesso. Si vuole far passare tale crisi come una normale e spontanea evoluzione della società. Non è così e non è difficile, con un minimo di onestà intellettuale, accorgersene.
    Io non ho letto ultimamente statistiche, ma le ultime che mi vengono in mente (un lustro addietro) dimostravano che, per, esempio negli Stati Uniti la maggior parte dei ragazzi che conoscono il carcere, le cliniche per curare la depressione, o per disintossicarsi da droghe e alcol, hanno alle spalle famiglie disastrate (non necessariamente sul piano economico). Alcuni provengono da buoni college dove già da tempo si è utilizzato la scrematura del linguaggio (in alcuni casi fino al ridicolo) per essere antidiscriminatori. Basterebbe guardarsi intorno per vedere il carattere velleitario di certe “manipolazioni”.

    Non mi dilungo, ma ritengo semplicemente che occorre che la famiglia sia ricollocata al centro dell’attenzione della società e della politica. In questo devono essere impegnate le migliori energie.

  9. SUSANNA ROLLI scrive:

    Sì, To-Ni, è vero…La famiglia è un mondo, un piccolo mondo..Ricordi le vecchie famiglie patriarcali di un tempo? Ora, capisco che i tempi sono cambiati, però…mi mancano quelle piccole comunità, potremmo definirle. Che quando vedo quelle foto con tutti quanti attorno al caminetto e la nonna col grembiule e il nonno impettito con la pipa in bocca! Scusami, ha avuto un amarcord che quasi quasi mi vien da piangere..
    No, To-Ni, ne ho la certezza …la famiglia non morirà mai; non può, perchè se muore la famiglia, muore il mondo…

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