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Intervista – Andrea Rovatti racconta la sua mostra nell’inusuale sede dell’Aeroporto di Milano Malpensa

maggio 22, 2015 Mariapia Bruno
Se passate dall’Aeroporto di Milano Malpensa, Piano stazione (Terminal 1) SEA, fino al 13 settembre 2015 si possono ammirare gli scatti fotografici che compongono la mostra Portraits of Milan, Recomposing the imaginary, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano e Smart Food ed in linea con le tematiche di Expo 2015. Risponde alle domande il fotografo, Andrea Rovatti, che ci spiega il potenziale strategico dell’evento.
Un’idea insolita ma che funziona quella di allestire la mostra all’aeroporto di Malpensa, cuore degli scali internazionali. Quali sono i punti di forza di questa istallazione che si gioca subito la carta dell’accoglienza?
Andrea RovattiSicuramente non è usuale vedere una mostra fotografica in aeroporto, ma penso che offra una grande opportunità: fare uscire l’arte da uno spazio chiuso per farla approdare in un luogo dove sia più immediatamente e liberamente fruita da una grande quantità di persone. Consideriamo che i 4 quattro mesi di apertura della mostra si sovrappongono al periodo di EXPO e in questo periodo è previsto il transito di circa 3 milioni di persone in quella zona dell’aeroporto. Una bella visibilità direi. Certamente si tratta di un target generico, non di esperti, ma in questo caso il carattere della mia ricerca fotografica è più orientato alla divulgazione dell’identità di Milano, attraverso le sue architetture – che io interpreto – e attraverso le persone che la abitano. Ho proposto questa mostra a SEA di ospitare questa mostra in aeroporto perché c’è da parte loro il desiderio di farne non un semplice luogo di passaggio, ma, citando le parole di Pietro Modiano Presidente SEA, “un luogo da dove comincia il viaggio”. La zona dell’aeroporto chiamata La porta di Milano costituisce il passaggio di collegamento per tutti coloro che arrivando vanno verso Milano e le mie immagini saranno quindi il primo contatto che i viaggiatori avranno con la città; quindi questo luogo e questa mostra acquistano un significato particolare.L’immaginario di Milano, come afferma il titolo, è fatto di luoghi e persone. Quali gli scatti più rappresentativi?Per un autore è difficile fare classifiche perché quando si presenta un lavoro significa che ogni foto fa parte di un percorso. In ogni caso per l’esposizione Portraits of Milan ho scelto di privilegiare le immagini delle nuove architetture, di una città in movimento, moderna, aperta. Aperta e inclusiva. Le persone che ho poi ritratto, sullo sfondo delle stesse architetture, sono infatti persone comuni, alcune di provenienza da altri paesi dell’Europa, altre da più lontano nel mondo. Ma l’inizio di questo progetto sta nella mia ricerca sulle architetture di Milano, viste come la metafora della trasformazione della città. Ogni epoca lascia dietro di sé una traccia tangibile, uno stile architettonico con il quale le persone convivono. Questa stratificazione è una chiave di lettura con la quale si possono leggere la storia e la cultura della città. La mostra è quindi organizzata a coppie di fotografie: i luoghi e le persone che li vivono, una serie di ritratti dove il cibo, tema portante di Expo, diventa elemento ironico e giocoso di relazione con la persona. Quando ho pensato ad una mostra in occasione di Expo ho unito idealmente la città di Milano, le persone che la abitano ed il tema del cibo. Mi è sembrato che l’identità fosse un potenziale filo conduttore e ho lavorato su questo. Questo progetto sull’identità è subito piaciuto alla Vice Sindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris, che mi dato il suo appoggio per cominciare ad organizzare questa mostra, con un percorso che è durato circa un anno.

Come viene sviluppato il connubio con il tema di Expo 2015, Nutrire il pianeta, energia per la vita?

Il legame con il tema della nutrizione è forte e diretto. I cibi rappresentati sono indicati come protettivi per la salute da SmartFood, progetto di ricerca scientifica e divulgazione dello IEO-Istituto Europeo di Oncologia-Centro Cardiologico Monzino. E’ grazie al loro supporto che questo progetto ha potuto prendere forma. Hanno ritenuto che questa fosse un’occasione di divulgazione di alcuni principi di sana alimentazione. Alimentazione e stile di vita sono infatti universalmente riconosciuti come cardini della prevenzione oncologica e cardiovascolare. La più recente frontiera della ricerca in ambito nutrizionale è proprio individuare strategie per la modulazione dell’alimentazione al fine di ridurre il rischio di malattie croniche e aumentare l’aspettativa e la qualità di vita. E’ per questa componente del progetto che abbiamo avuto, tra gli altri, anche il Patrocinio di EXPO e quello del Comitato Scientifico per Expo, che rappresenta le Università milanesi. Penso alla fine che questa non sia semplicemente un’esposizione di arte fotografica, ma si sia trasformata, anche attraverso i diversi contributi, in un progetto di comunicazione identitario. Se sono riuscito a parlare di cibo senza coinvolgerne gli aspetti di tipo commerciale, a parlare di una Milano accessibile e dal carattere moderno ma non patinato, a far convivere l’aspetto espositivo con quello divulgativo, allora penso che questo progetto abbia portato qualcosa di positivo.

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