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Adottato Mario, il bimbo abbandonato nella ruota della Mangiagalli

luglio 29, 2012 Benedetta Frigerio

La mamma ha lasciato Mario alla Mangiagalli il 7 luglio, aveva un giorno. Ora il piccolo ha trovato una famiglia, dopo essere stato accudito da tutto il reparto della clinica. La scelta di non abortire ha pagato.

Indossava una camicina bianca ed era avvolto in un piccolo lenzuolo. A fianco a lui la madre aveva lasciato due tutine e un biberon di latte del suo seno. Così i medici della clinica Mangiagalli di Milano avevano trovato il 7 luglio scorso un neonato di appena un giorno, abbandonato dalla madre nella cosiddetta “ruota degli esposti”. Forse questo racconteranno a Mario, chiamato così in onore di Santa Maria Goretti, l’uomo e la donna che oggi, dopo tre settimane, lo hanno adottato. Facendogli così scoprire di una mamma che, chissà perché, probabilmente non poteva tenerlo. Ma che con quei pochi gesti lasciati a parlar di lei pare avergli voluto dire che a lui ci teneva. Avrebbe anche potuto abortire. E invece no.

«Un bambino felicemente salvato dal cassonetto», lo ha definito Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera il giorno del ritrovamento del piccolo. Ma Mario, oltre che un salvato, è anche il primo bambino lasciato nella “culla della vita” della Clinica Magiagalli. Paola Bonzi, direttrice del Centro di Aiuto alla Vita della Clinica, intervistata da tempi.it il 28 giugno scorso in merito alla discussione in seno all’Onu contro l’uso delle “baby box”, aveva profeticamente difeso la culla sottolineando l’eroicità delle madri che scelgono «di dare una possibilità al bambino che hanno portato in grembo piuttosto che ricorrere all’aborto». E Mario è arrivato a darle man forte una settimana dopo, riempiendo una culla rimasta vuota per dieci anni. Anche per questo, come faceva notare sempre Bossi Fedrigotti, se il piccolo «rimanesse l’unico per molti anni sarebbe valsa la pena lo stesso», per ricordare «a chi ancora non lo sa che la ruota c’è, che non è uno strumento medioevale come non pochi sostennero quando fu reintrodotta, che è forse l’unico mezzo per fermare l’annoso, odioso stillicidio di neonati».

Ma c’è dell’altro in questa vicenda, perché pur privo delle attenzioni materne, al piccolo non è mai mancato l’affetto. Anzi, si può dire che di mamme e papà Mario ne abbia avuti diversi fin da subito. Il personale dell’Ospedale ha fatto di tutto per proteggere la privacy del bambino. Ma quel che è trapelato dagli operatori della Clinica dice di «un reparto commosso. E di un personale che ha fatto a gara per accudire il piccolo». Come a dire che c’è sempre qualcuno pronto ad accogliere una vita quando un altro non può o non vuole farlo. «Ciao Mario, – dice il cartello di addio preparato dal reparto – tanti auguri, ti vogliamo bene».

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1 Commenti

  1. Stefano Milanesi scrive:

    Chi salva un bambino salva il mondo.
    E un grazie alla mamma di Mario che, in un mondo che suggerisce alle donne l’aborto come “soluzione”, ha avuto la forza di affidarlo ad una nuova mamma.

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