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Tripadvisor? No grazie. Nasce la resistenza contro le false recensioni

luglio 1, 2015 Elisabetta Longo

Il sito “Italia a tavola” ha lanciato la campagna. Possono aderire albergatori e ristoratori stanchi di commenti inventati o pretestuosi. Che spesso rovinano la reputazione di una vita

Tripadvisor, il sito di ristoranti e viaggi, è ormai diventato parte integrante delle nostre abitudini e scelte. Nel leggere i commenti, però, se ne troveranno di ogni genere e sorta, perché di un ristorante non viene mai semplicemente indicato che piatti è meglio scegliere e di un albergo non verrà mai solo scritto quanto è distante dal centro. Il commentatore medio di Tripadvisor, infatti, consuma le dita sulla tastiera per scrivere “la cameriera ha i brufoli”, oppure “in zona non si trova parcheggio”, oppure ancora “non mi piacciono le lenzuola a fiori, le preferisco a tinta unita”. Ogni volta che qualcuno lascia un giudizio negativo, però, la posizione in classifica del ristorante o albergo scende, fino ad arrivare all’oblio. Più un posto è famoso, più avrà recensioni, e più sicuramente ve ne saranno di negative. Così può accadere che un ristorante stellato abbia una posizione in classifica più bassa rispetto a una gelateria appena aperta.

IL LOGO IN VETRINA. È la dura legge di Tripadvisor, dove il commentatore anonimo la fa da padrone, e il sito non esercita alcun tipo di controllo. Dopo aver raccolto per parecchio tempo le segnalazioni di ristoratori delusi, il sito di informazione gastronomica Italia a tavola ha deciso di intraprendere una campagna, chiamata senza mezzi termini “No Tripadvisor”. Per aderire all’iniziativa occorre compilare un form sul sito della rivista e scaricare il pdf con il logo di Tripadvisor barrato. Spiegano da “Italia a tavola” che i racconti dei tanti ristoratori offesi erano diventati davvero troppi: «Continuavano ad arrivarci in redazione email di gestori di locali turbati dal fatto che Tripadvisor non ponesse alcun tipo di controllo sulle recensioni degli utenti. Era palese che talvolta gli utenti si iscrivevano solo per il gusto di screditare, di sentirsi importanti per qualche minuto. Ferendo irrimediabilmente il buon nome di chi si impegnava da anni a portare avanti l’azienda».

COMMENTI INVENTATI. La campagna No Tripadvisor è nata un paio di settimane fa, e già centinaia di gestori hanno richiesto la vetrofania di “Italia a tavola” da apporre sulla propria vetrina. Spiccano i nomi celebri di Filippo La Mantina, Tano Simonato e Felice Lo Basso: «Quando la classifica di Tripadvisor posiziona un ristorante o un albergo in testa, viene inviato un adesivo intitolato “certificato di eccellenza”, da applicare vicino alla vetrina, un vanto da mostrare a tutti i clienti. I ristoratori che apporranno la nostra vetrofania, No Tripadvisor, dichiareranno quindi di essere contro le classifiche, molte volte conquistate a suon di recensioni comprate senza scrupoli». I casi di cronaca relativi ai finti giudizi positivi sono molti, non ultimi quelli segnalati da Striscia la notizia, che il mese scorso ha smascherato un’azienda che vendeva pacchetti mensili di recensioni positive.

RISTORANTE INESISTENTE. Per dimostrare l’inattendibilità del sito, “Italia a tavola” e un gruppo di ristoratori del Garda si sono uniti creando un profilo di ristorante inventato, con 10 recensioni positive. Non avendo commenti negativi che abbassassero il suo ranking, il ristorante “Scaletta di Monica del Garda” (Bs) è balzato primo in classifica, nonostante non sia mai esistito: «Anche in questo caso è stato dimostrato che Tripadvisor non esercita nessun controllo, nemmeno minimo, come verificare la reale esistenza di un locale. A dicembre 2014, l’Antitrust ha costretto il sito di commenti a mezzo milione di euro di multa, perché colpevole di enfatizzare il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni siano sempre attendibili, espressione di reali esperienze turistiche». Tripadvisor aveva tre mesi di tempo per adeguarsi, prima che scattasse una nuova multa. Ne sono passati sei, e ancora le esperienze fantomatiche sono più dei piatti realmente ordinati.

Foto Italia a tavola


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8 Commenti

  1. Emanuele scrive:

    Mi sembra che l’articolo sia eccessivamente polemico verso un sito che, ad oggi, è una risorsa preziosa per il turista.

    E’ vero che c’è il rischio di false recensioni e che l’imbattersi in informazioni poco veritiere è frequente, ma basta saper usare un poco il mezzo per smascherare queste imposture e farsi un’idea più obiettiva. Innanzitutto occorre leggere diverse recensioni dello stesso posto, e non una o due. In secondo luogo, i gestori hanno la possibilità di rispondere direttamente alle recensioni, denunziando le inesattezze e smascherando la frode.
    Inoltre, in caso di recensioni negative, è sempre bene consultare il profilo di chi le espone, e valutare così se ha altre recensioni all’attivo, oppure se si è iscritto solamente per recensire una singola struttura.

  2. Antonio scrive:

    Amo la cucina e sono un buongustaio, scrivo regolarmente su Tripadvisor e cerco di farlo con onestà e correttezza, non vedo dove sia il problema perchè resta l’unico modo per far conoscere realmente un ristorante.
    Certo vi sono dei post falsi ma sono in entrambi i sensi sia del ristorante che vuole promuoversi e sia dei troll cretini che vogliono distruggerlo, comunque si distinguono facilmente da quelli veri.
    La realtà è che chi non vuole Tripadvisor ha qualcosa da nascondere , non ama la gastrodemocrazia.

  3. Pierfrancesco scrive:

    Tripadvisor è uno dei pochi strumenti a disposizione sul web per potere avere informazioni e leggere commenti di esperienze di turisti. E’ nella natura del web e non di Tripadvisor scrivere tutto e il contrario di tutto. Ci sono persone che scrivono la loro esperienza e ci sono i bastian contrari a tutti i costi. Spesso e la cosa mi provoca sempre ci sono recensioni di ristoranti che spaziano tra Eccellente e Fa schifo. Ora io dico: tra eccellente e fa schifo c’è una bella differenza. Si capisce scrivendo le recensioni come il sottoscritto che spesso molto si attaccano ai particolari per criticare le strutture. Magari andandoci una volta sola. Le giornate storte o sfortunate capitano a tutti. Non stiamo parlando di bancomat, stiamo parlando di persone che lavorano in una pizzeria, in un albergo, in una località turistica. Tolto questo comprendo anche chi è contro. La pecca di questo sito è che distribuisce adesivi in giro a tutti e sembra che tutti siano tra il Molto buono e l’Eccellente il che non è sempre vero.

  4. Sebastiano scrive:

    Curioso che alcuni si schierino in difesa di chi non fa il suo mestiere. Intendo: se metto in piedi un sito di recensioni, che non sono innocue ma hanno un riflesso sulla reputazione e sull’economia del locale che vi si iscrive, ho come minimo il dovere sacrosanto di verificare:
    1) che il locale esista;
    2) che le recensioni non siano farlocche.

    Tripadvisor queste verifiche non le ha fatte. Punto.
    Che debbano farle chi ci si iscrive o chi ci naviga, è il colmo.
    Se non ho un minimo di garanzia di attendibilità di quello che c’è scritto, allora tanto vale chiamarlo “bacheca del pettegolezzo”. O, a voler pensar male, …

    • Emanuele scrive:

      Io ho sempre utilizzato con profitto TripAdvisor, scegliendo ristoranti e mete di vacanza anche sulla base di quanto scritto. E’ ovvio che un minimo di occhio critico ci vuole, le recensioni farlocche sono pressoché impossibili da scoprire, così come è molto difficile scoprire identità farlocche su Facebook o discernere il vero e il falso su Internet, se chi vuol ingannare gli altri sa come farlo.
      Sulla non esistenza di un locale non mi pronuncio in quanto non mi è mai successo. Ma verificare che tutti i locali recensiti esistano penso non sia semplicissimo, considerando che un locale può chiudere dopo vario tempo, o cambiare gestione senza che nessuno sia informato.

      Per il resto, mi pare ovvio che una recensione “generica” (tipo “siamo stati qui e ci siamo trovati bene”) sia da tenere in minor considerazione di una recensione che, con foto e dettagli, elenca pregi e difetti di un locale.

      • Sebastiano scrive:

        Scrivi:
        “…le recensioni farlocche sono pressoché impossibili da scoprire…”

        ma nell’articolo c’è scritto:
        “…Striscia la notizia, che il mese scorso ha smascherato un’azienda che vendeva pacchetti mensili di recensioni positive…”

        Tanto impossibile, evidentemente, non è.

        E scoprire se un locale esiste veramente mi sembra cosa ancora più facile. Sempre che lo si voglia fare davvero.
        Ma ho l’impressione che in questo giochino girino un po’ troppi quattrini, per essere l’attività quasi-filantropica di cui si millanta.

  5. luca scrive:

    E’ possibile anche farsi una reputazione attraverso Tripadvisor (et similia)
    fa parte di quell’attività chiamata marketing che dovrebbe essere un’aspetto importante di chi gestisce un’attività di ristorazione.
    Certo Tripadvisor non si è comportata sempre candidamente, ci sono delle buone pratiche che potrebbe introdurre con facilità, ma individuare le recensioni affidabili non è così difficile (account poco attivo, localizzato), infatti sento lamentarsi spesso i gestori, ma raramente qualcuno ha preso cantonate serie fidandosi di Tripadvisor. Qualcuna sì, io stesso, le stesse che ho preso fidandomi dei giudizi su un sito di recensioni di film.
    Ma come si può pensare che nel 2015 non esista un sito di recensioni?

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