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Da pompiere a portiere. Ecco come Al Habsi è finito in Premier

dicembre 17, 2012 Emmanuele Michela

La nomea di peggior difesa della Premier gli sta ben stretta. Non se la merita affatto Ali Al-Habsi, numero uno del Wigan, alla terza stagione coi Latics. Al pubblico italiano il suo nome è diventato familiare qualche settimana fa, quando incappò in un clamoroso errore nella sfida salvezza contro il Reading: l’ingiusta gogna del giornalismo […]

La nomea di peggior difesa della Premier gli sta ben stretta. Non se la merita affatto Ali Al-Habsi, numero uno del Wigan, alla terza stagione coi Latics. Al pubblico italiano il suo nome è diventato familiare qualche settimana fa, quando incappò in un clamoroso errore nella sfida salvezza contro il Reading: l’ingiusta gogna del giornalismo web permise che tutti si accorsero di quella papera, senza che però nessuno desse il giusto spazio alle grandi parate che questo portiere omanita fece nel resto della partita, numeri che permisero al Wigan di portare a casa tre punti d’oro sulla via della salvezza.

RUOLO DELICATO. Sabato Ali non è stato altrettanto fortunato: almeno due volte si è superato per ribattere i tentativi degli attaccanti del Norwich, dando spettacolo di prontezza di riflessi, agilità e grandissima classe. Ma non è bastato: il 2-1 di Carrow Road condanna i biancoazzurri, terzultimi insieme al Southampton a 15 punti, posizione che certo avrebbero preferito evitare, sebbene la campagna acquisti estiva lasciava immaginare poco di meglio. Forse sul primo gol Al-Habsi non è stato impeccabile, ma il ruolo del portiere, si sa, è sempre il più delicato, tremendamente in bilico su un filo teso tra la gloria il fango. E se il suo Wigan non corre alla perfezioni non va certo chiesto a lui, sempre calmo e attento nella parte che gli spetta: parata dopo parata, miracolo dopo miracolo, è diventato la vera rivelazione del 2012.

L’INFANZIA DA ATTACCANTE. 31 anni e una maturazione sportiva arrivata a compimento tardi, solo ora, tanto da aver attratto su di sé le attenzioni di alcuni grandi club di Premier. La sua infanzia ci porta dritto al suo Stato d’origine, l’Oman, terra che raramente ha saputo farsi fucina di campioni e talenti calcistici. Non di passione però: grande è il seguito che da queste parti ha il pallone, con strascichi agrodolci ben evidenti nei tanti investimenti milionari degli sceicchi, specie in Inghilterra. Quei soldi però non c’entrano con l’infanzia di Ali, tutta calcio, sabbia e polvere nei campi sconnessi del paese, a correre dietro ad un pallone insieme al fratello. Non era neppure portiere all’inizio: giocava attaccante, salvo poi vestire i guanti per la prima volta in adolescenza inoltrata.

POMPIERE IN AEROPORTO. Finché un giorno non incontrò una leggenda del calcio inglese: John Burridge, portierone britannico con alle spalle una carriera decennale, iniziata a fine anni Sessanta e conclusasi nel ’97 all’età di 46 anni. Budgie è uno che ha vestito almeno 30 maglie diverse (Blackpool, Qpr, Aston Villa, Wolves…), dalla First Division inglese alla Conference, passando anche per la Scozia. Fu lui ad accorgersi del talento di quel ragazzino, che 18enne alternava gli allenamenti ai turni in servizio in aeroporto, dove faceva il pompiere. Parò un rigore in un allenamento, e John ci vide lungo: «Mi disse: “Ho visto come hai parato quel rigore, e credo che potrai andare molto lontano. Concentrati, allenati bene e ti prometto che ti farò andare in Inghilterra». Un sogno per Ali, all’epoca umile portiere di un club di terza serie omanita. «Guardai la sua altezza e pensai: “Cazzo!”», ha raccontato recentemente lo stesso Burridge: «Provai il suo slancio verso l’alto: saltava un metro da fermo. Suo padre aveva origini tanzaniane, ed era evidente in lui. Aveva lo slancio tipico degli africani. Poteva fare il grande salto».

OMAN, NORVEGIA E PREMIER LEAGUE. La proposta arrivò per Al-Habsi nel 2000: lasciò tutto a 19 anni per volare in Inghilterra, per un provino al Bolton. Ma era ancora presto per lui. Prima di approdare in Premier doveva fare ancora tanta esperienza, e così iniziò a girare. Prima tornò in patria, poi provò a sfondare in Europa andando a Oslo: per tre anni s’allenò con uno dei club locali, il Lyn. «Ad essere onesto, non sapevo nulla della Norvegia. Quando arrivai rimasi scioccato: neve e buio tutto il giorno. Ma quando hai un sogno dimentichi tutto, furono tre anni fantastici». E finalmente nel 2006 la promessa di Burridge si avverò: il Bolton gli offrì un contratto. Con loro rimane 4 anni, dove però giocò poco: poi nel 2010 passò al Wigan, divenne titolare e non cedette più il posto. Ce la faranno i Latics a salvarsi a maggio? Il grigiume delle scorse stagioni è sempre stato attenuato dal risultato finale, sempre assonante con la salvezza. Un anno fa fecero uno sprint da record nelle ultime 10 giornate, con 7 vittorie messe insieme e un quindicesimo posto più che valido per rimanere al top del calcio inglese anche quest’anno. Per il prossimo verdetto c’è da attendere maggio, e tutti i numeri del sorprendente Al-Habsi.

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