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Voglia di proporzionale (corretto)

aprile 5, 2000 Tempi

Settimana

Voglia di proporzionale (corretto) Mercoledì 22 in una conferenza stampa all’ex hotel Bologna di Roma il “Fronte dei proporzionalisti” guidato da Andreotti e Berlusconi e che va da Forza Italia (escluso il gruppo di “maggioritaristi” che fanno capo ad Antonio Martino), a parte del Ppi, da Rifondazione comunista a parte dell’Udeur e del Ccd, dal Cdu alla Lega ai socialisti dello Sdi, ha presentato ufficialmente la sua proposta di legge per un sistema elettorale basato sul modello tedesco del cancellierato con sbarramento al 5%.

Panebianchi e pannelliani sbagliano quando invitano alla guerra santa contro i proporzionalisti. Meglio essere nemici delle maggioranze che nemici della realtà. Se dopo averlo votato e messo alla prova ci accorgiamo che il sitema maggioritario non funziona, non si capisce perché dobbiamo essergli fedele come a un sacramento. Come ha brillantemente spiegato Geronimo sul Giornale di giovedì 23 marzo, lungi da garantirci quella stabilità politica che assicuravano i suoi sostenitori (abbiamo avuto cinque governi in cinque anni), il maggioritario all’italiana ha prodotto la moltiplicazione di partiti e partitini che dettano legge all’interno delle due coalizioni, ribaltoni su entrambi i fronti, la più incredibile transumanza parlamentare della storia (280 parlamentari sono passati da un gruppo all’altro) e l’esplosione del fenomeno dell’ astensionismo. Un fallimento dunque, che induce legittimamente a guardare a un modello elettorale alternativo, quale per esempio quello tedesco, proporzionale con sbarramento al 5%, che ha garantito alla Germania la stabilità di sette cancellierati in cinquant’anni.

Perché il presidente del Palermo calcio (e della Aereoporti Roma basket) tifa Martinazzoli? Nelle scorse settimane la Cisl si era preoccupata con una circolare di ricordare ai suoi dirigenti e operatori che il sindacato non fa politica e che pertanto non si sarebbero dovuti “utilizzare, né direttamente né indirettamente, per qualsiasi propaganda di tipo elettorale, sigle d’organizzazioni, sedi, risorse, indirizzi, stampa sindacale o strumenti operativi”. Venerdì 24 marzo al teatro Nuovo di piazza San Babila a Milano si è tenuto un dibattito dal titolo “Lo stato come regola della società” con la partecipazione del candidato alla regione Lombardia del centrosinistra Mino Martinazzoli e del segretario della Cisl Sergio D’Antoni. Il dibattito, infatti, era stato promosso proprio dalla Cisl Lombardia.

Il fatto che un nobile e antico sindacato come la Cisl si dia delle regole e poi le infranga ai massimi livelli è una notizia anche per quel bollettino dei naviganti che segnalavano la Cisl in prossimità delle acque territoriali del Polo delle libertà. Evidentemente il neo presidente del Palermo calcio (e della Adr Roma basket) ha invece più solide ragioni per restare nel Polo di lotta e di governo. E poi un po’ sorprende la strana idea di sussisiarietà sottesa un convegno dal titolo “Lo stato come regola della società”
Gli Oscar di Planned Parenthood In www. Oscar .com. leggiamo la dichiarazione dello scrittore John Irving che ha ottenuto uno degli Oscar assegnati al film “Le regole della casa del sidro” tratto da un suo romanzo: “Voglio ringraziare l’Accademia per aver considerato un film sull’aborto, la Miramax che ha avuto il coraggio di fare questo film e specialmente la mia Janet, i miei figli Colin, Everet and Brendann, il mio migliore amico, il produttore, il regista, tutti quelli del Planned Parenthood e della National Abortion Rights League, ok”.

Ok. Ricordiamo soltanto che in un editoriale (cfr. Tempi n°8 10-16 febbario 2000) facevamo notare che John Irving è quel genio che in un’intervista al Corsera ha detto, testuale: “l’orfanotrofio è un prodotto del divieto dell’aborto”. In quell’occasione ci siamo permessi di osservare che, abortisti o antiabortisti si fosse, occorre stare in guardia da operazioni che, dietro l’aura della difesa della libertà della donna, talvolta nascondono fini molto più prosaici. Oggi ci sembra abbastanza chiaro perché a tale Irving invece che consigliare uno psicanalista gli si regalano paginate sui giornali e premi cinematografici nel bel mondo di Hollywood: sono tutte royalties di giganteschi spot pubblicitari, come lo è appunto il film “Le regole della casa del sidro”, ora sappiamo, sponsorizzato anche dalla Lega per l’aborto. Per chi non lo sapesse la Planned Parenthood Federation è invece una nota agenzia americana (molto attiva anche presso l’Onu) che finanzia in tutto il mondo progetti di pianificazione e controllo delle nascite (dalla sterilizzazione, all’aborto, alla distribuzione gratuita di profilattici – tenete conto che i condom per gli africani sono comunque pagati dai contribuenti occidentali e che le sterilizzazioni – vedi ad esempio quelle attuate negli scorsi anni su 600mila donne peruviane – fanno incassare alle multinazionali farmaceutiche circa 200 dollari per donna). E che dire dei produttori della Miramax? Sono proprio coraggiosi, l’anno scorso hanno vinto con “La vita è bella”, quest’anno con un fantastico film abortista.

Campagna elettoral- giudiziaria in Lombardia Settimana scorsa, le pagine milanesi del Corriere della Sera si sono a più riprese occupate dei presunti scandali della sanità in Lombardia. Martedì 21 marzo sotto il titolo “Così la sanità arricchiva i privati” si raccontava dello “sconcertante identikit della sanità lombarda disegnato dall’ultima inchiesta della Procura”. Mercoledì 22 nelle stesse pagine si trattava di “nomine e affari al ristorante” e in particolare della nomina del direttore del Fatebenefratelli. Giovedì 23 dello scandalo del Fatebenefratelli non c’era più notizia, così come venerdì 24, quando però si parlava di un presunto affare costruito sulla tragedia della camera iperbarica al Galeazzi. Nessun fatto accertato, qualche illazione e un corsivo di Claudio Schirinzi a illustrare che, comunque, il giudizio politico era ormai indiscutibile: “La corsa al business non fa bene alla salute” e la Regione è colpevole di aver svenduto ai privati la sanità. Concetto ribadito sabato dalla coppia Martinazzoli-D’Antoni a convegno: “Basta affari con la salute”. Domenica 27 intervista a Martinazzoli in persona sulla presunta “tangentopoli bis” legata alla “mistica ‘più mercato e meno stato’”. La campagna prosegue Lunedì 28 e, in attesa di altre segnalazioni dalla procura, si accende con l’attesa relazione di Abertini sul caso De Carolis.

La campagna elettorale entra nel vivo e la gioiosa macchina da guerra del centrosinistra si mette in moto. Del resto il vecchio Mino appare in gravo ritardo (i sondaggi dicono che è sotto di venti punti rispetto al rivale Formigoni). Ma se in questo caso la macchina giudiziaria sembra perdere colpi, forse perché i fatti sono pochini e circoscritti a episodi personali (e certamente colpisce che regioni come la Campania o il Lazio siano così trasparenti e avanzate rispetto alla Lombardia nella loro gestione della sanità), il Corrierone sopperisce con la grancassa. Peccato che sul quotidiano di Via Solferino, tanto sensibile alle brevi di costume, non trovi spazio la notiziola secondo cui qualche sostenitore bertinottiano del Comitato Martinazzoli nottetempo si è introdotto negli uffici del comune di Vittuone, ha prelevato una mezza dozzina di risme di fogli e utilizzato la fotocopiatrice comunale. Commento de Il Giornale: “Martinazzoli probabilmente non compra i voti, come dice il suo slogan, ma i partiti che lo appoggiano non comprano nemmeno la carta per i volantini”.

La lotta della Bindi all’Aids (e ai medici) Lunedì 27 marzo, in un corsivo pubblicato da Il Giornale, Fernando Aiuti, presidente della Società italiana di immunologia, faceva il punto sulle ricerche italiane per un vaccino contro l’aids, rilevando come il ministro Rosy Bindi, dopo “aver sollevato un gran polverone finito nel nulla” con inchieste parlamentari e giudiziarie durate anni sui fondi (23 miliardi all’anno) distribuiti dai precedenti ministri della Sanità, attraverso una commissione di 10 scienziati, a 80 centri per la ricerca sull’aids, e dopo essersi sempre rifiutata di rispondere in Parlamento dei risultati di tali indagini, ora decide di concentrare per decreto tutta la ricerca sull’aids in tre centri: il San Matteo di Pavia, lo Spallanzani di Roma e l’Ospedale Maggiore di Milano. Un progetto che costerà 90 miliardi solo nella fase iniziale, di cui il 51% sarà pubblico e il resto privato. “Pertanto senza alcun concorso, senza alcun progetto né né commissione si assegneranno decine di miliardi per decreto”.

Nonostante gli squilli di tromba con cui la stampa nazionale cerca di cantarne le gesta (ultimo in ordine di tempo quello di Maria Latella su Io Donna che l’ha così definita: “Intransigente, tradizionalista, ma è un vero ministro: dedicato, appassionato, capace di raggiungere gli obiettivi. Nessun altro, alla Sanità, aveva fatto tanto, sbagliando, in proporzione, tanto poco”), la Bindi sta riuscendo nell’impresa di inimicarsi l’intera classe medica, dai docenti universitari, ai ricercatori, dai primari ai medici di base. Tranne forse quelli da lei premiati per decreto.

Scoperta la cura anticancro: non fare figli Sabato 25 marzo un lettore scriveva al settimanale del Corriere della Sera “Io donna” che “Stiamo diventando troppi. Stiamo morendo di avvelenamento e di asfissia. Vogliamo fare la fine dei pesci del Danubio?”. La risposta era affidata a Dacia Maraini: “Sono d’accordo – affermava -. È risaputo: stiamo avvelenando le acque che dobbiamo bere, stiamo distruggendo l’aria che dobbiamo respirare. La crescita delle malattie respiratorie, le allergie e l’enorme diffusione del cancro stanno a confermarlo. Il problema non è fare più figli, ma convincere i paesi più poveri a farne di meno”.

“Io donna”, dopo averci informato la settimana prima che la gravidanza è una malattia infettiva dovuta a dei virus chiamati “spermatozoi”, risponde all’interrogativo da noi posto nella circostanza (vedi Tempi n° 12 23/29 marzo) su come, a questo punto, debbano essere considerati i figli, frutto di tale infezione: ora lo sappiamo sono la causa del cancro, dell‘allergia, dell’inquinamento e anche della morte dei pesci del Danubio. Un flagello.

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