Violenza sulle donne: la Camera approva il trattato di Istanbul ma respinge l’ideologia di genere

Dorina Bianchi (Pdl) spiega a tempi.it che nell’articolo 3 della Convenzione «è stata aggiunta senza motivo la parola “genere”», criterio inesistente nell’ordinamento italiano

La Camera ha dato il via libera alla ratifica del trattato di Istanbul contro la violenza sulle donne. Il testo ora passa al Senato. L’accordo è bipartisan ed è stato accolto da un lungo applauso in Parlamento proprio nel giorno dei funerali di Fabiana Luzzi, 16 anni, uccisa a coltellate e bruciata dal suo ragazzo. Il testo, però, non è privo di criticità.

IL PROBLEMA DEL “GENERE”. La Convenzione, approvata nell’aprile 2011 dal Consiglio d’Europa con il titolo “Prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, contiene un articolo in contrasto con le leggi italiane. A spiegare di che si tratta a tempi.it è Dorina Bianchi, deputato del Pdl: «L’Italia firmerà, ma occorre che la ratifica del trattato avvenga nel rispetto del suo ordinamento». Specificarlo è stato necessario «perché la parola “genere”, che appare en passant nell’articolo 3, non esiste». Le leggi italiane parlano di uomo e donna, di sesso femminile e maschile e l’articolo 3 è molto ambiguo. Si legge: «Con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere». Bianchi spiega che non si capisce l’esigenza di introdurre questa parola «in una convenzione che deve tutelare le donne. Basta parlare di loro, perché aggiungere una parte in più?».

LA DONNA AL CENTRO. Proprio per questo motivo già il governo Monti aveva annunciato che la ratifica sarebbe avvenuta nel rispetto dei princìpi italiani, depositando al Consiglio d’Europa una nota verbale con la quale aveva dichiarato che l’Italia «applicherà la Convenzione nel rispetto dei princìpi e delle previsioni costituzionali, anche per quanto attiene alle definizioni contenute nella Convenzione stessa». Pertanto, una dozzina di parlamentari hanno proposto la votazione di un ordine del giorno identico alla nota del governo, che è stato accolto, aggiungendo che «tale dichiarazione interpretativa è motivata dal fatto che alcune definizioni presenti nell’articolo 3 presentano profili di criticità con l’impianto costituzionale italiano». Fra i promotori l’onorevole di Scelta Civica, Paola Binetti, che ha dichiarato: «Non si sentiva alcun bisogno di introdurre il concetto di genere in un trattato in cui al centro dell’attenzione c’è la donna in evidente e chiara contrapposizione con il maschio, vittima e aggressore».