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Vini rossi, in Italia scendono i consumi. Volano invece in estremo oriente

settembre 1, 2017 Gianfranco Ferroni

Al convegno “Rosso come il vino” è andata in scena l’analisi di Nomisma-Wine Monitor sugli scenari evolutivi del prodotto storico della nostra enologia. «Serve ragionare sul potenziale delle altre leve di marketing»

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La rivoluzione arriva tra le bottiglie: e forse la tropicalizzazione del clima contribuisce a cambiare anche gusti e abitudini del consumo di vino rosso, specie in Italia e in Europa. Oggi nel convegno “Rosso come il vino” organizzato a Camerano, in provincia di Ancona, dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) per il cinquantesimo compleanno della Doc del Conero è andata in scena l’analisi di Nomisma-Wine Monitor sugli scenari evolutivi del prodotto storico della nostra enologia. E se la domanda esplode a oriente e cresce ancora in Canada e Usa, diminuisce invece in Europa e soprattutto in Italia. Dove i bianchi, con un sorpasso storico, battono al fotofinish i rossi nei consumi rilevati lo scorso anno (40,6 per cento per i bianchi fermi, 40,2 per cento per i rossi fermi). Complice, la progressiva contrazione della domanda interna e il relativo calo delle vendite (meno 14 per cento) nell’ultimo quinquennio. All’estero va meglio grazie alla crescita (più 50 per cento) del prezzo medio negli ultimi 10 anni, ma secondo l’analisi presentata nell’ambito di Collisioni Marche per vincere occorre spostare l’obiettivo più a est, dove la domanda corre.

«Assistiamo a una repentina migrazione della domanda di vino rosso», dice il direttore di Imt, Alberto Mazzoni, «e alcuni nostri mercati storici sono depressi. In Germania negli ultimi 5 anni i volumi globali di rossi fermi importati sono calati del 7 per cento, in Svizzera del 9 per e in Gran Bretagna del 10 per cento; allo stesso tempo volano quelli di Giappone (più 26 per cento), Cina (più 25 per cento) e Corea del Sud (più 16 per cento), oltre a Canada (più 16 per cento) e Usa (più 11 per cento). Anche per questo come Istituto marchigiano di tutela vini abbiamo intensificato l’azione sui paesi terzi emergenti, destinando circa il 40 per cento dei fondi della misura Ocm Promozione a Cina, Giappone, Russia e India, ma senza dimenticare Stati Uniti (34,5 per cento) e Canada (19,3 per cento)».

Per il responsabile di Nomisma-Wine Monitor, Denis Pantini, «sebbene nell’ultimo quinquennio le dinamiche di crescita dell’export italiano di vini rossi imbottigliati siano state nettamente inferiori a quelle degli spumanti (18 per cento contro 118 per cento), questa categoria continua a rappresentare il 41 per cento di tutto l’export in valore di vino dall’Italia, compresi gli sfusi. È tuttavia innegabile come sia sul mercato nazionale che in quelli più tradizionali europei (Germania e Regno Unito), i consumi di vino rosso stiano diminuendo mentre aumentano nei mercati asiatici, in Nord America e in Scandinavia dove il vino rosso viene maggiormente apprezzato per motivi salutistici, di maggior facilità nell’abbinamento alla cucina locale ed anche per ragioni climatiche, come nel caso del Canada o delle nazioni scandinave, o “scaramantiche” come la Cina. Questi cambiamenti di mercato implicano necessariamente modifiche nell’approccio e nelle strategie dei produttori di rossi italiani, il che non significa snaturare né il prodotto né le proprie tradizioni ma ragionare sul potenziale delle altre leve di marketing».

L’Italia dei vini rossi mantiene la leadership mondiale nella produzione mentre rimane dietro la Francia nelle esportazioni, con 2,3 miliardi di euro di vendite dell’imbottigliato all’estero nel 2016 contro i 3,7 miliardi dei transalpini. Un divario rimasto quasi invariato negli ultimi anni, in cui però si è ristretta la forbice del prezzo medio a vantaggio dell’Italia: se nel 2011 un litro di rosso francese valeva in media il 35,6 per cento in più di quello italiano, oggi la differenza si è ridotta al 20,7 per cento. Tra i principali consumatori globali, la Cina consolida il primo posto con 16 milioni di ettolitri di vino consumati nel 2016, davanti a Usa, Francia, Italia e Germania, dove la domanda vale meno della metà rispetto a quella del Paese del Dragone. Nello speciale confronto Francia-Italia, tra le Dop stravince il Bordeaux che nel 2016 ha registrato un valore di 1,6 miliardi di euro. Segue la Toscana con 531 milioni di euro, la Borgogna con 352 milioni di euro (con un super prezzo medio: 23,5 euro al litro), il Veneto a 272 milioni di euro e il Piemonte con 243 milioni di euro. La ricognizione sui valori esportati nei primi 5 mesi di quest’anno vede infine la Francia allungare le distanze, con un export dei fermi imbottigliati a più 19,4 per cento sul 2016 e l’Italia a più 4,4 per cento.

Foto Ansa

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