Trump: «Sarò presidente». E tutti giù a ridere

 

«Mi candido ufficialmente a presidente degli Stati Uniti». Era il 16 giugno 2015, esattamente tre anni fa, quando Donald Trump spiazzò molti osservatori della politica americana annunciando la sua intenzione di unirsi agli altri undici aspiranti frontmen del partito repubblicano, o meglio, di sfidarli.

 

TUTTI SPIAZZATI. All’epoca erano davvero pochi quelli che davano una qualche speranza di ottenere la nomination all’immobiliarista newyorkese, figurarsi se avrebbero scommesso un dollaro sulla sua elezione alla Casa Bianca. Al contrario, tra i commentatori e i giornalisti della stampa del paese (perfino alla Cnn) si sprecarono le ironie, come ricorda questo video diffuso da siti e network conservatori sfegatati proprio per celebrare l’anniversario della candidatura dell’attuale presidente.

 

«UN CLOWN». «Non ci sono parole, come si fa adesso a mantenere un’espressione seria?». «Non può essere altro che una carnevalata». «Oggi eravamo tutti davanti al discorso a scompisciarci». «Trump ha trasformato la campagna elettorale in un circo». «Un uomo straordinariamente ridicolo». «Trump è un idiota». «L’inferno si è congelato e adesso siamo intrappolati nel ghiaccio con Donald Trump». «È una candidatura seria?». «Non si può prenderlo seriamente». «È un clown». «Non può conquistare dei voti per davvero, non può vincere». «Certo che non vincerà, questo è il problema per i repubblicani». «Donald Trump non sarà mai presidente». Questo il tenore dei commenti raccolti nel medley, conditi naturalmente da risatine ed espressioni di sufficienza. Poi si sa come è andata a finire. Le ironie e le critiche pesanti, anche sul piano personale, nei confronti di Trump non si sono esaurite con il suo ingresso alla Casa Bianca, nonostante il fatto che i risultati ottenuti fin qui dal presidente che «non poteva essere preso sul serio» siano per certi versi anche più sorprendenti della sua vittoria elettorale.

 

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