Esplorare i fondali marini con un clic? Ora si può

L’era dei pesciolini come sfondo del computer è ormai preistoria: sui nostri schermi ora si può osservare l’intera barriera corallina, e non solo. Il servizio è targato Google, che dopo “Earth” e “Maps” ha aperto la sezione “Ocean”. Al posto delle strade ci sono le correnti oceaniche, al posto delle macchine le tartarughe marine: col cursore apposito è possibile esplorare la riserva marina di Apo Island, nelle Filippine, il cratere Molojkini di Maui e Hanauma Bay a Oahu, nelle Hawaii. Google ha collaborato con la CSS, Catlin Seaview Survey, che si occupa dello studio delle barriere coralline.

L’obiettivo è la sensibilizzazione: «I nostri oceani producono il 50% dell’ossigeno atmosferico che respiriamo, regolano il clima e rendere il nostro pianeta abitabile–spiega la CSS– ma il 95% dei fondali non è mai stato visto da occhi umani». Per capire meglio gli oceani, e monitorare i cambiamenti degli ecosistemi, la tecnologia può giocare un ruolo molto importante. È stato quindi utilizzato un sofisticato e innovativo strumento (SVII) che viene immerso nell’oceano e riesce a catturare, con le sue tre telecamere, immagine molto nitide a 360 gradi.

Si tratta del primo macchinario subacqueo che viene comandato tramite tablet. I sub della CSS hanno percorso più di una volta i tratti interessati, viaggiando a 1,6 chilometri all’ora. Gli scatti (più di 50.000) sono stati poi elaborati in immagini panoramiche ad alta definizione. Il risultato è sorprendente: con un click ci si può imbattere in branchi di pesci, coralli coloratissimi, e con il tramonto visto dal fondo del mare. Il progetto è appena iniziato, e copra Hawai, Filippine e i fondali australiani. La prima spedizione alla barriera corallina (che si estende per 2600 Km a largo delle coste dell’Australia orientale) è iniziata il 16 settembre e si concluderà alla fine del 2013.

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