Beckham, la rete da metà campo e un’inconsapevole sponsorizzazione

Ha annunciato oggi il ritiro David Beckham. Dopo aver vinto il suo nono titolo nazionale (col Psg, a 38 anni), arrivano i titoli di coda sulla carriera dello Spice Boy, calciatore straordinario in campo quanto brillante fuori. Beckham ha segnato a tutti gli effetti un’epoca, quella dove il calcio si faceva bello prima di scendere sul terreno di gioco, dove il talento sportivo diventava anche marchio pubblicitario, sotto i riflettori tanto per le giocate di classe quanto per le uscite in discoteca con la soubrette di turno. «Patinato, ma autentico», ha scritto di lui Giuseppe De Bellis per Rivista Studio: «Essere un marchio significa avere un’identità. Giocare per divertirsi a 37 anni, invece, significa essere un uomo. Il contrario di ciò che vogliono far credere che sia». E c’è un episodio emblematico della vita di Beckham: è questa rete che segnò nel ’96, alla prima di campionato contro il Wimbledon. Un tiro da metà campo potente e preciso, che rese popolare il ragazzino del Manchester (allora 21enne) in tutta l’Inghilterra. Con una particolarità legata agli scarpini. Per quella partita infatti Beckham aveva chiesto all’Adidas un paio di Predator: la richiesta però arrivò tardi, e del numero di David c’erano solo le scarpe prodotte per un altro giocatore, Charlie Miller dei Rangers, marchiate inconfondibilmente dal nome “Charlie” ricamato sulla linguetta. David non si fece problemi e se le fece mandare. Le indossò e segnò quella rete. E inevitabilmente divenne protagonista della prima sponsorizzazione della sua vita, che rese celebri le “Charlie Boots” con un gol di David Beckham.

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