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Vescovi avvisati…

dicembre 22, 1999 Horst Guido

Secondo la legge tedesca, condizione indispensabile per praticare
l’aborto legale è un certificato di consulenza che si può ottenere anche nei consultori cattolici. Uno strano ménage tra Chiesa e Stato mai approvato dal Papa, ma che fa affluire denari pubblici nelle casse delle diocesi. L’ordine di Giovanni Paolo II e il tormento dei Vescovi di Germania

“Agonia dei consultori cattolici per le donne incinta”, “Addio tormentoso dei vescovi ai certificati di consulenza”. Da mesi i giornali registrano il disagio di una Chiesa tedesca sofferente. Dappertutto nel mondo i cattolici si preparano al grande Giubileo del 2000. Solo in Germania pare che vescovi e associazioni cattoliche non abbiano nessuna voglia di festeggiare.

Un lungo braccio di ferro Dopo tanti anni di lotta tenace col Vaticano, hanno ricevuto la parola d’ordine del Papa. Wojtyla l’aveva consegnata ai vescovi tedeschi durante la visita ad limina di metà novembre a Roma. La settimana scorsa si sono ritrovati l’Avviso del Papa anche in forma scritta sulle loro scrivanie. Giovanni Paolo II non vuole che i servizi sociali delle diocesi di Germania consegnino alle donne incinta il certificato di consulenza – condizione indispensabile, secondo la legge tedesca, per poter abortire nei primi tre mesi di gravidanza senza violare il codice penale. Per tanti anni il Papa lo aveva chiesto, sia in forma scritta che verbalmente. Per tanti anni la maggioranza dei vescovi tedeschi non ha corrisposto a questo suo desiderio. Le lettere del Papa sono diventate allora via via più chiare e severe. Oggi, dopo il dictum definitivo da Roma, il vescovo Karl Lehmann di Magonza (presidente della Conferenza episcopale tedesca) dice: “Abbiamo lottato e abbiamo perso”. Lo ha detto mentre, amareggiato e deluso, raggiungeva Dresda per aprire – alla vigilia del primo Avvento – l’Anno liturgico 2000 insieme al presidente della Chiesa Evangelica tedesca.

La difficile impresa Quasi contemporaneamente è atterrato a Francoforte l’aereo che trasportava una lampada speciale – simile a quella usata un tempo dai minatori. La luce veniva da una candela accesa nella grotta della Natività a Betlemme. Si tratta dell’unica iniziativa comune che i vescovi tedeschi hanno promosso per il Giubileo. Da Francoforte, giovani membri delle associazioni cattoliche hanno portato altre candele, accese a quella lampada da minatore, nelle proprie diocesi, da dove la stessa luce è partita verso le singole parrocchie. E adesso tanti cattolici guardano quella luce e piangono Roma e un Papa che non capisce i vescovi tedeschi. E anche i vescovi piangono, nelle loro residenze.

“Fin dall’inizio, con la mia riserva, non intendevo ignorare l’indicazione del Papa” aveva dichiarato il vescovo Leopold Nowak di Magdeburgo. Lo stesso si è invece posto esplicitamente su una posizione diversa da quella espressa dal Papa. E nei nuovi länder della Germania dell’Est la posizione del Papa sarà ancora più difficile da comunicare: “Devo tenere conto del fatto che sono obbligato all’unità col Papa e con la Chiesa locale” dice ancora Nowak. “E questo può essere in certi casi un’impresa difficile”.

L’eccezione di Fulda Un’impresa difficile come quella che spetta adesso ai vescovi. In alcuni länder devono trovare un accordo con gli uffici ministeriali per far uscire le istituzioni ecclesiastiche dalla rete dei consultori statali di assistenza alle donne incinta. Nel 1995 il Parlamento ha infatti emanato la legge sull’aborto che ne stabilisce la depenalizzazione, a condizione che alla donna venga rilasciato un certificato di avvenuta consulenza da un consultorio statale o privato convenzionato. Una consulenza che non deve incidere sull’esito delle decisioni. Da quell’anno in Germania ogni donna che abbia un certificato di avvenuta consulenza ha diritto ad abortire. Già da subito una minoranza della Conferenza episcopale era dell’avviso di ritirarsi dalla rete dei consultori statali per l’aborto e promuovere piuttosto centri di aiuto alle donne con problemi di gravidanza autonomi dallo stato. Ma la maggioranza dei vescovi ha deciso di rimanere, ritenendo che in tal modo si potessero salvare più bambini. Solo un vescovo, Johannes Dyba di Fulda, se ne era andato.

Sofferenze ecclesiastiche Negli ultimi anni, politici di tutti i partiti, soprattutto della Cdu e della Csu, hanno dimostrato grande interesse a far uscire i vescovi dal sistema dei consultori statali perché la Chiesa in questa maniera avrebbe continuato a supportare un sistema che di per sé è profondamente cinico in quanto toglie ai non nati ogni diritto sulla propria vita, salvando però un’apparenza di moralità, grazie alla “consultazione per la vita”. Milioni di non nati, non hanno inquietato più di tanto i rappresentanti della Chiesa e delle istituzioni cattoliche. Erano ben più inquietati dal pensiero che la partnership con lo stato – che peraltro paga bene i consultori – potesse entrare in crisi e dal rischio di una prova di forza. Nessuno nei grandi partiti pensa di togliere alla Chiesa i sussidi o la possibilità di insegnare religione nelle scuole statali. La prova di forza con lo stato non ci sarà, ma i vescovi dovranno dare testimonianza pubblica del fatto che seguono un altro Signore. E questo, per alcuni, sembra proprio un vero tormento.

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