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«Non è possibile che l’utero materno sia il luogo più pericoloso al mondo per la persona umana»

maggio 31, 2014 Michaela Koller

Un convegno a Ratisbona per ragionare su famiglia e vita. Filosofi, teologi, giornalisti, psicologi e psicoterapeuti impegnati in una battaglia per «guardare in faccia la realtà dei fatti»

Tratto da Zenit.org – Il Katholikentag, in corso a Ratisbona, si è aperto ieri con l’intervento dello studioso di etica sociale Manfred Spieker che ha invitato i cristiani a dimostrare più coraggio nell’affrontare le controversie sulle questioni etiche all’interno della società. In Germania – ha rilevato Spieker – dove la costituzione è una delle migliori al mondo in quanto la difesa della vita e della famiglia, il diritto alla vita è stato tagliato dal legislatore mentre la Corte Costituzionale Federale tedesca ha posto un limite alla protezione della famiglia.

“Nessuno è disposto a guardare in faccia la realtà dei fatti”, ha lamentato Spieker, riferendosi ai più di 5,5 milioni di casi di aborti registrati sin dal cambiamento del rispettivo paragrafo 218. Secondo lo scienziato, il conflitto sulla permanenza pluriennale delle associazioni cattoliche all’interno del sistema statale di consulenza per gestanti in difficoltà paralizzerebbe la chiesa anche 15 anni dopo la sua fine.

“Non è possibile che l’utero materno sia il luogo più pericoloso al mondo per la persona umana”, ha affermato poi Klaus Berger, studioso del Nuovo Testamento di Heidelberg. Dal punto di vista dell’accademico, non esisterebbe una contraddizione fra la rivelazione nella Bibbia e tutti gli insegnamenti sull’ordine dettati dalla ragione. Berger ha evidenziato come nessun amore possa durare senza un concetto di giustizia. Mentre – ha sottolineato – l’idea della famiglia era considerata “all’antica” già ai tempi di Gesù alla luce del libertinaggio sessuale greco-antico. Gesù ha quindi creato una “intera religione” come famiglia.

Secondo il parere della psicoterapeuta Christa Meves di Uelzen, il luogo più fecondo per l’ecologia dell’uomo sarebbe “naturalmente la famiglia”. Meves ha riassunto il suo pensiero citando il messaggio centrale del Papa emerito Benedetto XVI durante il discorso al Parlamento tedesco del 22 setttembre 2011: “L’uomo deve rispettare la sua natura”. La psicoterapeuta ha ricordato i pericoli legati al mancato rispetto dell’ordine naturale, indicati nell’udienza generale di mercoledì 23 maggio dal suo successore Papa Francesco: “Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la natura mai”.

“Dal momento che, soprattutto nei primi anni di vita in cui si sviluppa il cervello dell’uomo, risulti chiaro quali leggi della natura ne regolino la vita, è particolarmente importante rispettare la natura in questo periodo”, ha aggiunto Meves. In caso contrario, nascerebbe “un grande pericolo per la salute emotiva delle generazioni future”.

D’accordo la psicologa Consuelo Gräfin Ballestrem la quale ha interpretato la crescente richiesta di terapie famigliari e di coppia come segno del fatto che “in fondo le persone sanno qual è la legge della vita”, anche se il loro modo di comunicare e i loro rapporti possono essere temporaneamente disturbati.

Dal punto di vista teologico, come descritto dallo studioso di teologia morale e di etica medica Matthias Beck, la percezione della legge della vita corrisponde alla ricerca della volontà divina. La natura ragionevole dell’uomo trova il suo riflesso nella ragione di Dio. “Dio è logico”, ha sostenuto Beck. Come membro di diverse commissioni etiche, il teologo ha auspicato che si imponga nella società una più intensa riflessione sulla vera natura dell’uomo, ricordando come tutti gli aspetti della vita siano regolati da un preciso ordine anziché essere facoltativi. Beck ha espresso inoltre profonda preoccupazione per la dissoluzione della famiglia alla quale la società non pone nessun rimedio.

All’interno dell’ecologia dell’uomo, la portavoce dell’iniziativa Lebensschutz (difesa della vita) Hedwig Freifrau von Beverfoerde, ha individuato diverse aree caratterizzate da un disturbo: l’attrazione fra uomo e donna, la disponibilità alla costruzione di un legame, l’apertura per i bambini e il rapporto fra il bambino e la madre. “I disturbi dell’attrazione sono tollerabili ma non bisogna incoraggiarli”, ha detto Beverfoerde, mettendo in guardia dal riconoscimento dell’aborto come diritto umano e parteggiando per il diritto del bambino alla vicinanza alla madre nei primi tre anni di vita.

La filosofa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz ha richiamato invece l’attenzione sulla differenza concettuale tra i termini tedeschi Leib (termine usato in filosofia e teologia con cui si indica il corpo vivo e animato degli uomini e degli animali n.d.r.) e Körper (termine meramente riferito alle funzioni biologiche e all’aspetto esteriore n.d.r.), ricordando che il primo include sempre l’essere animato del corpo. La filosofa ha quindi rimarcato l’importanza di imparare la lingua del proprio corpo, deplorando la frequente riduzione del corpo a un oggetto “che possediamo” laddove esso sarebbe invece “la via preferenziale della grazia”.

In apertura della manifestazione, Alexander Kissler, giornalista esperto di Vaticano e cultura, ha ricordato l’enciclica “Centesimus Annus” scritta da San Giovanni Paolo II nel 1991. E’ proprio in questa enciclica che appare per la prima volta il termine “ecologia dell’uomo”. Sullo sfondo di una cultura occidentale in cui si tutela l’animalismo mentre l’uomo nell’utero è considerato “pericoloso”, il documento sottolinea come anche l’essere umano sia una creatura che può crescere e fiorire meglio all’interno della famiglia.

“Le strutture del peccato” in una cultura della morte mettono in pericolo l’ordine naturale, capovolgendolo, ha sottolineato Kissler. Anche lui ha poi ricordato il dibattito sul tema acceso da Benedetto XVI nel suo celebre discorso al Parlamento tedesco, che – ha osservato il giornalista – “rappresenta una vera e propria, anche se incompresa, arringa difensiva per il diritto naturale”.

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