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Dagli Usa all’Italia. Se nessuno si fila più l’elettorato cattolico un motivo c’è. Anzi due

giugno 27, 2016 Alfredo Mantovano

«Ci sono tante forze nel popolo/ ci sono tanti uomini./ Entri infine il Tuo Spirito/ E svegli gli addormentati». Sono versi di un poeta polacco scritti nel 1902. Valgono anche oggi

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Negli Stati Uniti fra qualche mese si andrà alle elezioni per scegliere come presidente o una arcigna signora che ha generosi e disinteressati supporter come George Soros, e il cui programma prevede l’imposizione dei programmi del Planned Parenthood all’intero pianeta, o un ricco signore che, dopo aver costruito le sue fortune sul gioco d’azzardo vuole gettare fuori dai confini dieci milioni di immigrati, e su temi come vita e famiglia riesce a sostenere tutto e il suo contrario. In Italia in nessuno dei confronti per l’elezione a sindaco si è dibattuto delle sorti delle famiglie nelle grandi città nelle quali si votava: temi come l’adeguamento delle imposte comunali alle caratteristiche vere delle famiglie, o come la cura per i bambini e per chi ha difficoltà fisiche; temi cari, se pur non esclusivi, a quello che una volta si chiamava l’elettorato cattolico.

Come mai? Quest’area è scomparsa, analogamente a quella dei conservatori oltre Oceano? Certamente – in America come in Italia – né l’una né altra hanno inciso, e anzi sono rimaste ai margini. Fermiamoci in Italia: c’è un link fra questa irrilevanza e per un verso il retaggio di equivoci “clericali”, per altro verso la scarsa attenzione alla formazione. Sul primo aspetto, c’è ancora chi nel mondo cattolico è convinto che l’iniziativa civica e politica dipende dall’input dei vescovi. Dimenticando che, fatti salvi i princìpi, la responsabilità del laicato è in prima persona, e che, come ha ricordato papa Francesco, non esistono i vescovi-piloti: è proprio dei laici all’interno della Chiesa occuparsi della polis, senza necessità di permessi.

Quanto al secondo aspetto si ritiene che, soprattutto in ambiti territoriali, la formazione si esaurisca con l’apprendimento delle regole per la buona redazione di una delibera o con la conoscenza delle differenze fra i poteri del sindaco, della giunta e del consiglio: tutte cose importanti, che però non spingono a scelte coraggiose né orientano a definire il bene di una comunità; se mai consentono di realizzarlo una volta che si sia individuato. Una formazione del laico cristiano fondata sulla Dottrina sociale della Chiesa è ciò che gli fa capire quali sono i problemi di oggi e come individuare le soluzioni rispettose di coloro nel nome dei quali si guida una comunità. Ciò vale non soltanto per le politiche di welfare, ma anche per la valorizzazione delle risorse naturali e culturali disseminate nei territori dei nostri municipi: spesso la scarsa consapevolezza della ricchezza che abbiamo si traduce nel non rispetto della stessa e nel non cogliere le opportunità di lavoro che essa offre. Formazione adeguata è quella che fa evitare di brancolare nel buio quando un gruppo di fedeli dell’islam chiede di aprire una moschea: perché permette di capire che cosa è una moschea, e in che cosa non è equiparabile a una parrocchia. O che fa impostare con equilibrio l’accoglienza dei migranti, se si ha cura di distinguere, per esempio, i profughi dagli irregolari.

Se oggi l’elettorato attuale e potenziale che è sensibile a princìpi di diritto naturale, pur mantenendo una consistenza sociologica, non è in grado di tradurla in qualcosa di visibile è perché mancano guide in grado di farlo. E se mancano le guide è perché non si semina quella formazione che può farle emergere. È un lavoro lungo? Ancora più lungo se non lo si inizia. È un lavoro necessario. Di recente Stanislaw Grygiel ricordava in un saggio i versi di un artista polacco, vissuto a Cracovia fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, Stanislaw Wyspianski: «Ci sono tante forze nel popolo/ ci sono tanti uomini./ Entri infine il Tuo Spirito/ E svegli gli addormentati». Wyspianski scriveva questi versi nel 1902, quando uno Stato polacco non esisteva. Esisteva però una Nazione polacca, che desiderava la libertà e sognava di recuperarla, e poi l’ha ottenuta in concreto, se pure a un prezzo elevatissimo. Oggi questi versi valgono per l’Europa e per l’Italia. Valgono in modo particolare per il mondo cattolico italiano: “tante forze nel popolo” e “tanti uomini”. Ma anche troppi addormentati. Recuperiamo le sveglie.

Foto Ansa

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7 Commenti

  1. Cisco says:

    Il tema della famiglia è da sempre bistrattato dalla cultura dominante, perché la famiglia contrasta il potere di turno, è difficilmente controllabile, la sua libertà di educazione viene attaccata in ogni modo. Bisogna operare a tutti i livelli, cominciando da quello sociale e culturale, anche nei partiti (in quelli che ci sono, il che è tutto un dire). Infatti nel breve periodo non possiamo che ridurci a fare una triste attività di lobby come fanno le “famiglie” arcobaleno, con la differenza che queste ultime godono di lauti finanziamenti internazionali, mentre mamma e papà si devono pagare tutto di tasca propria.

    • Daniele says:

      Di preciso quali lauti finanziamenti internazionali arrivano direttamente alle famiglie arcobaleno?
      Chi li finanzia?
      Per quale motivo?
      E’ a conoscenza di famiglie arcobaleno che ricevono piu’ aiuto di quanti sono stati dati alla sua?

      • Menelik says:

        Le associazioni lgbt hanno quasi per intero la stampa ed il mondo mediatico in genere dalla loro parte, hanno una notevole quantità di finanziatori, sono molto rappresentate nella politica, molto più di qualunque altro gruppo.
        A livello internazionale i padroni del mondo, Soros, Gates e quella cricca, sono fortemente a favore delle associazioni lgbt.
        Lo sai di cosa sono convinto, direi quasi incrollabilmente?
        Che Obama non abbia la minima intenzione di intervenire in Medio Oriente, e ha incominciato a fare qualcosa solo dopo l’intervento della Russia, perché al nostro alleato USA e NATO, l’idea che il genocidio di Cristiani, Yazidi e Curdi, tutto sommato, piace.
        Si, credo proprio che sia ciò che vogliono loro, e lasciano che prosegua il più possibile, perché ammazzano “omofobi” e Cristiani di antica tradizione, dunque irriducibili.
        La politica americana sotto Obama non lo dice apertamente perché è compromettente, ma di fatto fa in modo che la mattanza di Cristiani e tutti i loro fiancheggiatori possa proseguire indisturbata più a lungo possibile. Perché questa amministrazione odia i Cristiani, li vuole morti.
        Praticamente, per loro il Cristiano non è “omofobo” solo quando è morto.

        • Daniele says:

          Quindi possiamo entrambi rassicurare Cisco che non ci sono famiglie che ricevono piu’ del dovuto – e della sua – perche’ arcobaleno! Almeno su questo si puo’ stare tranquilli…

          Se mai saltasse fuori che una famiglia e’ discriminata rispetto ad un’altra solo per la sua composizione, allora bisogna si intervenire!

          Riguardo poi alle varie guerre in giro, a me sembra che purtroppo facciano fuori un po’ tutti senza guardare in faccia a nessuno. Ci vanno di mezzo cristiani, musulmani e atei. Si fanno saltare in aria perfino dentro le moschee, mi sembra un indizio da tenere presente.

      • Cisco says:

        @Daniele

        I finanziamenti ci sono, basta leggre i giornali e informarsi.
        A livello nazionale sono parecchi i comuni che finanziano i progetti LGBTQIetc, comprese le cosiddette “famiglie arcobaleno”, ne ha dato già notizia anche Tempi:

        http://www.tempi.it/parma-pizzarotti-ha-trovato-i-soldi-per-le-famiglie-quelle-arcobaleno

        A livello internazionale ci sono talmente tante risorse che per fare un elenco completo servirebbe un mese di lavoro, ma basta andare a leggersi l’ultimo Annual Report di ILGA Europe per avere una idea.

        Buona lettura.

        • Daniele says:

          Ho letto le pagine 93 e 94 e le poche righe di pagina 95 della Ilga full annual review. Non si parla da nessuna parte di finanziamenti destinati solamente a famiglie arcobaleno, pubblici o privati. Mi puo’ specificare dove devo guardare?

          Nell’articolo di Tempi a cui mi hai fornito il link non si parla specificatamente di famiglie composte da persone dello stesso sesso, ma di varie tipologie tra cui quelle. E mi pare ovvio, se aiuti esistono poi andranno divisi tra tutti quelli che ne hanno bisogno se soddisfano certi criteri. Bisogna far scegliere qualcuno per tutti gli altri?

          Mi sembra strano togliere aiuti in base al numero di figli per le famiglie bisognose. Mi sembra ancora piu’ strano pretendere che i fondi vengano tolti ad altre persone con gli stessi requisiti e bisogni piuttosto che eliminare gli sprechi in altri campi…

  2. Sebastiano says:

    Caro Alfredo Mantovano,
    l’articolo è in gran parte condivisibile, salvo per il fatterello che manca di memoria storica, passata e recente.
    In primis, bisognerebbe infatti ricordare pure che coloro che fino a ieri sera si atteggiavano a “rappresentanti dell’area cattolica” sono gli stessi che per 30 voti (o trenta poltrone, faccia lei) a suo tempo contribuirono a demolire l’unico partito che esplicitamente faceva riferimento alla dottrina sociale della Chiesa. Parlo dei Mastella, dei Gerardo Bianco, dei Buttiglione, dei Casini, dei Segni, dei Castagnetti…. Allegri personaggi che credendo di riuscire a costruirsi un nuovo feudo personale, non esitarono a “buttare via il bambino assieme all’acqua sporca”, disatomizzando tante realtà, anche giovanili, che si affacciavano alle prime esperienze in Politica (quella vera) e, se ciò non bastasse, annullando o osteggiando o ignorando la formazione dei leader futuri. Non è un caso se a costoro non è “succeduto”, nessuno: chiunque gli avrebbe fatto ombra, come lo stile berlusconiano ha poi de facto eretto a sistema.
    In secundis bisognerebbe inoltre osservare la realtà dei fatti recenti, dove appare sempre più palese che la “ragion di stato” ha portato le (sempre più minuscole) compagini politiche dell’area cattolica a mettere i propri valori e le ragioni ideali dell’agire politico in secondo piano (e sempre più sfuocato), in nome del dio-mercato, della dea-governabilità e del mantra-multiculturalismo.
    Peraltro, si potrebbe trarre ulteriore giovamento nell’osservare che persino l’inerzia con cui la stessa Chiesa Cattolica tollera i suoi pessimi pastori (da quello che concludeva le messe cantando Venceremos a pugno chiuso, passando per quello che augurava la morte al politico odiato e fino a quello che va ai gay pride e dice di attendere entusiasta di poter celebrare nozze gay) ha tanto, ma proprio tanto, della sindrome che lei ha brillantemente descritto.
    Saluti

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