Usa, aborto illimitato. La Chiesa protesta contro la peggiore legge contro la vita

I vescovi americani incontrano il governatore di New York che sostiene un disegno di legge iperlibertario in materia d’aborto. Lui li lascia parlare, ma non cambia posizione

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«Non mancherò di stare in spirito vicino ai miei fratelli vescovi che si incontreranno con il governatore Cuomo», sono le parole giunte martedì scorso dal cardinale Timothy Dolan, capo della Conferenza episcopale americana, rivolte ai vescovi e ai leader politici che hanno fatto visita al governatore democratico di New York, Andrew Cuomo, per discutere di quella che definiscono un’«inaccettabile» legge abortista.

IL DISEGNO DI LEGGE DI CUOMO. Dolan ha assicurato preghiere affinché si trovasse «un accordo tra i nostri leader eletti per aiutare coloro che mantengono i loro bambini, coloro che hanno già abortito e hanno bisogno di amore, compassione e di guarigione». E quindi per frenare l’approvazione da parte del Parlamento della legge “Reproductive Health Act”.
Ieri il vescovo di Rockville, William Murphy, ha raccontato gli esiti del dialogo con il governatore su una norma che ritengono «molto preoccupante per il bene della società». Il disegno di legge sostenuto da Cuomo parla infatti dell’aborto come di un «diritto fondamentale», abolendo ogni limite temporale. Permetterebbe anche a qualsiasi operatre sanitario, anche non medico, di eseguire aborti, eliminerebbe gli oneri per omicidio colposo in caso di morte della donna e abolirebbe l’obbligo di notifica da parte dei genitori di minorenni.
Murphy ha raccontato che il governatore li ha lasciati parlare, ma non si è spostato dalla sua posizione. I vescovi hanno quindi parlato dei diritti dei bambini, spiegando che non manca la preoccupazione per le donne in condizioni difficili. Perché anche per la donna l’aborto è la scelta peggiore. Non solo, ha chiarito il vescovo, «il più delle volte siamo noi quelli che le consigliano e le aiutano». L’aborto «non è la risposta», perciò la posizione della «Chiesa sul rispetto della vita è “incrollabile”».

IL FINTO COMPROMESSO. Nello stesso giorno i vescovi hanno preso posizione pubblica, dopo aver analizzato a fondo la proposta di revisione dell’“Obama mandate” che costringe tutti, compresi i datori di lavoro religiosi, le imprese e le scuole confessionali a pagare assicurazioni che includano la contraccezione e l’aborto. La norma, definita dalla Chiesa come «una violazione senza precedenti della libertà religiosa da parte del governo federale», continua a contenere una serie di problemi. Si legge infatti: «L’ultima proposta richiede la copertura di elementi e procedure che, a differenza di altri servizi di prevenzione obbligatoria, non servono a prevenire le malattie. Al contrario, sono associati ad un aumentato di rischi negativi per la salute». Non solo, non esiste alcuna «esenzione per la grande maggioranza delle parti interessate, individui o istituzioni, con obiezioni religiose o morali alla copertura contraccettiva». Mentre «praticamente tutti gli americani che sottoscrivono un piano assicurativo saranno infine tenuti ad includevi una copertura contraccettiva e abortiva per sé e per i loro familiari a carico, che lo vogliano o meno».

LA CONFERENZA EPISCOPALE. L’ultimo compromesso di Obama giocava sul fatto che il “datore di lavoro religioso” poteva fare obiezione di coscienza e non pagare simili assicurazioni. Ma l’attuale proposta continua a definire il “datore di lavoro religioso”», escludendo di fatto «una vasta gamma di datori di lavoro che sono innegabilmente religiosi». Generalmente, poi, «molte organizzazioni non profit religiose, che non rientrano nell’esenzione, sono quelle che contribuiscono più visibilmente al bene comune attraverso la fornitura di servizi sanitari, educativi e sociali». Dunque «il mandato continua a rappresentare un’inedita (e ora prolungata) violazione della libertà religiosa da parte del governo federale. Applicato ad individui ed organizzazioni che vorrebbero fare obiezione di coscienza, il mandato vìola il Primo Emendamento».
Infine, i vescovi hanno ribadito di essere «disposti, ora come sempre, a collaborare con l’Amministrazione per raggiungere una soluzione giusta e legittima di questi problemi». Ma finché ciò non avverrà, hanno chiarito: «Insieme ad altri continueremo a cercare una risoluzione a questi problemi nel Congresso e nei tribunali».
Per questo, dopo l’incontro con Cuomo, i vescovi di New York hanno esortato tutti a «continuare a pregare affinché la libertà di coscienza sia protetta e affinché i cattolici che hanno il compito di garantire la salute abbiano la forza di perseverare quando incontreranno avversità finanziarie e legislative».

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