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Uno Stato così etico che Gonzales Elian restò senza famiglia

gennaio 26, 2000 Albacete Lorenzo

Il caso Gonzales Elian, il bimbo cubano
ripescato dalle autorità americane
nell’oceano dopo il naufragio e la morte della madre in fuga dall’isola di Castro. L’Avana e Miami ne rivendicano il possesso. In mezzo c’è un ragazzino di sei anni che ha un padre a Cuba, ma che gli Usa trattengono in nome dell’anticomunismo
e dello Stato Democratico

Il caso di Elian Gonzales, il ragazzino cubano trovato ad annaspare nel Golfo del Messico e poi portato in salvo negli Usa, conferma l’attuale incapacità della politica americana di comprendere il significato della famiglia e in modo peculiare della paternità. La madre di Elian è annegata insieme ad altri connazionali cubani durante un tentativo di fuggire da Cuba guidato dal suo secondo marito. La comunità cubano-americana di Miami, appellandosi all’apparente volontà della donna, ha richiesto l’asilo politico per Elian che ha alcuni parenti in Florida. Tuttavia il padre naturale del ragazzo è ancora vivo e chiede da Cuba che il piccolo possa essere restituito al suo affetto e a quello dei suoi nonni. Dopo aver accertato che l’uomo si è sempre preso cura di suo figlio anche dopo il divorzio e le sue seconde nozze, le autorità per l’immigrazione statunitensi hanno deciso che il ragazzo dovesse essere restituito alla famiglia nel suo paese natale. Ma la potente lobby cubano-americana, impiegando ogni mezzo possibile (incluso un ordine di testimoniare davanti al Congresso, come pure un provvedimento per ottenere la cittadinanza americana) ha fino ad oggi ritardato il ritorno di Elian fra le braccia del padre. Il legale della comunità cubano-americana ha chiarito recisamente che cosa ci sia in gioco dietro questo caso. Qualsiasi considerazione sul problema della famiglia – ha stabilito – è meno importante “della forma di stato in cui il ragazzo crescerà”. Uno si sarebbe aspettato che i conservatori americani, inclusi i candidati repubblicani dell’attuale campagna elettorale per le presidenziali, respingessero duramente questa posizione facendone un capitolo della loro battaglia contro le interferenze del governo sulle libertà personali, per non parlare della loro tanto sbandierata difesa dei “diritti della famiglia”. Eppure nessuno dei candidati, nemmeno i più “liberal” democratici, ha difeso la decisione del governo, per timore del peso politico della lobby cubano-americana. E questo basti circa le differenze reali tra liberali e conservatori americani. Il fatto è che in questo paese il movimento repubblicano conservatore si è sempre interessato in primo luogo dell’economia. Dopo il collasso della cultura protestante che aveva cercato di mitigare l’individualismo americano del successo economico sposandolo alla responsabilità morale, non rimane oggi che un individualismo esasperato come interesse culturale dominante. Il liberalismo americano contemporaneo non sa più trovare un ponte tra la libertà individuale e l’esperienza di appartenere a una comunità naturale come la famiglia. In questo vuoto, naturalmente, avanza uno stato che si assume tutti i poteri. Elian Gonzales dovrebbe essere restituito al padre che lo ama, quale che sia la sua idea politica. A Cuba Elian Gonzales non potrà godere di quelle libertà individuali garantite dagli Usa, ma saprà cosa significa avere una famiglia e un padre, un’esperienza che arriva dal passato cattolico dell’isola e che sembra essere sopravvissuta al potere comunista. Forse un giorno, quando a Cuba l’incubo comunista sarà finalmente finito Elian potrà tornare negli States per aiutare gli americani a ri-scoprire i legami tra vera libertà e appartenenza, frutto di una cultura generata dalla fede cattolica. Solo allora i sogni di sua madre si saranno davvero compiuti.

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