Uno di noi al traguardo. Raccolte oltre un milione e seicentomila adesioni. Un successo (soprattutto in Italia)

Una montagna di adesioni che dimostra come esista ancora una fetta di cittadini che non si arrende alle presunte “innovazioni bioetiche”. Un catechismo popolare e laico, alla faccia di chi dipinge i cattolici come beoti creduloni

Domani si chiude la campagna “Uno di noi” per chiedere all’Unione Europea il riconoscimento dell’embrione umano. La petizione popolare, che sarà presentata alle istituzioni per fermare la distruzione degli embrioni umani nei laboratori di ricerca, ha avuto un successo straordinario se si tiene conto che l’obiettivo era tagliare il traguardo del milione di firme.
È stato dunque raggiunta e superata di quasi due terzi la soglia minima. Bastavano sette Stati per rendere valida la richiesta e, invece, sono stati ben 19 quelli che hanno superato il minimo previsto dal regolamento comunitario (e potrebbero diventare 20 se l’Irlanda trovasse in queste ore le ultime 1700 firme che le farebbero superare la quota fissata).

ALTRO CHE “MEDIOEVO”. Anche il nostro paese ha fatto la sua parte. Sono ben 600 mila le firme raccolte nel nostro paese (il 37 per cento del totale). L’Italia ha raccolto il 1.047,59 per cento del proprio minimo nazionale fissato dall’Unione Europea (che era di 54.750 firme).
Un risultato da non sottovalutare soprattutto in tempi come i nostri dove la questione antropologica è data per scontata, se non osteggiata perché considerata “medioevale”. Quelle firme sono il segno che – forse silenziosamente – esiste una grande fetta dei cittadini europei, e non solo cattolici, che delle presunte innovazioni in campo bioetico non è poi così convinta. Ma quella montagna di adesioni è soprattutto la punta dell’iceberg di un altro movimento. Quello che, in questi mesi, con grande creatività, si è visto muoversi dentro e fuori le parrocchie, di chi ha saputo convogliare davanti a temi non secondari come la vita e la nascita, tante persone. Un vero catechismo laico e antropologico, alla faccia di chi ama dipingere i cattolici come dei beoti creduloni.